ANT TOR FONDATA NEL 1869 - ERETTA | ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 MAGGIO 1935 I Halle KK 1044 to dio Fe a A dalia Sei | 2 oe = i Genova — Via Brigata Liguria, 9 | n | (A Ju 08 2006 | | | a LIBRARIES os GLOVER ir - n. i = _ Tipografia G. Sambolino e Figli 4 ae > es . 1944 | sa | 5 : 5 = 4 Se = | i i : the | GGIO 1936 n fe * FONDATA NEL 189 - ERETTA IN ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 MA \ ay 2 . RARO, Ai FÉ i ig tae ge pie + dl L Ÿ Eu ire fotti, fa i a % 3 ae pa , 15 = TR i fl. ee ue! fe N 3 : j - 4 Ex Ney VEC nie ae EME) i 18 dir i Oy eV OLUME ARE: | CE i ao FASCICOLO O CE RER ; i MAS fa i re ( a i © È eh ae | de Sete delle Some Oe var eas nt i ps 5 #4 Lo 4 î © 4 i = A à x N HE r 5 A J Ì 1 ; br { aha f À. r À 4 } : x = = ; i | 4 À a 7 ‘ i v Ê Mer | . a Ne n i f F u Ÿ Y t | ‘ o 14 D È " | n N f si 7 n 4 + ni 7 > 4 4 ; x 2 = N ‘ . F x = 1 ' » ' : x x x à " ] 2 A 5% A È s3 i * ‘ AE a RANG spa f \ SUO N ‘ + + À A F » 4 2 “ " i i È ; ‘ hi : x A n * 1 % } x 7 ‘ x È x 3 N aa Ç | EN. BENOVA oa: | Tipografia G. Sambolino e Figli © MOTO ae L Li m Mi 3 “Fh à GUIDO Pioti DESCRIZIONE Di CASI TERATOLOGICI | | NEGLI ORGANI SESSUALI ESTERNI #EMMINIUI | DI STEROPLEURUS CAVANNAE TARG. TOZZ. (Orthopt. Tettigon.) Negli anni, che trascorsi a Foggia (1917-1918) e durante i quali di- ressi la lotta contro le Cavallette (Dociostaurus maroccanus Thnb.) ebbi occasione di incontrare frequenie l’Efippigerino (i) Steropleurus Cavan- nae Targ. Tozz.; alcuni esemplari raccolsi per la collezione degli Ortot- teri del Tavoliere di Puglia, elencati in altro lavoro (Paoli, 1937), ma la maggior parte li vidi senza troppo osservarli; essi sono colà assai co- muni ed abitano i territori incolti, con erba rada e bassa; si incontrano an- che su cespugli e non di rado si vedono arrampicarsi sui pali telegrafici € persino a camminare sui fili del telegrafo, che raggiungono dopo aver superato il non facile ostacolo. degli isolatori di porcellana o di vetro. Tuttavia, fra i tanti individui incontrati, dus femmine attrassero la mia attenzione, per una speciale e vistosa conformazione teratologica delle gonapofisi e li conservai ia alcole; la mancanza di etichetta mi im: pedisce ora di precisare i particolari della catiura, cioè se furono raccolti lo istesso anno e in località vicine, oppure a distanza di tempo e di spa- zio; posso soltanto indicare che i due esemplari furono raccolti nelle cam- pagne a mezzogiorno di Foggia, allora invase dalle Cavallette, fra il 1917 e 110919: | | La teratologia degli Insetti ha una ricca bibliografia, ma la maggior parte dei casi illustrati dai vari autori riflettono fenomeni di rigenera- zione, per la quale l’organo, leso o perduto in uno stadio giovanile del- l’insetto, si rigenera durante il successivo sviluppo, deviando dalla norma per le dimensioni minori, 0 per l'aspetto alquanto diverso, ormuare anche rinasce duplice. | | | La maggior parte dei casi è stata osservata nei Coleotteri e Lapidot- teri, ma molti anche negli altri ordini; da noi il Griffini in diverse note, riassunte poi in una memoria del 1911, illustrò pareechi casi di rigenera- zione di zampe di Ortotteri e più recentemente l’Jannone (1939) in una nota preventiva informava di aver raccolto un centinaio di casi teratolo- gici di Ortotteri, Mantoidei e Fasmoidei promettendone la trattazione par: ticolare in altro prossimo lavoro, ed avrebbe senza dubbio ormai man- tenuto la promessa se, disgraziatamente, la guerra non lo avesse condotto prigioniero da Addis Abeba, ove dirigeva la Sezione di Entomologia e Z00- (1) (Nei precedenti « Studi sulle Cavallette di Foggia, ecc. > (1937 ); seguendo il Kirby (« A synonimic Catalogue of Orthoptera > È London, 1906), indicai questa spe: cie come appartenente alla sottofam. Picnogastrinae; credo oggi più opportuno se guire il recente Orthopterorum Catalogus, edit. a M. Beier; Pars I; R. Ebner, Tette goniidae, Sf. Ephippigerinae eta’; Junk, s’ Gravenhage 1938; in cui la. Sf... Pycnoyte: strinae del Kirby viene ad essere divisa in due e per conseguenza lo Ster. Cav. viene ad essere incluso, fra gli Ephippigerinae. ARC ne ni _ G. PAOLI logia agraria presso il Centro di Sperimentazione Agraria dell’A.O.1. Al valoroso entomologo e combattente vorrei giungessero i miei voti di sa- perlo presto restituito ai suoi studi. . | | In generale gli organi, nei quali più frequente si manifesta ia iera- . tologia, sono le appendici, specialmente le antenne, le zampe e le ali; si hanno così moltissimi casi di atrofia di un organo, di polimelia, o di svi- lüppi anormali, oppure ectopici, come appendici antenniformi inserite su zampe; recentemente il Cappe de Bailion (192/) colle sue ricerche su uova, embrioni e giovani di Carausius morosus ha dimostrato che molte volte le anomalie sono riferibili a casi di mostri doppi più o meno com. pleti e così si spiegano 1 casi di occhi, antenne e appendici boccali sopra- numerarie. + ee | | Anche la presenza di vermi parassiti (Gordiacei, Mermitidi) può in- durre delle deformazioni esteriori, specialmente nel senso di produrre nei maschi arresti di sviluppo e caratteri sessuali secondari femminili, come negli Ortotteri illustrati dall’Ebner (1940), mentre l’alterazione più im- portante consiste nell’atrofia delle ghiandole genitali (castrazione paras- sitaria). vi | La regione del corpo, nella quale piü rari sono stati osservali casi teratologici, è l’addome; quelli più notati consistono nella fusione più © meno completa di due o più segmenti; singolarissimo è il caso illustrato dal Berlese (1906) di una Locusta viridissima, che presentava un ovopo- sitore normale ed uno sopranumerario, situato sopra all’altro e connessa col decimo urite. | : Ma per quanto abbia cercato nella letteratura, non ho trovato altre illustrazioni di anomalie nelle gonapofisi, e neppure l’Jannone accenna a casi di tal genere nella sua nota preventiva citata; perciò maggiorment» interessante mi è sembrata l’illustrazione di questi due Steropleurus, ol- trechè per la loro singolarità, anche per la somiglianza che presentano 1 due casi. ; | > Per quanto la conformazione dei diversi pezzi che compongono l’ovo- positore dei Tettigoniidi sia ben nota, pure conviene descrivere quello. normale dello Steropleurus Cavannae, sia per ricordare o mettere in evi- denza alcuni particolari trascurati dalla maggior parte degli autori, sia per meglio interpretare le parti così stranamente deformate degli esem- plari che saranno illustrati. VIII urite. — Il tergite è costituito da un grande sclerite, che fascia superiormente il corpo (fig. 1, VIII t); inferiormente sta la placca sotto- genitale (Is g), che, secondo I’ entomologia classica, è costituita dallo sternite; secondo lo Chopard invece (1920-23), nei ‘Tettigoniidi essa è semplicemente la membrana intersegmentale che segue al VII sternite; basandosi sullo studio comparato dei diversi, stadi giovanili di Pholido- ptera femorata e di altre specie delle diverse famiglie, lo Chopard conclude che il corpo dell’ VIII sternite è quasi scomparso e che le sue vestigia sono rappresentate da due piccoli pezzi laterali (1 VIf), che si sono spostati fino a venire. addossati alla base delle valve superiori, e che, seguendo il Berlese (1882), egli chiama pileolus. CASI TERATOLOGICI | ER Effettivamente, se in altri Tettigoniidi si può riconoscere nella la- mina sotiogenitale una parte mediana più sclerificata, da considerarsi come corpo dello sternite (e il Silvestri [1939] distingue nel Decticus al- bifrons anche un paio di pezzi laterali che chiama parasterniti, e che sono facilmente riconoscibili, nonostante che gli altri autori non ne facciano cenno), tuttavia nello Steropleurus Cavannae tutia la placca sottogenitale appare membranosa, percorsa da un solco trasverso profondo, che per- mette all’ovopositore di flettcrsi rispetto alla direzione dell’addome, e da altri solchi minori, nonchè da infossature e pieghe laterali, senza che vi si possa discernere alcuna parte con caratteri di vero sclerite, da consi- derarsi come corpo dell’VIII sternite; soltanto davanti al solco trasverso più profondo, e cioè in corrispondenza dello sternite di Decticus, si può SO PTT SUR yet i N Fig. 1. — Porzione terminale di addome di una femmina di 8.0. per mostrare le varie parti interessanti l’origine dell’ovopositore. VIII, IX, X, XI t e s, urotergiti e urosterniti; bv, basivalvola, ce, cerci; ep, epiprocto (XI tergite); is, valva inferiore si. nistra; iv, intervalvola (IX sternite); Jsg, lamina sottogenitale (VIII sternite); pp, paraprocto (XI sternite); sd, valva superiore destra, ss, valva superiore sinistra, 1 Vif, primo valvifero o pileolus; 2 VIf, secondo valvifero. distinguere una porzione triangolare più liscia e meglio chitinizzata, che potrebbe considerarsi come il corpo dell'VIII sternite. | Lo Snodgrass (1933 e 1935) non fa cenno di queste ricerche dello Chopard e considera la placca sottogenitale come VIII sternite, non diver- samente da tutti gli altri autori. Dietro alla placca sottogenitale compare il paio di valve inferiori (is) o anteriori; o ventrali, che sono le appendici o gonapofisi dell'VIII ster- nite; ognuna di queste valve presenta alla base, all’angolo esterno di in- serzione, un pezzo triangolare (bv), saldato con la valva medesima, ma riconoscibile per la linea di sutura e per una piccola incisura bruna lungo il margine superiore dorsale esterno. Questo pezzo fu considerato dal 8 | ‘&. PAOLI Berlese (1909) come residuc del trocantino e dallo Snodgrass (1933 | è 1935) è chiamato basivalvula. Al medesimo segmento appartiene anche il piteolus avi), enel spostato, come si € detto, verso il dorso; esso appare dall'esterno adagiato alla base della valva superiore, presso al margine postero-inferiore del IX tergite; in realtà esso col breve lato inferiore si continua internamente con la valva inferiore. Il Berlese (1882), che gli diede il nome, lo ritenne appartenente al IX tergite, ma nel 1906, senza nominarlo lo suppose rappresentante il residuo del IX sternite; lo Chopard (1922), come ho detto, in base all’esame del suo sviluppo attraverso le forme giovanili, ne dimostrò la pertinenza ell’VIII segmento, anzi lo considerò. addii come il vestigio dell’ VIII sternite. Lo Snodgrass (1933) riconoscendolo come parte integrante dell’VIII urite, lo chiama primo valvifero (first val- “vifer) poichè ad esso prendono attacco i muscoli che fanno muovere la valva inferiore. i Fig. 2. — A, sezione dell’ovopositore normale di S. C., praticata presso la. meta della sua lunghezza; ad, valva interna o accessoria) destra; id, valva inferiore destra; Sd, wo superiore destra. B, il sistema di coaptazione, maggiormente ingrandito, mostrante le due guide sca- vate nella valva inferiore e i risalti rispettivamente delle valve superiore e accessoria. Abbreviazioni come nella precedente. ‘C, porzione della parete del lato esterno della valva superiore con sensilli. La valva inferiore dopo la sua porzione basale imgrossata, diviene compressa, a sezione triangolare (fig. 2 A, id e B, id) col vertice in bas- o; la faccia superiore, (base del triangolo) benchè molto stretta, è per- corsa in tutta la sua lunghezza da due scanalature o solchi a doccia, coi margini alquanto ravvicinati, o guide (mortaises del Lacaze-Duthiers, gouttiéres del Cappe de Baillon), una più grande verso l’esterno e una «minore verso l’interno, nelle quali si incastrano e scorrono due liste chi- È CASI TERATOLOGICI cor tinose o risalti (bourreléts del Lacaze-Duthiers, baguettes del Cappe de Baillon) rispettivamente della valva superiore e dell’ interna (1). La parete della valva inferiore è fortemente chitinizzata ed in modo particolare sulla faccia esterna e sulla superiore, nella quale sono scavate. le due guide; la superficie esterna è tutta liscia, cioè priva di dentico- lazioni o altre asperità, ma (porta dei sensilli in forma di setole coniche - (Fig. 2, C), lunghe circa 12 y, situate in piccole infossature della cuticola; la faccia interna invece si presenta scabra per minutissime papille chi- tinose, densamente distribuite sulla superficie, ad eccezione della regione inferiore. Le valve inferiori costituiscono le parti più e di tutto l’ovopo- sitore, perchè la loro origine è situata anteriormente alle altre; tutta la lunghezza apparente, misurata al ventre, e cioè dal margine posteriore della placca sottogenitale fino all’apice, nello St. Cavannae, varia da 26 e 29 mm. IX urite. — Il tergite è bene ii e consta di uno sclerite (Fig. 1, IX t) che è lungo, misurato sulla linea dorsale mediana, alquanto me- no che VIII, ma si prolunga maggiormente sui lati, verso il basso; la ‘porzione di margine anteriore, che sorpassa quello posteriore dell’ Vill tergite, è a contatto. col lato superiore della basivalvola; il margine infe- — riore è a contatto col primo valvifero, di cui abbiamo detto, e che ap- partiene all? VIII sternite. Al di sopra di questo si trova un piccolo pezzo triangolare col vertice obliquamente in basso (Fig. 1, 2 Vf), il quale corrisponde al secondo valvifero dello Snodgrass, connesso con la valva superiore e perciò appartenente al IX sternite; esso non è visibile in tutti gli esemplari conservati in alcole, e quindi induriti ed alquanto retratti, perché nascosto nella piega della membrana intersegmentale, come lo sono talvolta anche gli stigmi. | Le due valve o appendici superiori sono dorsalmente congiunte fra di loro alla base da una lista bruna e fortemente chitinizzata (iv), che il Berlese (1906 e 1909) considerd come residuo del IX sternite; lo Shod- grass (1933), seguendo il Walker, lo considera come ramo posteriore dell’ intervalvola, la quale rappresenta appunto coi suoi due rami il re- siduo del IX sternite, estendentesi fra i secondi valviferi. Le valve supe- riori (ss, sd) che sono ingrossate e rigonfie alla base, divengono poi compresse, laminari, e. nella sezione (F 2 A,sd), si riconosce uno spigolo superiore e uno inferiore, la parete esterna alquanto convessa, quella interna pure leggermente convessa nella regione superiore, appena concava in quella inferiore, dove isi trova a contatto con la valva interna; la faccia esterna nella sua metà dorsale presenta sensilli eguali a quelli della valva inferiore; la faccia interna invece è scabra per minute papille chitinose densamente distribuite nella porzione superiore. Ognuna delle due valve presenta alla base una costa chitinosa più co- lorata che parte dorsalmente e lateralmente, ossia in vicinanza dell’inter- (1) Non avendo trovato nella letteratura italiana alcun nome per queste due parti, che, ingranando fra di loro, tengono unite assieme, o coaptate, le tre valve di ogni lato, adotto la terminologia usata in ‘meccanica, chiamando guida la parte scavata a doccia e risalto quella rilevata, che vi si adatta. | | II: | OGL BOUL N valvola e si dirige verso la linea mediana, dove perde la più intensa co- lorazione e continua evanescente a costituire lo spigolo superiore delia valva. Lo spigolo inferiore è percorso in tutia la sua lunghezza dal. ‘risalto (Fig. 2 A e Bb, sd) in forma di sottile lista ‘chitinosa ingrossata, che scorre dentro alla guida dorsale esterna della valva inferiore; la su- perticie del risalto non è liscia, ma si presenta aspra per minutissimi rilievi conici, mentre la superficie della guida è levigata. L'altezza della valva superiore (Fig. 2, A) è maggiore che quella dell’inferiore e la sua parete è fortemente chitinizzata, specialmente in due rilievi longitudinali, che decorrono internamente alla 1accia interna, e due meno spessi, ma a base pa larga, che decorrono lungo la faccia ANTA | | | La regione apicale è na come quella della valva inferiore, ter- mina a punta è coincide con l’apice di questa: perciò tutta la valva supe- riore © più breve che la inferiore di circa mm. 1,5 - 2, perchè ha origine un poco. piu in dietro. oe Le valve interne o accessorie 0 intermedie, 0 | laterali posteriori, Ce, terze gonapofisi, (hip. 2, A, ad) derivano anch’esse dal IX sternite ed hanno origine dalla base delle valve superiori, alla faccia interna, si ados- sano ad esse nella concavita che si trova nella regione inferiore delle me- desime, per tutta la lunghezza, che è di poco inferiore a quella delle altre due paia di gonapofisi. — | | Le valve interne sono i pezzi meno voluminosi di tutto l’ovopositore, tanto per altezza, che è circa la meta che le gonapofisi inferiori e un terzo di quelle superiori, quanto anche per lo spessore e la lunghezza. Esse sono a sezione triangolare col vertice in alto (Fig. 2 A e 5, ad), le facce laterali sono alquanto convesse, quella inferiore piana e su questa sporge per ‘tutta la lunghezza il risalto, che si coapta e scorre nella guida più interna della faccia superiore della valva inferiore; tanto il risalto che la guida hanno la superficie liscia, levigata; la coaptazione è molto più stretta che non fra la valva superiore e I’ inferiore. Nonostante la sua modesta altezza, la valva interna ha la parete fortemente chiti- nizzata, specialmente alla faccia inferiore e a quella esterna; quella in-. terna è invece relativamente sottile e cid in relazione alla flessione che deve subire, per lasciare scorrere l’uovo durante la deposizione; a tal fine, per rendere tutto il complesso più elastico, anche la parete interna della valva superiore, che è fortemente chitinizzata nella metà superiore, è invece esile in quella inferiore di contro alla valva interna, affinchè questa possa adagiarsi con una certa elasticità e far posto all'uovo che passa sotto la spinta combinata dello scorrimento delle tre paia di valve luna sull’altra. Mancano su di esse sensilli; la faccia interna, al pari di quella delle altre due paia di gonapofisi, è nella regione superiore, munita delle ‘solite papille chitinose. | L’ovopositore dello Steroplerus Cavannae € nel suo insieme (Fig. 3, A) a forma di sciabola, in generale quasi diritto, leggermente curvato verso l’alto; ma la curvatura è talvolta più accentuata. La lunghezza dell’ovopositore è pure alquanto variabile; misurata dal- l’angolo antero-inferiore del 1° valvifero, essa oscilla da 24 a 28,5 mm. A! LA A 4 x, f AL ASA LL. LACET Fa NS ter o AU LA tx i È i y RE Pi sE & ti Sere U eae CASI TERATOLOGICI | il (negli individui misurati è stata trovata rispettivamente di mm. 24; 24; 24,1; 26,8; 27,3; 27,9; 28,0). \ Premessa questa breve descrizione degli organi sessuali esterni della femmina di Steropleurus Cavannae normale, passo a descrivere i due esemplari teratologici, che contradistinguo coi. numeri f (Fig. 3, B) e II (Fig. 3, C). | Fig. 3. — Parte posteriore dell’ad- dome di tre femmine di S. C.; A, di teratologico I; C, dell’easemplare te- teratologico I; C, dell’ esemplare te- ratologico II. Tutti a grandezza na- turale. Si tratta di due femmine adulte, che sono normali in tutto il corpo, eccetto che nelle gonapofisi; il fatto saliente dell’anomalia consiste in un’atrofia generale e più o meno accentuata di cinque valve, unita ad una straordinaria deformazione e ipertrofia di una delle valve superiori, che diviene breve, ingrossata a sacco, e perfino biloba; le altre appendici genitali sono più o meno alterate e deviate in relazione e conseguenza della deformazione della valva superiore suddetta; quelle, che sl presen- tano meno deformate, sono le valve inferiori. f ESEMPLARE I — (Figg. 3, B e 4). I tergiti VIII e IX sono normalmente sviluppati, sicchè il corpo del- l’insetto non presenta fino a quel punto alcuna asimmetria; queste sono invece forti nelle appendici, che saranno descritte. La valva inferiore sinistra (fig. 4, is) presenta bene evidenti il pezzo basivalvolare (bv) e il primo valvifero (1 Vif), che hanno i caratteri. di forma e grandezza normali, poco alterati; dopo la porzione basale al- largata, si trova una falsa articolazione, dovuta alla deviazione che la por- zione seguente ha subìto per l’enorme sviluppo assunto dalla gonapofisi lp ii (Gi PAOLT superiore destra, spostata verso la linea mediana del corpo: dopo di que- sta falsa articolazione, la valva continua attenuata, leggermente curvata, debolmente chitinizzata e termina a punta, liscia, con minutissime denti- colazioni al margine inferiore. Lungo il margine superiore presenta le due guide in forma di sottili coste brune, più fortemente chitinizzate, le quali decorrono vicine ed equidistanti, ma non accolgono i risalti corri- spondenti; tutta la lunghezza, misurata dal margine posteriore della plac- ca sottogenitale è di mm. 12,8. | \ La valva inferiore destra (id) manca tela meta terminale per rot- tura, avvenuta evidentemente durante la vita imaginale dell’insetto; essa somiglia moltissimo alla sinistra, salvo qualche piccola differenza, come sì può rilevare dalla figura; è da supporre che anche la lunghezza origi- naria non differisse sensibilmente da quella dell’altra. Il basivalvolare de- stro (bv) è normale ed il primo valvifero (1Vif) è un poco più grande del normale. A Fig. 4. — Porzione posteriore dell’addome dell’esemplare teratologico I di S. C.: A, dal lato ventrale; B, dal lato destro; C, dal lato sinistro; D, dal lato dorsale. - ad, valva interna (o accessoria) destra; ds, valva interna sinistra; bv, pezzo basi- valvolare; id, valva inferiore destra; is, valva inferiore sinistra; iv, intervalvola;. Isg, lamina sottogenitale (VIII urosternite); sd, valva superiore destra; ss, valva superiore sinistra: “1. VIE. 2 Viu, 1° e 20 valvifero. Le due valve superiori sono straordinariamente asimmetriche e di- verse fra loro nell’aspetto e nella grandezza; la sinistra infatti è allun- gata, laminare, la destra invece è abbreviata e rigonfia a sacco, come me- glio. sarà indicato. La superiore sinistra (ss) occupa colla sua inserzione non solo tutta la regione postero-laterale del margine del tergite, ma si estende verso il lato opposto, alquanto oltre la linea mediana del corpo. Da questa lar- CASI TERATOLOGICI | | 13 ghissima inserzione l’appendice si attenua rapidamente e continua esile, «laminare, appiattita e alquanto. contorta, coi margini ondulati, dirigen- dosi verso l’esterno e termina ottusa; lungo il margine che dovrebbe es- sere inferiore, ma che è girato di fianco, verso l'esterno, decorre una lista chitinosa, la quale rappresenta il risalto, che dovrebbe ingranare e coa- ptarsi nella guida della corrispondente valva inferiore. Il secondo valvi- fero (2Vif) compare evidente superiormente al primo; emerge da una zona più chitinizzata e imbrunita, la quale poi si continua colla interval- vola, che sarà più avanti descritta. | = La valva superiore destra (sd) è foggiata a sacco, allungato verso l’indietro, più rigonfio nei due terzi anteriori che nell’ultima porzione, e forma un pezzo così voluminoso, che sposta e allontana tutte le altre ap- pendici. Esso si inserisce con una larga base quasi in centro al IX urite, ‘ed è spostato un poco verso destra, ma la sua origine rimane nascosta dalla base espansa della gonapofisi superiore sinistra, sicchè le due ap- pendici, per la forte asimmetria, invece di essere una destra ed una si- nistra si sovrappongono in buona parte dorsalmente sulla linea mediana, e quella di sinistra ricopre la destra. Presso al punto in cui il sacco si restringe, compare una sottile linea chitinosa imbrunita che si biforca, e i due rami, in cui si divide, girano attorno all’estremità e si obliterano sul lato opposto; questa linea devesi forse considerare come il vestigio del risalto, straordinariamente deformato e reso irriconoscibile. L’intervalvola (iv) è molto sviluppata, evidente e scoperta a sinistra, dove forma un’ampia curva bruna rilevata a cercine; continua poi nasco- sta dalla estremità del corpo, lungo tutta la base della gonapofisi destra. La lunghezza della valva superiore sinistra, misurata dal margine posteriore dell’intervalvola, è di mm. 12,5, e con l’apice sorpassa alquanto l'estremità della corrispondente inferiore, ma è circa 1/2 della lunghezza normale; la valva di destra a sacco, raggiunge mm. 9,5. Le valve interne (a d, as) sono simili fra loro, esili, e non rag- giungono coll’apice l'estremità del sacco, ossia, misurate dal margine po- steriore dell’intervalvola, sono di circa 8 mm. L’origine di ambedue è spo- stata in conseguenza della grande deformazione delle appendici, da cul derivano e sembrano nascere una accanto all’altra con l’inserzione in po- sizione orizzontale, anzichè verticale, quella di sinistra dalla faccia ventrale della rispettiva superiore e la destra dal lato dorsale di quella di destra, a forma di sacco; ambedue sono dunque girate col margine inferiore verso sinistra, poichè da quel lato presentano ambedue una lista chitinosa bru- na, rappresentante il risalto. | Per meglio riconoscere i particolari delle diverse parti cosi deforma- te, ho proceduto a fare sezioni di mm. 0,5 - 1,0 dopo avere incluso in celloidina la parte posteriore del corpo dell’esemplare; in esse si ricono- scono i particolari più caratteristici dei vari pezzi, come si può vedere dalla ‘fig. 5, che rappresenta una sezione praticata a livello dell’estremità della porzione rigonfia del sacco, presso al restringimento terminale; i vari pezzi sono disegnati nella loro relativa posizione naturale. La valva inferiore sinistra (is) si presenta nella sezione di aspetto quasi normale; le due guide sono evidenti, ma quella che dovrebbe acco- 14 . G. PAODI gliere il risalto della valva interna è più ristretta; sono presenti i sensilli della parete esterna e la grossa trachea assiale. Il taglio della valva SOA destra (id) è caduto vicino all’amputa- zione, in quel tratto estremo, che era disseccato e irriconoscibile; ma in sezioni più prossimali, i ‘parte sana, i caratteri sono simili a oe dell’appendice sinistra corrispondente. Fig. 5 — Sezione delle appendici genitali dell'esemplare I, praticata poco sopra alla parte ristretta terminale del sacco rappresentante la valva superiore destra. Abbreviazioni come nella figura 4. La valva superiore sinistra (ss) si presenta, nella sezione, piegata secondo la lunghezza; in altre sezioni più prossime all’apice essa ha l’a- spetto di quella normale, ma la chitina è meno sclerificata, specialmente nella parete esterna e nella regione del risalto, il quale è presente e ben riconoscibile, ma :poco intensamente colorato; sono presenti anche in essa i sensilli nella regione superiore della faccia esterna. La valva superiore destra (sd) che è la più alterata ed ha la forma di un sacco, si presenta nel taglio come un anello irregolare, più forte- Ale Nal N CASI TERATOLOGICI | 15 mente sclerotizzato nella parte che rappresenta la faccia esterna, ove si «vedono anche i sensilli; il risalto non è riconoscibile in questa sezione; LI in altre è ridotto ad un semplice ispessimento chitinoso bruno; l’interru- zione che si vede nella figura presso le lettere sd è un taglio operato prima dell’inclusione, per esplorare il contenuto del sacco e vedere se vi fossero vermi parassili. | Le due valve interne (ad e as) sono spostate lateralmente e in bas- so; sono deformi, debolmente chitinizzate, ma presentano evidente il ri- salto, benché anche esso irregolarmente formato. Fig. 6. — Porzione posteriore dell'addome dell'esemplare teratologico II di $. C.; A. dal lato ventrale; B, dal lato destro; C, dal lato sinistro; D, dal lato dorsale;. E estremità della valva interna sinistra. ad, valva interna (o accessoria) destra; as, valva interna sinistra; bv, pezzo basivalvolare; das, diverticolo della valva interna sinistra, id, valva inferiore de- stra; ds, valva ‘inferiore sinistra; ‘sg, lamina sottogenitale (VIII urosternite); sd, valva superiore destra; ssli, valva superiore sinistra, lobo inferiore; ssls, valva superiore sinistra, lobo superiore. ESEMPLARE Il — (Figg. 3, C e 6). L’ VIII tergite si presenta asimmetrico, essendo più sviluppato a de- stra che a sinistra, ed assai deformato e ridotto, sia nel senso antero-po- steriore, sia nei due lobi che scendono ai lati del corpo; lungo la linea mediana la sua lunghezza è di circa metà del normale; il lobo destro rag- giunge al suo margine inferiore circa la giusta lunghezza; il lobo sinistro è abbreviato e accorciato ed il suo margine inferiore si prolunga membra- noso, quasi stirato, fino all’angolo postero-laterale del VII, 16 | a G. PAOLI La placea sottogenitale non presenta alterazioni notevoli. : Il IX tergite è pure meno sviluppato e molto asimmetrico; infatti lungo la linea mediana raggiunge appena la metà del normale; a destra. il margine inferiore ha la lunghezza normale, ma il lobo laterale scende assal meno sul lato del corpo; il lobo sinistro è atrofico, in parte anche nascosto sotto VIII ed è abbreviato verso il basso, sicchè appare con l'aspetto di un triangolo, col vertice volto in basso. Per la distrofia dell’ VII e IX tergite, il blocco formato dagli ultimi due uriti risulta deviato dal piano sagittale e piegato verso sinistra. Il minore sviluppo degli scleriti è compensato da una maggiore esten- sione delle membrane suturali, le quali formano anche molte pieghe, Le valve inferiori (id e is) alla base, hanno approssimativamente i caratteri di quelle normali, ma nel rimanente si differenziano per un minore sviluppo, tanto in lunghezza, che in consistenza, sono anche un poco contorte, e la sinistra è più breve (mm. 17,5) che la destra (mm. 20,5). Ambedue presentano lungo tutto il margine superiore le due guide, benchè incompletamente conformate. Le basivalvole (bv) sono distinte e normali, salvo una leggiera asimmetria fra le due. Il primo valvifero non è riconoscibile da nessuno dei due lati. . Le. gonapofisi superiori sono oltremodo deformate ed asimmetriche. La valva superiore destra (sd) è situata quasi lateralmente e non raggiunge la linea mediana del corpo; ha l’aspetto di un breve sacco a contorno triangolare, con la base all’attacco dell’intervalvola e termina a punta ottusa, con una piccola incisura; sul margine inferiore decorre un leggiero rilievo che rappresenta il risalto, che devrehbo coaptarlo alla valva ‘inferiore. La lunghezza di tutta l’appendice è di mm. 4,8. Il secondo valvifero non è riconoscibile da questo lato. La valva superiore sinistra è ancora più deforme che l’altra ed ha nel suo insieme l'aspetto di un sacco bilobato, con un lobo minore supe- riore ed uno più voluminoso laterale, che scende obliquamente. Il lobo superiore (ss/s) occupa quasi una posizione mediana rispetto al piano sagittale ed è lungo mm. 5,5; presso la sua base presenta la costa dor- sale imbrunita, che si continua lungo il margine che dovrebbe essere su- turale. L’altro lobo (ss li) si prolunga lateralmente verso il basso; la base comune presenta una costa bruna, la quale forma un angolo ottuso, aperto verso l’avanti, dal cui vertice si continua una costa, rilevata, ma non più intensamente colorata, la quale poi si divide in due rami ees niti, verso l’estremità del lobo medesimo, e di questi, uno gira e torna verso la base dal lato esterno, e l’altro, dopo aver descritto un mezzo giro all'estremità del sacco, torna indietro, fino alla radice del medesimo, lungo il lato interno. Non è chiaro se questa linea chitinizzata, tortuosa, biforcata, rappresenti la traccia, oltremodo modificata del risalto, ovvero anche dello spigolo superiore della valva, o qualche altra anomalia su un organo tanto anomalo. Tutto il lobo antero-inferiore della gonapofisi su- periore sinistra, misurato secondo il suo asse maggiore obliquo, è lungo mm. 7. Si può considerare come secondo valvifero un piccolo scherite ovale, situato alla base della porzione sacciforme superiore. Le valve intermedie sono anche esse asimmetriche ed anomale; e la CASI TERATOLOGICI ti 17 destra (ad) si origina dalla faccia ventrale della valva ‘superiore corri- spondente; ha sezione ellittica e nella regione apicale è attenuata e ter- mina a punta; lungo il lato mediano presenta la traccia del risalto, che si inizia ventralmente e decorre alquanto tortuoso, girando in parte at- “terno all’appendice; dal lato opposto, cioè dorsale, si origina un altro ‘ispessimento chitinoso, che poi ha anch’esso un decorso tortuoso e gira verso il basso; questo non può interpretarsi altro. che come l’ispessimento chitinoso dorsale dell’apofisi. La lunghezza di questa valva, misurata come se l’origine fosse all’altezza della inserzione esterna della valva superiore destra, è di mm. 12,5. | La gonapofisi intermedia sinistra (as) si origina dalla parete infe- riore del lobo destro (superiore) della valva superiore e decorre per un tratto a sezione cilindrica, poi manda un diverticolo laterale (das ), che prosegue addossato ad esso, ma per breve tratto, e termina iottuso: la parte principale della gonapofisi invece porta alla sua estremità una breve ap- pendice vermiforme. La sua lunghezza, misurata come la precedente, è di mm. 6,8; l'estremità del diverticolo rimane di mm. 1,3 più breve che la gonapofisi da cui deriva. Il punto di attacco del diverticolo rimane co- perto dalla valva superiore, ma ‘si può scorgere sollevandola e divarican- dola un poco; esso è rappresentato in fig. 6, E. i L’intervalvola non sembra differenziata e non si scorge neppure sol- levando il segmento anale. Resterebbe ora da discutere la causa delle anomalie sopra illustrate, ma su ciò non si possono fare che delle ipotesi; si può intanto escludere la caus: parassitaria, poichè le due femmine, aperte, hanno mostrato di non possedere vermi o altri parassiti: le uova erano numerose e comple- tamente formate ed avrebbero potufo anche essere emesse attraverso l’a- pertura vulvare, benchè l’imperfezione dell’ovopositore ne rendesse im- possibile la regolare deposizione: il Berlese (1906) nella sua Locusta vi- ridissima constatò non solo che le ovaie erano normali, ma che l’insetto aveva potuto accoppiarsi e la spermoteca era piena di spermatozoi; nei miei Steropleurus, sia perchè induriti e fragili per la conservazione in alcole, sia per non guastare troppo i rari campioni, non ho potuto vedere la spermoteca. Facendo un’incisione nel sacco, rappresentante la valva superiore, non ho trovato che una massa coagulata, la quale, inclusa in paraffina, sezionata e colorata, si è dimostrata semplicemente dell’emo- linfa. Non mi sembra neppure che vi siano elementi per poter supporre che le dette deformazioni possano attribuirsi a casi di mostri doppi, come sono quelli illustrati dal Cappe de Baillon. Si potrebbe pertanto ritenere che si tratti di casi di rigenerazione per lesioni subite dai due insetti durante i periodi preimaginali, ma an- che questa ipotesi sembra poco ammissibile, perchè in conclusione è evi- dente che l’anomalia essenziale è quella delle valve superiori, comprese le intermedie che da ‘quelle derivano; le deformazioni e deviazioni delle valve inferiori possono considerarsi semplicemente come conseguenza dello sviluppo eccezionale delle prime; una mutilazione avrebbe verosi- milmente agito in misura analoga su tutte le parti costituenti l’ovopo- sitore. | | REN, RE; 18 | | G. PAOLI Resta pertanto come più probabile l’ammettere che si tratti di defor- mazioni congenite, dovute cioè ad alterazioni di sviluppo, senza neppure un riferimento filogenetico; soltanto il confronto con altri casi simili, che fossero -riscontrati, potrebbe chiarire l’origine di quer singolari terato- logie. De, Genova — “Oo à per le malattie delle piante. 80 Aprile 1944-XXII. BIBLIOGRAFIA BERLESE A. — Ricerche sugli organi genitali degli Ortotteri — Acc. Roses Mem. della classe di Sc. fis: mat..- Vol. XI, 42 pp., 2 tav., Roma 1882. BERLESE A — Sopra un’anomalia negli organi sessuali esterni femminei di Locu- sta viridissima L. - « Redia», vol. III, p.305- 314, con 7 fige. Firenze 1906. BERLESE A. — Gli Insetti - Vol. I, Milano 1909. CAPPE DE BAILLON P. — Contribution anatomique et physiologique à Vita de la reproduction chez les Locustiens et les Grilloniens - I. 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Recentemente Storace (1) a proposito di Iolana iolas, ha dimenticato — che per l'Appennino Ligure-Piemontese e precisamente per. i dintorni di Arquata Scrivia, Ashby (2) aveva già segnalata questa specie, che nella Valle di Susa e precisamente nei dintorni di Susa e di Meana non è rara, se pure assai localizzata, ove prospera la pianta nutrice Colutea arbore- scens, dalla quale non si allontanano nè i &G € nè le 92. Gonepteryx cleopatra europaeus Vrty. | | Due esemplari da me catturati il 14-VII- 1941 a Mattie sopra Busso- leno in Val di Susa (Alpi Gozie). Di dimensioni un po’ inferiori alla media con la zona arancione delle a.a.l.s., più smorta del normale e più ridotta tali da potersi attribuire alla v. pallida Rocci. Citata sinora per il Piemonte dal Ghiliani (3) e precisamente per i dintorni di Mondovi, e da Higgins (4) per Limone. La mancanza nella zona di vivaisti impor- tatori di piante dalla Liguria. e dalla Toscana, dà adito a credere che la specie in parola non sia stata importata per opera dell’uomo allo stato larvale e ninfale come il Turati ha supposto per G. cleopatra del Lago di Garda. Del resto la pai e media Val di Susa ed in particolare i dintorni di Bussoleno, Meana, Susa ed in parte anche Salabertano con le caratte- ristiche oasi xerotermiche, presentano un ambiente favorevolissimo al sussistere di popolazioni di specie meridionali come A. euphenoides Stagr., P. manni May., M. trivia Schiff., M. dejone Hbn., mentre lungo la fascia superiore a dette oasi, l’ambiente è favorevole a specie prettamente set- tentrionali come a Limenitis populi L. Già il Gribodo (5) aveva elencato gli imenotteri, i rincoti ed i lepidotteri di dette oasi; il Gianelli, Fruhstorfer ed Higgins hanno qui raccolto specie interessanti; Fruhstorfer ha tra l’altro descritto la razza segusiana del. Satyrus arethusa su esemplari dei dintorni di Susa, nè mai mi fu dato ri- trovare altrove in detta vallata questa specie. Recentemente poi il Rocci descriveva sul materiale da me raccolto in dette oasi la Syntomis ma- rjana pedémontii (6) e sei nuove razze di alcune specie di Zygaena (7). (1) L. Storace — Note su alcune forme di Lepidotteri - Mem. Soc. Ent. Ital., XXII (1943), pp. 74-88. | (2) E. B. Ashby — Turin Arquata Scrivia and Oulx in May - ‚June 1927, Entom. Rec., vol. XL 1928, p. 91 e segg. (3) V. Ghiliani vr Materiali per servire alla compilazione della fauna ento- . mologica italiana, ossia elenco delle specie dei Lepidotteri ticonosciuti esistenti negli Stati Sardi - Mem. Accad. Sc. Torino (2), 14, 1852, estr. ip. 14. | (4) L. G Higgins — A Lepidopterological Excursion to Piedmont - The Entomo- logist, vol. LXIII, (1930), pp. 97-100; 125.127; 152-155; 179-183. 199-203. (5) G. Gribodo — Gli « Imenotteri >» delle Oasi xerotropiche di Val di Susa. - Atti R. Acc. Se. Torino, vol. LIV, 1918-1919, pp. 846-863. - I Rincoti ed i Lepidotteri delle Oasi xerotropiche di Val di Susa. - I. c., vol. LV, 1919-1920, pp. 329-344. (6) U.-Rocci — Sulla presenza in Piemonte della Syntomis marjana - Boll, Soc. Ent. It, vol. LXXIII, 1941, n. 9 pp. 132-137. (7) U. Rocci — Forme piemontesi del genere Zygaena Fabr. - Boll. Istit. Entom. R. Univ. Bologna, vol. XIII, 1941, pp. 110-132. 50 | i, ROCCA Le oasi xerotermiche si estendono qua e là nella bassa Val di Susa. da Condove sino a Susa, sia lungo il versante orografico destro della Dora che lungo quello sinistro e verticalmente dal fondo valle sin verso i 1000 metri; i dintorni di Salabertano e la base del M. Pramand, oltre la stretta di Susa, mostrano ancora una facies caratteristica con flora e fauna xe- rotermofila. Le principali di dette oasi sono: La Roccea sopra Condove, choo e Foresto sopra Bussoleno, Mompantero e La Brunetta presso Susa. Il tratto di terreno rappresentato dal triangolo Bussoleno-Meana-Susa, con le caratteristiche collinette isolate, in parte coltivate, le cui sommità mo- strano ancora roccie affioranti levigate dal ghiacciaio segusino, ospitano le specie più interessanti e sinora poco studiate dal lato sistematico; col- linette quelle formate da calcari dolomitici cristallini; la conca di Susa dalla quale si innalzano tali collinette è al massimio grado soleggiata; le precipitazioni atmosferiche minime (nel 1941 dal 28-5 al 15-9 si ebbero solo 9 giornate piovose); la flora pure è caratteristica per elementi me- ridionali e mediterranei come il dei A a citare in un accurato stu- dio (8). | Verticalmente sopra te oasi xerotermiche di Meana si estende il fitto bosco di castagno; più in alto le aghifoglie; numerosi i corsi d’acqua lungo i quali specialmente dalla fine di giugno a metà luglio non è rara la Limenitis populi L. Colias palaeno europomene O. Da osservazioni da me fatte durante molti anni lungo la catena al- pina, ho constatato che C. palaeno è molto localizzata ma le colonie nelle stazioni di volo somo per lo più prosperose per numero di individui. La specie in parola non si allontana quasi mai dalla pianta nutrice Vaccinium uliginosum che spesso ricopre ampie ed ininterrotte zone al- pestri di un cgratteristico verde. Il periodo di volo dura una quindicina di giorni iniziandosi ai primi di luglio nelle località esposte a mezzodi, e si protrae sin verso metà agosto nelle località esposte a mezzanotte; di- stribuzione geografica verticale: 1500-2300 metri. Hartig citando questa specie indicata dal Marchi per Madonna di Campiglio ed il Lago di Nambino (Venezia Tridentina), attribuisce alle bonifiche continue dei prati paludosi l’estinzione di questa specie. Se ciò può essere vero per la forma nominale di palaeno, cioè per la forma planicola che da noi non esiste, la cui pianta nutrice vegeta nelle torbiere e nei luoghi paludosi, ciò ‘non avviene che in minima parte per europomene; infatti lungo la catena alpina il Vaccinium uliginosum pro- spera spesso lungi dalle torbiere e dai prati paludosi. La stazione di volo è quasi sempre rappresentata dal limite estremo superiore della vegetazione arborea, ove alligna il Rhododendron férrugt- neum e l’Alnus minor che spesso al primo s’ accompagna. Nella Venezia Tridentina, europomene è sparsa quà e là in colo- nie spesso numerose specialmente alla testata delle valli del gruppo del- l’Adamello ed in quelle laterali dell’Alta Val Venosta. (8) G. Negri — Le colonie vegetali xerotermiche della Val di Susa - Mem. R. Accad. dei Lincei, Classe Scienze Fis., Mat. e Nat., Serie 5, vol. XIII, fasc, XVIII, 1922. LEPIDOTTERI DIURNI ni 21 La trovai appunio abbondante sia al circo terminale della Val Mar- tello, sia nella Valle di Senales e numerosissima nella prima quindicina del luglio 1939 alla malga della Mutta (m. 2000) sopra >. Valentino in Val Venosta e nei dintorni di Melago (m. 1900), in Vallelunga sopra Cu- ron Venosta in agosto (versanti esposti a mezzanotte). eo La forma della Venezia Tridentina quanto quella del Canton Ticino (Passo di Campolungo, m. 2000) si può considerare eguale alla forma dell’Engadina (Svizzera) e cioè può essere riferita ad europomene tipica, differente dalla forma delle Alpi Occidentali che chiamo de-prunneri (9). Prendo come tipi gli esemplari da me raccolti al Colle del Piccolo . Moncenisio (m. 2100, Alpi Cozie), che non differiscono da quelli pure da me raccolti al Colle del Sestriere (m. 2000, Alpi Gozie) e dalle colo- nie della Val Tornenza tra Torgnone e la Cima d’ Aver (m. 1800, Alpi Pennine). De-prunneri è in generale più piccola di europomene; superiormente il giallo delle ali tende più al verde che al giallo limone, ma il carattere differenziale è dato dal rovescio delle ali; sia le anteriori che le posteriori, sono in de-prunneri più pallide, nè si riscontrano quasi mai esemplari con il fondo di un giallo carico tendente all’arancione come in europo- mene, di guisa che il rovescio delle ali inferiori a causa della fitta squa- mulatura nerastra appare meno vivace con tinta grigio-verde anzichè grigio-arancione. — ue Denomino cenisia una nuova aberrazione di questa specie in cui la macchia discoidale delle ali posteriori lato inferiore è rosa vinoso pupil- lata di bianco anzichè avere tale macchia del colore del fondo. Pieris manni alpigena Vriy. Pieris manni alpigena Vriy, descritta dal Verity su esemplari raccolti da Fruhstorfer nei dintorni di Aosta, s’incunea quà e la nelle valli della cerchia alpina. Il Turati cita alpigena di Cogno (m. 600, Vial Camonica), e considera quale alpigena la seconda generazione che sfarfalla in luglio e ritiene la prima generazione eguale alla manni May. Viceversa Hartig per la Val d’Adige considera alpigena la prima ge- merazione e manni May la seconda, fatto questo se non altro strano in quanto la diagnosi di alpigena non lascia dubbio che questa fu fatta su esemplari estivi e cioè della seconda generazione. | | Contrariamente a quanto ha «affermato il Rocei che la ritiene rara in Val di Susa, ho potuto senza difficoltà raccogliere in detta valle 478 e- svinplari in due anni consecutivi. | Vola dai dintorni di Condove sino alla stretta di Susa, sia nel fondo valle che lungo i versanti laterali, ma non oltre i 900 metri di altitudine; predilige i luoghi incolti, i viottoli ed i dirupi ove vegeta Diplotawis te- nuifotia DC’, pianta nutrice. Ama posarsi in particolare sui fiori di Verbena officinalis e Lavan- dula spicata. | In Valle di Susa manni alpigena presena tre generazioni scaglionate, e quindi la, specie in parola salvo brevi interruzioni si mostra dalla fine : (9) Dedico questa razza al De-Prunner che per primo descrisse nel 1798 in « Le- pidoptera pedemontana » paredchie forme delle Alpi occidentali. 22 | ee) “I. ROCCA. di aprile a fine settembre. Le generazioni di Pieris manni alpigena Vily. io Val di Susa sono tre e precisamente: I° generazione farpa Fruhst.; II° generazione alpigena Vrty. trans veraga Vrty.; III° generazione alpigena Vrty.; rara nella I° generazione e solo nelle 9 9 lab. posteromaculata Rev.; più frequente tale ab. si mostra nella Il" generazione, nè mancano esemplari che riu- niscono in sè le due aberrazioni; assai rara l’ab. minima Vrty. Zerynthia hypsipyie padana Rocci. Rocci (10) ‘afferma, non so per quali ragioni che gli esemplari inviati . da me al Verity di Aypsipyie, esemplari su cui il Verity si sarebbe in un primo tempo basato per stabilire che padana Rocci andava messa in si- nonimia con nemorensis Vrty., sarebbero stati da me raccolti a Mirafiori presso Torino anzichè nei boschetti lungo il torrente Stura a Bertulla (To- rino), località quest’ultima da cui provenivano gli esemplari sui quali Rocci descrisse la sua padana. A parte il fatto che gli esemplari delle co- lonie di Mirafiori non differiscono da quelli di Bertulla come anche re- centemente il Verity mi ha comunicato, debbo confermare che se i bo- schetti ove il Rocci raccolse hypsipyle sono stati da diversi anni bonifi- cati, non di meno sempre lungo lo Stura a monte di alcuni chilometri da Bertulla, e precisamente nella Tenuta Valsorda a Venaria, hypsiphyle è tutt'ora abbondante a fine aprile, e di tale località sono gli esemplari da me inviati al Verity. Parnassius mnemosyne excelsa Vriy. Il primo autore che cita il Parnassius mnemosyne L., del Piemonte, e precisamente della Val d'Aosta, è il De-Prunner nel 1798 (11); tali e- semplari furono raccolti in Val d’Aosta dall’amico suo Dechevelu in lu- glio; ne dà pure notizia di questa cattura Esper (12); il Bryk nel 1922 (13) si meraviglia che i lepidotterologi abbiano sino allora ignorata tale località; questo. stupore è fuori luogo in quanto il Rocci (14) sin dal 1911 citò tale specie come « sparsa per tupte he Alpi ». (Ciò che invece meraviglia è che il Bryk (1. ©.) sia incorso I er- rore di descrivere una nuova forma di mnemosyne con il nome di es- peri provenienti dal Colle di Superga presso Torino (10 dd e 10 Q9; patria: Piemonte, Torino, Monte Superga ex coll. Gering, Ende Juni 1913); in Soc. Ent. pag. 15 sono figurati un d ed una 2; la diagnosi e le figure corrispondono ad una forma della Carniolia o vicinanze. o Il Bollow nel Supplemento dell’Opera del Seitz amplifica l’errore del Bryk in quanto considera esperi come la razza di mnemosyne del Pie- (10) U. Rocci e C. Taccani — Contribuzione allo studio dei Lepidotteri del Lago Maggiore - Mem. Soc. Entom. Ital., vol. XIX, 1940, pag. 36, nota. © © (11) L. De Prunner — Lepidoptera pedemontana, excud. Matheus Guaita, Au- gusta Taurin., 1798, p. 5. (12) Bug. Joh. Chr. Esper — Die Schmett. in Abbild. n. d. Natur mit Beschr. (Fortsetzg. d. I. Absichn., p. 103), 1805. i (13) F. Bryk — Parnassiana - Parnassius mnemosyne L. in Europa. (Hinige südländische Formen meiner Sammlung) - Societas Entom., 37 Jahrg.» 1922, n. 4, p. 15 e sege. i i tribuzione allo studio dei Lepidotteri del Piemonte + Atti Soc. Ligust. di clore nat, e geogr., voli (XXII, 2°, estr.. p. 9, 1911. : Ù LEPIDOTTERI DIURNI DA monte. 3 A Superga non è mai esistito mnemosyne; tale località è stala ac- . curatamente percorsa da molti entomologi nel passaio e presentemente, ma non fu mai trovata traccia di questa specie; alla fine di giugno i din- torni di Superga sono arsi dal sole ed i pochi prati gia falciati; il sotio bosco presenta aspetto e flora estiva; l’anno poi in cui il Gering avreb- be rinvenuto a Superga il mnemosyne e cioè il 1913 ha avuto un decorso stagionale in Piemonte caratterizzato da grande siccità, fattori tutti ne- gativi per tale Mo SDAI Bryk non esiste nè a ung ne in Pie- monte. Le razze piemontesi di Bir mnemosyne sino ad oggi denéritie ed ac- certate sono le seguenti: 1°) symphorus Fruhst. — sire Bryk; 90) peace Vrty; 3°) parme- nides Fruhst. ss La diagnosi di exceisa (15) assai concisa è però suffragata da due ot- time fotografie (27 e 28) e tale razza non solo è propria delle località più elevate delle Alpi Cozie, tra le quali il Moncenisio (m. 2000) da cui pro- vengono i tipi, ma si irradia verso nord attraverso le Graie e le Pennine. con forme intermedie a symphorus Fruhst., razza questa non rara nel ditorni di Macugnaga (Valle Anzasca, m. 1300). | . Excelsa Vrty verso ovest si unisce a gallicus Bryk ed Eisn. propria della Savoia, e verso sud a parmenides Fruhst. attraverso le Cozie. Contra- riamente a quanto Rocci ha affermato ritenendola rara (1. +c.), mnemo- syne in Piemonte è abbondante nelle sue stazioni di volo; le popolazioni della Valle di Susa sono frequenti; le vallette laterali ospitano quasi tutte mnemosyne ad una quota variabile dai 1500 ai 2300 metri; il periodo di volo va dalla metà giugno a metà luglio in relazione all’altitudine. Ho trovato exceisa in esemplari tipici oltre che al Moncenisio m. 2200 ed al sottostante lago di Ferrera Cenisio m. 1700, pure al colle di Sestriere nella Valle del Chisonetio a 2300 metri assieme a P. delius se- renus Fruhst. ed a P. apolio substitutus Rothsch.; la popolazione della Valle della Rho a 1600 metri sopra Bardonecchia è pure excelsa tipica. Sempre in Val di Susa trovasi mnemosyne a fine giugno sopra Meana (Pian Gelassa, m. 1500), al Monte Benetto m. 1700 sopra Bussoleno; nella Valle del Gravio a 1600 metri sopra Villarfocchiardo in popolazioni tendenti alla razza parmenides Fruhst., per alcuni caratteri morfologici esterni. In Val Chisone alle bergerie del Laux a 1700 metri sopra Fenestrelle vive una colonia veramente intermedia che chiamo excelsa Vrty trans. parmenides Fruhst., questa popolazione era già stata citata come esistente, da Turati e Verity (16) su esemplari raccolti dal Krüger. Parmenides oltre alle tipiche località segnalate da Turati e Verity (1. c.) la trovai nella Valle del Gesso d’ Entraque presso la Casa di caccia di S. Giacomo d’Entraque a 1250 metri a fine giugno, ed in Vial Pesio a metà giugno a 1200 metri lungo la strada che dalla Certosa di Pesio conduce al Gias Se- strera. (15) R. Verity — Rhopalocera palaearctica., Papilionidae et Pieridae, Florence, 1905-1911, p. 320. (16) E. Turati e R. Verity — Faunula Valderiensis - Bull Soc. Entom. Ital. anno LII, 1910, p. 193. 24 | | L. ROCCA Charaxes jasius L. Il Rocci (17) afferma che il jasius.non è mai stato rinvenuto nella Liguria occidentale; sia il Borda che io l’abbiamo trovato a Borghetto S. Spirito sul colle sovrastante la Villa Biscaretti ‘ad un centinaio di me- tri dal livello del mare. Tale collina è ricoperta di arbusti di Arbutus unedo L.; tali. arbusti dai viali del parco si elevano sino alla sommità del colle. Il Conte Biscaretti mi ha con squisita cortesia consentito la caccia del jasius nella sua proprieià; pare che gli Arbutus unedo siano stati importati verso la fine del secolo scorso per servire da « frangi vento » ma nulla se ne sa di preciso. Il periodo di volo della If genera- zione incomincia nell’ultima decade di agosto e si protrae sin verso la metà di settembre; la I° generazione sfarfalla a metà maggio ma gli esemplari sono in numero ridotto in confronto di quelli della fine d’ago- sto; come gli esemplari di Toscana il jasius di Borghetto S. Spirito ap- partiene alla razza septemtrionalis Vriy. e la I° generazione è stata di- stinta dal Verity con il nome di brevicauda per le code più corte e più tozze. Non vola che dalle 10 alle 11 poi sparisce nel fitto del bosco; è ap- punto verso le 10 che i “G dal fondo dei valloncelli e seguendo l’anda- mento di questi, con ampie volute si dirigono verso la sommità del colle; le 92 assai rare invece, restano più in basso volando da un arbusto all’altro ed è difficile l’avvicinarle. I Gé amano posarsi sui rami secchi e più esposti al sole ed in par-. ticolare su quelli di Pinus silvestris L. frequente in tale località, nè si spaventano allorchè sono posati e ci si può ‘avvicinare a breve distanza senza che se ne volino via. | Anche se scacciato il C. jasius ritorna immancabilmente al proprio posto d’osservazione dopo un ampio e rapido voio; i 6 € si rincorrono € furiosamente lottano ritornando poi ognuno al primitivo ramo su cui sì erano in precedenza posati, Resta pertanto confermata la presenza di questo lepidottero nella Liguria occidentale. — | Euphydryas maturna wolfensbergeri Frey. In un mio precedente articolo riguardante la diffusione di questa Melitaea in Italia (18), avevo scritto di essere convinto che anche nella zona dell’Ortler e dell’Alta Val Venosta nella Venezia Tridentina questa specie avrebbe dovuto sussistere; infatti una sia pur sparuta colonia fu da me rinvenuta il 7-7-1939 nell’Alta Val Venosta e precisamente in Val di Serres a 1900 metri sopra San Valentino; resta pertanto accertato che wolfensbergeri Frey. vive in colonie isolate nelle Alpi Orientali dall’Alta Val Venosta (limite estremo ‘occidentale sinora conosciuto) sino alle Alpi Carniche (Val Degano - Le Piane sopra Rigolato) località questa (17) U. Rocci St Sulla presenza, la diffusione in Liguria e la biologia del Cha- raxes jasius L. - Mem. Accad. Lunigianense di Sc. G. Capellini - Estr. anno XIII, fasc. I, pp. 37-47 (1932). 1 (18) L. Rocca — L’ Euphydryas maturna L. e wolfensbergeri Frey in Italia - Mem. Soc. Ent. Ital., vol. XVI, 1987, pp. 124-128. j Sa ohh È 6 LEPIDOTTERI DIURNI 25 che rappresenta il limite estremo orientale, in colonie sparse, comprese | verticalmente in limiti oscillanti dai 1000 ai 2000 metri (optimum 1500-1800 metri). migyrouome pandora Schiff. | neceniemente Storace (1. c.) a proposito di una cattura di A. pan- “0rd eu. aa lui esegulia ad Arquata Scrivia, alıerma che gli esem- piari raccoiti nell italia seicentrionaie sono sempre Stau scarsi per nur iiLEeT'O. x oe Ren on soio non posso confermare, ma dubito prima di ogni altra cosa Cole Veinucra l’esistenza di aetia specie in Valie di susa come anerina ii (XOCC1; io stesso in molti anni dal 1928 ad oggi non ho mai potuto puriroppo reperire questa inieressante specie ène viceversa ho HON ata scilipic ugill anno in Val d'Aosta. in detta valle numerose sono le colonie Gu ronte ». Martino a S. Desiderio Terme sia nel fondo vaile che lungo le vaiiecie taverali sin verso i 1200 metri; 7 co e 2 QQ nel 1956 sune zinie uorive aella stazione ferroviaria ai Verres il 17-7-1956, e 47 dd € 19 98 u iz e 18 luglio 1940, in esemplari ireschissimi parte nei cin» vorni ai vasüglion Dora e parte in Vai 4 ornenza nei dintorni della fra- zione Unessin di Anthey a YUU metri s. 1. m. Uitima volatrice, dal volo rapido e sostenuto predilige in modo par- ticolare 1 üori di cardone dei generi Unopordon e Lirsium che a gruppi vegerano qua e là, specie lungo le strade ed i pendii scoscesi; vola dalie 10 aile 15 poi scompare nei boschi; raramente si posa sui ligustri fioriti. od a terra sul fiori di trifoglio; ma allorchè pandora € posata sui ca- polini rosati di Onopordon si lascia a tal punto avvicinare da potersi ai- ierrare con le mani, nè la smuovono i Bombus dai quali si lascia lace- rare le ali allorchè questi cercano di raggiungere il centro del fiore. Periodo ai volo: dal 1° di luglio a tine tuglio secondo le località in rapporto all'altitudine ed all’ubicazione; gli esemplari però di fine luglio sono.gia sciupati e decolorati. | La piccola serie di esemplari in collezione Della Beffa che ho potuto confrontare con quelli da me raccolti e che servirono al Rocci per la de- scrizione di della-beffae è stata catturata dal Della Beffa stesso in Val d'Aosta; iurono raccolti a metà agosto e si tratta pertanto di individui sciupati e decolorati dalla luce solare; il rosa violaceo delle ali anteriori lato inferiore si presenta rosso mattone anzichè rosa vinoso come negli esemplari freschi, ed il fondo della pagina superiore delle ali appare sbia- dito con una tonalità verdastra tendente al giallognolo, Il Rocci sì è pertanto basato per la descrizione di della-beffae su esem- plari vecchi e decolorati. | Avendo d’altra parte potulo confrontare la mia serie della Val d’Ao- sta con una serie di esemplari freschissimi provenienti dall'Ungheria sud-occidentale ove vive la pandora nominale, ho constatato che le due serie non mostrano differenzazioni apprezzabili; può darsi che solo l’esa- me comparativo delle armature genitali maschili possa eventualmente se- parare le due forme; per ora ritengo per quanto sopra: esposto che della- beffae Rocci, sia da mettersi in sinonimia con la forma nominale e che perciò Argyronome pandora Schiff. = della-beffiae Rocci. F. CAPRA NOTE SUI COOCINELLIDI (Col.) 1. SU SEMIADALIA RUFOCINCTA (Muls.) e CHELONITIS VENUSTA Wse . In una recente nota Schatzmayr (1943) sostiene che la rufocincta non è affine alle Semiadalia notata ed 11-nolata e la riunisce con la ve- nusta nel gen. Chelonilis. Sono spiacente di dover contraddire l’Autore, ma rufocincia (desciit- ta da Mulsant (1851) come Adalia e giustamente passata da Weise (1885) al gen. Semiadalia Crotch, seguito dagli autori posteriori), per 1 caratteri morfologici esterni e per la struttura degli apparati genitali maschili e femminili è senza alcun dubbio una Semiadalia e nulla ha a che fare con Chelonitis, malgrado la superficiale somiglianza «ad oc- chio nudo ». Ritengo pertanto ‘opportuno, a conferma di quanto sopra, illustrare le caratteristiche degli apparati genitali di Semiadalia rufocincta e di Chelonitis venusta, fin’ora non descritti (1), aggiungendo alcuni cenni sui caratteri esterni, sulla variabilità e sulla corologia, trattandosi di spe- cie poco diffuse nelle collezioni, Semiadalia rufocincta (Muls.) Catatteri morsologteı esternı: Pronote con 1 lati. arro- tondati, subparalleli o leggermente convergenti all’indietro nel terzo po- steriore; lato posteriore non orlato e un po’ sinuoso presso gli angoli po- steriori. Prosterno con due carenule poco evidenti, subparallele o conver- genti fino a congiungersi, giungenti al massimo alla meta cel proster- no (2). Apofisi del metasterno con orlo piuttosto spessio, per lo più più largo _ in corrispondenza degli angoli anteriori. Tibie medie e posteriori con due spinule apicali. Addome di 6 urosterniti visibili, cioè III°-VIII° (non con- tando il II°, ridotto a due piccoli pezzi laterali). n (1) Incidentalmente, a proposito della Adaliopsis alpina (Villa), avevo solo ac- cennato alla struttura del sifone di S. rufocinata (Capra, 1926, pag. 192, note 1-2). Non posso ora dare una descrizione completa degli apparati genitali per la mancanza di materiale in alcool, ma i caratteri che si possono ricavare dai preparati da materiale a secco sono più che sufficienti a stabilire le affinità e le differenze. Malgrado che dai coleottorologi (e in particolare da alcuni specialisti, a differenza di ciò che avviene dagli studiosi di altre famiglie) non si sia finora tenuto nella dovuta considerazione tale genere di ricerche nei Coccinellidi, ricordo che gli studi di Ver- hoeff e principalmente di Dobzhansky e alcune note mie, hanno dimostrato di quale Importanza fondamentale per la sistematica delle tribù, generi, specie e razze siano i caratteri desunti dagli apparati genitali sia maschili che femminili. Per la nomenclatura delle parti degli apparati genitali, contrariamente a quanto feci in precedenza, seguo la nomenclatura di Verhoeff e Dozhansky. (2) Le carenule (che secondo gli AA. dovrebbero mancare nel gen. Semiadalia, ma che in realtà sono più o meno evidenti in Semiadalia notata e 8, 11-notata ed anche in Adaliopsis alpina) sono dovute alla leggera impressione, più o meno Protesta En avanti, dell’apofisi del prosterno. ur NOTE SUL COCCINELLIDI I. 9 è Caratteri sessua ti. secondari: Nel ¢ ib 3°. articelo del le antenne nettamente dilatato in una protuberanza sul lato anteriore, munita di un ciuffo di corti e robusti peli (dig. 1, 6, 7); 1° articolo dei tarsi anteriori e medi fortemente dilatato. fl 5° (VII°) urosternite a lato poste- riore leggermente concavo, il 6° (VIII°) presenta un’ampia e leggera de- pressione semicircolare giungente al margine posteriore, questo ampia- mente e poco profondamente smarginato, non rilevato a doccia, così che lascia scoperto parte del 10° urotergite (1). Nella @ il 5° (Vil°) urosternite a margine posteriore leggermente convesso nel mezzo, il 6° (VIII°) subtriangolare arrotondato, lungo circa come i 3/4 del precedente, ‘Apparato copulatore maschaile: Sifone (fig. 1,1) ad U aperto, con il ramo prossimale più breve in gran parte costituito dalla capsula sifonale tubolosa, non nettamente separata dal resto del sifone e disposta sullo stesso asse di questo: l’estremità prossimale della capsula è un po’ appiattita ed in parte biloba. La capsula sifonale è in parte avvolta da un imbuto chitinoso aderente alla faccia concava della capsula e munito di una bassa cresta su questa faccia ed una sulla faccia oppo- sta (2). Ramo distale del sifone un po’ appiattito in senso dorso-ventrale, con due lunghe e basse lamine parallele ialine sulla faccia dorsale del terzo mediano. L’apice è poco distintamente ritorto sul proprio asse e termina con un piccolo lobo membranoso sostenuto da un esile pezzo mediano dorsale e da due laterali più grandi e laminari. Pene (fig. I, 2) giungente all’apice dei parameri, con una strozza- tura a metà seguita da una dilatazione trapezoidale a margini laterali ispessiti e ripiegati in basso, terminato con un piccolo processo à stretta incisione mediana all’orlo apicale. La faccia ventrale del pene presenta due carene (derivate dalla faccia interna delle lamine laterali) conver- genti che si congiungono in una sola terminante nel processo apicale. Lamine laterali del pene (llp.) fortemente chitinizzate, grandi, giungenti circa ai 4/5 del pene, larghe nella metà prossimale, ristrette bruscamente nella metà distale, con i oor interni sovrapposti e gli apici diver- genti. Parameri (pa.) appiattiti, spessi, con brevi e.fitte setole all’apice e alcune più lunghe sul quarto distale del margine inferiore. Lamine basali grandi, lunghe circa come il pene, col margine dor- sale prolungato in un lobo ottuso. Trave (tr.) appiattito, a triangolo allun- gato, smarginato all’apice. \ 4 (1) Il 10° urotergite, visibile nei 4 G di molti Coccinellidi, da vari AA. come Mulsant, 1846, p. 10), Chapuis (1876, p. 154), Ganglbauer (1899, p. 944), Della Beffa (1912, p. 161, p. 19 estr.), è erroneamente indicato come « 7° segmento ventrale », (2) Questo imbuto chitinoso, di cui, non conosco altri esempi nelle specie a me note, è una differenziazione della parte prossimale del tubo membranoso che avvolge il sifone e lo congiunge al pene (sacco prepuziale primario). 28 | -F. CAPRA Fig. I. Semiadalia rufocincta (Muls.) — 1. Sifone (es. del Colle delle Finestre). — 2. Tegmen dal lato ventrale (stessa località) — 3. Uriti 9° e 10° e spiculum ga- strale del g — 4. Apparato gen. femminile dal lato ventrale (Colle delle Finestre) (nelle fig. 3 e 4 non sono disegnati i peli dei pezzi del 9 urosternite e del 10 uroter- gite). — 5. Altro infundibulum magg. ingr. (stessa loc.). — 6. Antenna del g. — 7. Articoli 2°, 3°, 4° della stessa magg. ingr. — 8. Articoli 2°, 8°, 4° dell'antenna della Q (uguale ingr. della fig. 7). — cs.: capsula sifonale. 7b.: lamine basali. Z/p.: lamine laterali del pene; p.: pene, pa.: paramero; tr.: trave; sg.: spiculum gastrale; 9t.: 9° urotergite; 9st,: 9° urosternite; 10 t.: 100 urotergite; bc.: bursa copulatrix: dr.: ductus receptaculi; gs: glandulae sebaceae; gr.: glandula receptaculi; in.: infundibulum; rs.: receptaculum seminis. (Figg. 1 - 3 ugualmente ingrandite), | Spiculum gastrale rudimentale, ridotto ad un piccolo pezzo triango- lare poco chitinizzato (fig. I, 3, sg.) (1). : (1) Lo spiculum gastrale rudimentale, contrariamente a quanto scrissi (1926, p. 193), è presente pure in Adaliopsis jalpina (Villa), come in tutti gli altri Hippodamiini 8. Str. di Verhoeff. | NOTE SUI COCCINELLIDI I.. | 29 Fig. II. Chelonitis venusta Wse. — 1. sifone (es. del Colle di Sestriere) — 2. Tegmen della ssp. adalioides Sio. dal lato ventrale (es. di Ceresole R.). — 3. Parte distale del pene della forma typica (es. di Madonna delle Finestre). — 4. Parte di- stale del tegmen vista di lato, f. typ, (es. di S. Stefano di Tinea). — 5. Uriti 9° 10° e spiculum gastrale del &. — 6. Apparato gen, femminile dal lato ventrale. f. typ. (Colle dell’Assietta). — 7. Urosternite 8° della ©. — 8. Antenna. (Figg. 1 - 5 e 7 ugualmente ingrandite; nelle fig. 4, 6, 7 non son disegnati i peli). | Apparato genitale femminile; (fig, I, 4). Bursa copu- latrix (bc.) distinta dalla vagina; infundibulum (in.) tubiforme un po’ _ dilatato all’estremità anteriore, più dilatato posteriormente, lungo quasi come il ductus receptaculi (dr.). Receptaculum seminis (rs.) ben chiti- 30 | F. CAPRA nizzato, con nodulus e cornus non nettamente separati (manca il ramus), ornato di niccele pliche trasversali; glandula receptaculi (gr.) a sacco. Urosternite 9° largo, con la parte anteriore attenuata ed i magini in parte ripiegati verso il lato dorsale: stili piccoli. Per il complesso dei caratteri degli apparati genitali maschili e fem- . minili: forma della capsula sifonale, dell’apice dei sifone, del trave e per lo spiculum gastrale rudimentale nel «; forma del receptaculum seminis senza ramus e dell’infundibulum nella 9, la rufocinta appartiene certa- mente agli Hippodamiini s. str. (Verhoeff). Per la forma del pronoto e per la dilatazione del 8° articolo delle antenne e del 1° articolo dei tarsi ‘anteriori e medi del G è una Semiadalia; tra queste però occupa una po- sizione a parte oltre che per il colore, la piccola statura e la forma del pene, anche per il pezzo imbutiforme annesso alla capsula sifonale e per le lunghe e basse lamine del ramo distale del sifone. Colorito e variabilità: ‘Capo nero, solo i processi late- rali della fronte, davanti agli occhi, macchiati di bianco gialliccio. Pro- noto in ambo i sessi (1) con orlo bianco gialliccio' (mon rosso!) al margine anteriore che continua, un po’ più largo, ai lati fino agli angoli poste- riori. Orlo esterno delle elitre dello stesso colore rosso della fascia ta- terale. | a) La fascia laterale rossa delle elitre, larga alla base come metà (di rado i due terzi) dell’elitra, si restringe gradualmente e, nella meta posteriore, poco sensibilmente, fino all’ angolo apicale. (rufocincta Mulsant, 1851, 1866; Ganglbauer, 1899; Della Beffa, 1912; Porta, 1929). Terra typica restr.: Alpi Marittime (fig. III, 1) (2). rufocincta f. typica. b) La fascia rossa delle elitre, larga alla base come i due terzi dell’eli- tra o, di rado, prolungata esilmente fin quasi allo scutello, talora a margine sinuoso nella zona omerale, si restringe bruscamente nel terzo apicale a meno della sua metà e così continua fino all’angolo api- cale. (rufocincta Weise, 1879, 1885, 1892; Mader, 1929; rufocincta var. Dodero, 1928; Porta, 1929). Terra typica: Alpi Graie: Val Sava- ra: sopra l’accampamento di Orvieilles. (Cotypi in coll. Dodero) (fig. TE Ee ies ie de È SRO x i : : . rufocincta f. Doderoi nov. Etologia e corilogia:. Specie di alta + montagna. Pic (Echange, 1912, n. 334, p. 74) accenna di averla raccolta su un fiore di ombrellifera; S. C. Deville (Abeille, XXX, 1904, p. 206) l’ha veduta ab- battersi spesso sulle placche di neve; Della Beffa ed io l’abbiamo raccolta ((1) Weise (1885) e tutti gli autori posteriori indicano solo il «1 con la fascia bianca al margine anteriore del pronoto. in realtà il disegno del pronoto è identico nei due sessi. (2) Mulsant (1851, p. 60) indica le località nell’ordine: M. Rosa, Lago del Bour- get (Savoia), Appennini; a rigor di termini si dovrebbe scegliere come località tipica il M. Rosa, ma la descrizione della fascia laterale non si adatta agli esemplari a me noti idi rufocincta delle Pennine e delle Graie, bensì a quelli delle Marittime e delle Cozie. L'indicazione dgli Appennini (su esemplari di Truqui) merita conferma, po- trebbe riferirsi alle Alpi Liguri, NOTE SUI COCCINELLIDI I. 31 il 21-VIi-922, sull’acqua di un piccolo abbeveratoio, dove arrivavano a volo. Materiali esaminati o controllati su mie indicazioni: Forma typica: Alpi Liguri: Viozene, 10-VII-937 (Schatzmayr) — Alpi Maritt.: l’Authion, 1 & (Deville 1. coll. Dodero) — Alpi Cozie: Val Chisone: Colle dell’Assietta, m. 2400, 21-VII-922, 1 © (Capra 1.); Colle delle’ Finestre, m. 2215, VII-922, VIII-923, 3 “& e 2 9 © (Della Beffa I.), 1 es. VII-937 (Burlini) (due dei d.‘ presentano la fascia rossa delle eli- tre ristretta nel quarto apicale (fig. III, 2) e segnano un passaggio alla f. Doderot); Val Susa: Colle del Moncenisio, m. 2000, VII-925, 2 99 (Gambetta 1.). | Dovrebbero riferirsi alla forma typ. anche le seguenti citazioni: An- toroto (Alpi Liguri) (Della Beffa, 1913, p. 35, p. 88 estr.); Col de Raus, Tortissa presso S. Stefano di Tinea (Alpes Mar.), Lac d’Allos (Basses- | Alpes), Colle del Lauteret (Htes-Alpes) (Deville, Abeille, XXX. 1904, p. 206); Echalpes, sopra Abries (Valle della Guil, A. Cozie) (Pic. Echan- ge, 1908, nn: 285.0 9. 745 3915 02. 321, D. 182; 1913, n 0954 D 42). Fig. III. Semiadalia rufocincta (Muls.) — 1. forma typica, es. dell’Authion. — 2..forma di passaggio del Colle delle Finestre, —-3. f. Doderoi nov. di Orvieilles. — 4. id. del Vall. Mascognaz. — Chelonitis venusta Wse. — 5. forma typica di Madonna delle Finestre. — 6. ssp. adalioides Sic. del Vall. Mascognaz. f. Doderoi m.:. Alpi Graie: Valle dell’Orco: Piano del Re, m. 2200, sopra Ceresole R., 27-VII-935 (Schatzmayr); Val Savara: Carré, m. 2000, 17-IX-926, Fondo di: Giwan, m. 2200, 7-IX-926 (Festa |. Dodero, 1928, p. 232), sopra le case di Orvieilles, m. 2200, VIII-922, 1 0, 2 29 (Dodero 1. c.); Alpi Pennine: Val d’Ayas, VI-922, 1 © (Bollero I. coll. Solari); Vallone di Mascognaz (Champoluc), m. 2000 circa, VIII-931, 1 d. (IF. So- lari); Valle d’Oropa (Biellese): M. Camino, m. 2200, 4-VII-929, 1 2 (Do- dero); Alpi Lepontine: Passo S. Giacomo, m. 2400, 20-VII-935, 1 es. (Schatzmayr). Chelonitis venusta Weise Caratteri morfologici esterni: Pronoto con i lati di- vergenti fino a poco avanti agli angoli posteriori, lato posteriore non or- lato e regolarmente convesso. Prosterno con due carenule ben marcate, distanti e giungenti anteriormente ad oltre i due terzi della lunghezza del prosterno. Linee femorali del 1° (III°) urosternite leggermente arcuate e molto rilevate nella metà interna, poi decorrenti diritte e contigue ‘al mar- gine posteriore, giungendo quasi al margine esterno; talora la superficie 32 F. CAPRA della placca femorale presenta traccie di una lieve linea con decorso identico a quello del ramo ascendente del gen. Coccinella. Tibie con due speroni apicali. | Caratteri sessuali sec ondari: Antenne (fig. II, 8) e 1° articolo dei tarsi anteriori e medi uguali nei due sessi. Nel & addome a 6 urosterniti visibili (III°-VIII*, il II° ridotto ai due pezzi laterali), il 5° (VII°) con il margine posteriore leggermente concavo; il 6° (VIII°) con una lieve depressione trasversale mediana e con il margine posteriore a larga ma leggera smarginatura, con orlo un po’ rialzato a doccia, che la- scia scorgere il 10° urotergite. Nella 9 di 5 urosterniti visibili (IP-VIP), il 5° (VII) mil. lungo quasi una volta e mezzo il precedente; il 6° (VIII) urosternite (fig. II, 7) non v'sibile, è ridotto ad un pezzo quasi semilunare, mediocremente chitinizzato al margine distale, giacente dorsalmente al 5° (VII°) uroster- nite, che lo nasconde, e sotto gli uriti genitali. | Apparato copulatore maschile: Capsula sifonale diffe- renziata e trasversale rispetto all’asse del sifone (fig. II, 1). Ramo lungo del sifone sinuoso al quarto distale e con un ramo accessorio sul lato in- terno della curva che delimita un’ampia apertura, dalla quale fuoriesce un grande sacco prepuziale membranoso: la parte apicale è breve, legger- mente ritorta sul proprio asse e terminata da un piccolo lobo membra- noso sostenuto da un esile sostegno mediano e da due pezzi laminari la- terali più grandi inferiori: la superficie del lobo è ricoperta in parte da esili e brevi papille piliformi ialine. Pene di un terzo più lungo dei pa rameri, con la massima larghezza prima della metà, circa tre volte più lungo che largo, la parte distale a triangolo allungato, smussato all'apice, con i lati leggermente concavi nella fo rma tipica o subdiritti nella ssp. adalioides Sic. (fig. II, 2, 3): lamine laterali grandi nel terzo basale del pene, poi a margini accartocciati e degradanti fino a congiungersi in una carena piatta che si allarga e giunge all’apice. Parameri lunghi e stretti, leggermente allargati nel quarto distale, con lunghe setole non molto fitte sul terzo distale dei margini e all’apice. Lamine basali grandi col mar- gine dorsale prolungato in un lobo poco chitinizzato (facilmente caduco nella preparazione). Trave robusto, lungo quasi come il pene, compresso in senso latero-laterale, un po’ incurvato, con la cresta inferiore tron- cata prima della metà. Spiculum gastrale ben chitinizzato, lungo più del trave, gracile, dilatato prossimalmente a triangolo (fig. II, 5). Apparato genitale femminile: (fig. II, 6) Bursa co- pulatrix distinta dalla vagina, con lievi pliche trasversali (non sempre visibili nei preparati). Infundibulum grande con la parte anteriore dila- tata a bicchiere, al cui fondo termina l’assai breve ductus receptaculi; po- steriormente, nella cavità della bursa cop., ha annessa una piastra emi- sferica ialina (talora poco evidente nei preparati). Receptaculum seminis _ fortemente chitinizzato, ben distinto nelle sue parti: cornus, nodulus, ra- mus, con fitte pliche trasversali; glandula receptaculi a sacco. Uroster- nite 9° grande, allungato, colla massima larghezza circa a metà, con ia parte anteriore poco attenuata. NOTE SUI COCCINELLIDI I. 33 Per la struttura completamente diversa del sifone, la forma del tra- ve, i parameri a lunghe setole, la forma delle lamine laterali del pene e dello spiculum gastrale, nel &, per la forma dell’infundibulum, del re- -ceptaculum seminis e del 9° urosternite nella ©, per la differenza nel nu- mero degli urosterniti visibili nei due sessi e per la mancanza di carat- teri sessuali secondari alle antenne e ai tarsi è evidente che la Chelonitis venusta nulla ha a che fare con la Semidalia rufocincta. Anzi gli apparati genitali maschili e femminili dimostrano ia sua stretta affinità con il gen. Coccinella come è inteso da Dobzhansky, in- fatti la forma dell’estremità distale del sifone del . e dell’infundibulum e del receptaculum seminis nella © è sostanzialmente uguale a quella di Coccinella (1), mentre la forma della capsula basale del sifone e del trave e dello spiculum gastrale è comune a Coccinella e agli altri. generi di Coc- cinellini <. str. Questa stretta affinità al gen. Coccinella s. str. è dimo- strata pure dal decorso della linea femorale del 1° (III°) urosternite e dalla traccia, talora presente, del ramo ascendente; per quanto ne diffe- risca per la presenza di solo 5 urosterniti visibili nella © (6 uroster- niti in Coccinella) e per il sistema di colorazione, ritengo che Chelonitis Wse si. potrebbe considerare. come mi di Coccinella (L.) Dob- zhanshky. | Invece nelle opere sistematiche in uso 'il gen. Chelonitis era finora collocato in posizione non naturale piuttosto lontano da Coccinella s. str., per es. Weise (1879) lo ‘pone tra Halyzia e Micraspis ed in seguito (1885 e 1892) tra Bulaea e Micraspis; Ganglbauer (1899) lo considera sottoge- nere di Coccinella tra Adalia e Semiadalia (2); Della Beffa (1912) segue Weise (1885); Mader (1926-31) tra Harmonia e Myrrha; Korschefsky (1932) tra Coccinella s. |. e Myrrha (3). Colorito e variabilità: Capo r nero con due macchie giallo biancastre sulla fronte, che toccano il margine interno degli occhi, pro- cessi laterali della fronte davanti agli occhi macchiati di bianco. Pronoto con una fascia bianco gialliccia occupante gli angoli ante-- riori e prolungata all’ indietro, restringendosi, fino agli angoli posteriori, lasciando nero l’orlo esterno. Orlo esterno delle elitre nero o bruno nero. a) La fascia rossa delle elitre di larghezza uniforme alla base ed ai lati, solo interrotta presso lo scutello, più largamente, e all’angolo apicale, più strettamente, da un prolungamento appuntito della grande mac- 1 (1) Si confronti con le figure di Dobzhansky (1925, 1926, 1931). (2) Ganglbauer ammette un grande gen. Coccinella, ma il suo raggruppamento è assolutamente artificiale ed errato, egli vi include ben 13 sottogeneri, oltre a Cocci- nella s. str. e vi comprende persino gli Psylloborini (Halyzia, Vibidia, Thea) mico- fagi e Sémiadalia, di cui Verhoeff aveva già dimostrato la stretta ‘affinità con Hip- podamia. (3) Korschefsky pone Chelonitis immediatamente dopo Coccinella, ma il suo gen. Coccinella include anche Coccinula Dbz., Synharmonia Ganglb., Harmonia Muls. ed altri, mentre le ricerche morfologiche di Dobzhansky, confermate anche dalle mie, dimostrano che questi gruppi sono morfologicamente assai distinti e di valore tassa- nomico equivalente a Coccinella e vanno mantenuti perciò come generi a se, _ 84 F. CAPRA chia nera discale. Pene con la parte distale a margini leggermente con- cavi. Terra typica restr.: Alpi Marittime (fig. III, 5) venusta f. typica. b) La fascia rossa si allarga anteriormente, circa come in Semiadalia rufocincta (Muls.), così che l’angolo omerale della macchia nera di- scale è ampiamente arrotondato. Pene con la parte distale a margini diritti. Descritta come varietà di colore, senza indicazione di patria, è invece una razza costante nelle Alpi Pennine e Graie. Terra typica restr.: Alpi Pennine: Champoluc in Val d’Aosta (Neotypi in coll. F. Solari) (C. venusta var. adalioides Sicard, Bull. Soc. Ent. France, 1907, p, 184): (fig, UL 6). , : i : . venusta ssp. adalioides Sic. Biologia .e coralo & ia: Specie di alta montagna. Raccolta falciando (Schatzmayr 1943); S. C. Deville (1904) la raccolse nella Valle della Tinea ai piedi di cespi à Dryas octopetala; il Dr. F. Solari, sopra Champoluc, ha trovato alcuni esemplari sotto i sassi; Della Beffa ed io l’abbiamo presa al Colle dell’Assietta sull’acqua (cfr. S. rufocincta). Ma- teriali esaminati o controllati su mie indicazioni: a Forma typica: Alpi Marittime: Valle Vesubia: Madonna delle Fine- stre, VIII-903, 3 & «, 2 99 (Dodero I.) ; Valle della Tinea; S. Stefano d. T., 2 & (Deville 1. coll. Dodero): Valle Stura di Demonte: Corso del Cavallo sopra Vinadio, 14-26-VIII-926, 1 es. (Baliani 1.); Alpi Cozie: Val Chisone: Lago dell’Albergian, m. 2363, 2 es. (Burlini 1.); Colle del Se- striere, m. 2030, VII-921, 1 * e 1 9 (Della Beffa 1.); Colle dell’ As- sietta, m. 2400, 21-VII-921, 1 «(Capra }.). Debbono riferirsi alla f. DA anche le seguenti citazioni: Col del Cia- valet, presso S. Stefano di Tinea; Lago di Tres - Colpas sopra S. Martino Vesubia (Alpi Mar.); Colle del Lauteret (Htes-Alp.) (Deville, Abeille, XXX, 1904, p. 207). | | ssp. adaltoides Sic.: Alpi Graie: Valle di Lanzo, sopra Balme presso l’Alpe Ciamarella: 1 es. (Della Beffa I. Coll. Burlini); Valle dell’Orco: Piano del Re, m. 2200, 27-VII-935 (Schatzmayr): sopra ‘Ceresole Reale, 1-15-VII-924, 6 @ *, 12 99 (A. Solari 1.): Val Soana, sopra Ronco Ca- navese, 20-30-VII-913, 1 es. (F. Solari 1.); Val di Cogne, 15-VII-923, 2 es. (A. Solari l.); Alpi Pennine: Val di Ayas: Champoluc: Vallone di Cuneaz, 12-VII-931, 5 es., Vallone di Mascognaz, VII-VIII-931, 1 *e2 99 (F. Solari 1.); Vialle di Gressonei: Punta della Regina (presso il Colle della Ranzola), 1 9 (Gnecco 1, 1871). A questa razza devono riferirsi gli Pmmaplati della Svizzera (Pic, Echange, 1911, n. 321, p. 162), L’antica eitazione dei Pirenei (Weise, 1879,1885, ricavata da Crotch) è certamente errata (cfr. Bedel in Weise 1892, p. 39, nota 2). Genova - Museo Civico di Storia Naturale «@. Doria». ~] NOTE SUI COCCINELLIDI I. < 010 BIBLIOGRAFIA MARIA We GOR Appunti sistematici sui. Coccinellidi - Boll. Soc. Ent. It., LVII, pp. 136-139. | — - 1926a - Sulla posizione sistematica dell’Adalia oes - Ann. Mus, Civ. St. Nat. IGenova, LII, pp. 191x196, 1 gr. figg. — - 1926 b - Osservazioni su alcune specie attribuite agli Hippodamiini. - T. €.,-Dp. 197-201, 1 gr. fig. : CHAPUIS F. — 1876 - in Lacordaire: Genera des Col&opteres, XII. - Paris, pagg. 149-259. . CROTCH G. R. — 1874 - A Revision of the Coleopterous family Coccinellidae - London, pp. XVI, 311. . DELLA BEFFA G. — 1912.14 - Revisione dei Coccinellidi italiani. - Riv. Col. It., X-XII, estr. pp. 251, VII tav. . DOBZHANSKY Th. — 1924 - Die Weiblichen Generationsorgane der Coccinelliden als Artmerkmal betrachtet (Col.) - Ent. Mitt., XIII, pp. 18-27. 8. — - 1925 - Zur Kenntnis der Gattung Coccinella auct. - Zool. Anz., LXII, pp. 241-249, 2 gr. fig. | gd. — - 1926 a - Ueber die Morphologie und systematische Stellung einiger Gat- tungen der Coccinelliden (Tribus Hippodamiina) - 1. c., LXIX, pp. 200-208, 2 \gr. fig. 10. — - 1926 b - Gli apparati sessuali delle Coccinelle (Coccinellidae) come ca- ratteri delle specie e dei gruppi (in russo) - Bull Ac. Sc. URSS, 1926, pp. 1385- 1394, 1555-1586, tav. I-IT. 11. — ~ 1981 - The north american beetles of the genus Coccinella - N. 2904. Proc. Un. St. Nat. Mus., v. 80, art. 4, pp. 1-32, 30 fig. 12. DODERO A. — 1928 . Coleotteri della Valsavaranche (Valle d’Aosta) - Il Parco Naz. del Gran Paradiso, II, pp. 69-77 e Mem. Soc. Ent. It., VI, 1927, pp. 223-236. 13. GANGLBAUER L. — 1899 - Die Kafer von Mitteleuropa, III, Wien, pp. 941-1023. 14. KORSCHEFSKY R. — 1932 - Coccinellidae, II, in Coleopt. Cat. Junk pars 120, Berlin. 15. MADER L. — 1926-36 - Evidenz der paläarktischen Coccinelliden und ihrer Aberra- tionen - pp. 1388, fig. n. t., 62 tav. col. 16. MULSANT E. — 1846 - Histoire Naturelle des Coléoptéres de France, Sulcicolles - Sécuripalpes. Paris pp. XXIV, 280. 7. — - 1851 - Species des Coléoptères triméres sécuripalpes - Ann. Sac. Agr. Lyon, ser. 2, pp. 1-1004. 18. — - 1866 - Monographie des Coccinellides, I, Paris, pp. 1-294. 19. PORTA A. — 1929 - Fauna Coleopterorum Italica - III -. Diversicornia - Piacenza, ‘pip. 242-277. 20. SCHATZMARYR A. — 1943 - Appunti Coleotterologici. IX. - Natura, Riv. Sc. Nat. | Milano, XXXIV, pp. 91-97. 21. SICARD A. — 1907 - Notes sur quelques Coccinellides paléarctiques. - Bull. Soc. Ent. France, pp. 132-136. 22. VERHOEFF K. — 1895 - Beiträge zur vergleichenden Morphologie des Abdomens der Coccinelliden. - Wiegm. Arch Natrg., LXI, Bd. I, pp. 1-80, tav. I-VI. 23. WEISE J. — 1879 - Bestimmungs-Tabellen der europäischen Coleopteren. - II. Coccinellidae. Breslau, pp. 1-69 estr. | 24. — - 1885 - id., id., 2 ed., Modling. 25. — . 1892 - Coccinellidae d'Europe et du Nord de l’Asie - Trad, frane, di A. Sicard - L’Abeille, XXVII, pp. 1-84. 36 - GIOVANNI BINAGHI LE AMAUROPS DEL GRUPPO DELLA DIECKI SAUT. Ot Pselaphidae ) I concetti tassonomici ence allo studio delle Amaurops exarata s. ]., gia resi noti precedentemente (1), hanno approdato a risultati sod- disfacenti, tanto da essere indotio ad estendere lo studio al gruppo ét Amaurops costituito dalla Diecki e specie affini. LI | | Tale nuovo contributo analizza le entità distribuite nelle Alpi Apua- ne, nell’Appennino Settentrionale e nella Toscana, adentellandosi, dal punto di vista geografico, al primo che prendeva in considerazione le forme di Amaurops diffuse nell’ Italia centrale e meridionale, comple- tando la conoscenza delle specie, sino ad ora note, proprie all’ Italia pe, ninsulare. L’impiego dei nuovi criteri di indagine ha trovato una piena ri ispon - | denza rivelando negli edeagi caratteri di immediato risalto e la presenze, tra il materiale studiato, di tre nuove entità tassonomiche. , | _ L’attuale intepretazione sistematica contrasta con ]’impostazione pro- posta dal Dodero nel 1919 (2) ove tutte le forme qui prese in conside- razione erano poste su di un medesimo piano sistematico e considerate come sottospecie della Diecki; collima invece, per quanto riguarda l’Am. Fiorii, coi concetti già formulati dall’ Holdhaus nel 1910 (3) che sepa- rava specificamente questa forma dalla Diecki. wi Nell’attuale revisione riconosco e metto in risalto Vomogeneita del gruppo, riscontrandolo costituito da almeno 3 specie distinte e cioè dalla Fiorti Hold., dalla dentibasis s. 1. e dalla Diecki s. 1.. Nelle molteplici razze della Diecki scorgo inoltre due differenti gruppi a caratteri ben definiti nell’edeago; in un gruppo, costituito dalla Diecki s. str. e dalla ssp. An- dreinii, la lamina .apicale del pene, visto di fronte, è larga e l’edeago ha forma generale robusta e tozza; nel secondo gruppo rappresentato dalle sottospecie Trossarellii, florentina, Moczarskii e probabilmente senensis, che non conosco in natura, il pene è di forma generale assai più allun- gata e la lamina apicale notevolmente più stretta. Per quanto riguarda l'omogeneità filetica del gruppo questa appare con tutta evidenza, com- parativamente alle modificazioni presenti in altri gruppi del genere, più che per i caratteri esterni per le peculiarità degli edeagi i quali si uni- formano ad un unico schema caratterizzato dalla presenza di una vistosa lamina apicale, assente nelle altre forme del genere (vedi tavola). (1) Binaghi G. — « L’ Amaurops exarata Baudi e le sue razze » - Boll. Soc. Ent. It, vol. LXXIV, 1943, n. 9-10, pp. 119-130. (2) Dodero A. — «Materiali per lo studio dei coleotteri Italiani con descrizione di nuove specie - IV., Fam. Pselaphidae». - Ann. Mus. ‘Civ. Stor. Nat., Genova, Ser. 5, vol, VIII (XLVIII), 1919, pp. 172-250 (pp. 188-194). (3) Holdhaus K. — «Beiträge zur Kenntnis der Pselaphiden- und Scydmaeniden - Fauna Italiens und der tyrrhenischen Inseln.» - Miinch. Kol. Zeit., Bd, IV, 1910, pp. 46457 (pp. 46-48). : AMAUROPS DEL GRUPPO DIECKI | + OE Confrontando i caratteri sessuali secondari della Am. exarata s. |. con quelli delle varie specie costituenti il gruppo della Diecki noto per queste ultime un dimorfismo molto più accentuato interessante tanto le zampe quanto l’ullimo urite visibile. In due specie le zampe presentano nei dc o una maggiore dilatazione dei femori intermedii (Am. Fiorti) o una produzione denticolare situata al loro lato interno (Am. dentibasis). Inoltre in tutte le specie del gruppo l’ultimo urosternite visibile presenta nel G una impressione più o meno profonda, ma sempre più escavata che nella exarata, escavazione che permane, in un unico caso, anche nella SEA, Fiori). TAEELLA DI DETERMINAZIONE DELLE AMAUR OPS DEL GRUPPO ‘DELLE DIECKI 1. Statura maggiore (mm. 2,90-3,08). Forma del corpo molto robusta, capo e pronoto larghi quanto le elitre, pronoto subgloboso, non sol- cato longitudinalmente ma solo percorso per un breve tratto basale da due carene assai poco elevate. Ultimo urosternite visibile nella $ con una larga impressione mediana, meno profonda che nel €. Pene vo- luminoso, il ciuffo di setole, comune a tutte le specie del gruppo in- serito alla base della lamina apicale, è impiantato su di una promi- nenza mammellonare, fig. 1a, 1b. — Toscana settentrionale e App. To- sco-Emiliano (Porretta, Abetone, Boscolungo Pistoiese, ecc.). | Fiorii Holdh. — Statura minore (mm. 2,11-2,81). Forma del corpo meno robusta. Capo e pronoto in proporzione piu stretti della restante porzione poste- riore del corpo. Ultimo urosternite visibile nella 9 a superficie rego- larmente convessa, nel © questo segmento presenta una larga impres- sione. Pene meno voluminoso, il ciuffo di setole inserito alla base della lamina apicale non è impiantato su di un rilievo mammellonare, ma giace (visto di fronte) per lo più su un piano variamente incli- mato, fige, Da-0D ei a 2. Femori intermedii nel «', presso l’inserzione al trocantere, al margine la- terale interno con una dilatazione a forma di dente largo ed ottuso. 3 =#:«Femori: intermedi; inermi net due sesso e E 3. La lamina apicale del pene, visto dorsalmente, descrive una curva rientrante con andamento dorso-ventrale, la porzione distale di detta lamina è inoltre assoggettata ad una torsione assiale. Il ciuffo è costi- tuito da 6 robuste setole ad inserzione marginale e da altre 4 più brevi variamente disposte, figg. 2a, 2b. — Statura di mm. 2,37-2,64. — Alpi Apuane. dentibasis Dodero. Statura maggiore (mm. 2,77), elitre più lunghe, sensibilmente più ristrette alla base. Pene notevolmente più voluminoso, di forma generale più allungata, a lamina apicale più lunga e Fipleguta Al- l’indietro .in curva più stretta, 5 robuste setole e 2 più brevi co- stituiscono il ciuffo subapicale, figg. 3a, 3b _— Alpi Apuane (Grot- ta innominata sita sopra la grotta dell’« Uomo selvatico » presso Foce di Mosceta). dentibasis ssp. troglodytes n. 38 | G. BINA@HI — Lamina apicale del pene, visto di fronte, con andamento rettilineo o comunque solo leggermente incurvato all’indietro. 11 ciuffo di setole marginale, situato alla base della lamina, è sempre impiantato su di una prominenza piu o meno tagliente il cui margine descrive angoli di varia apertura, figg. 4a, 9b. . . i : i : ; ; nee 4. Le carenule basali longitudinali e mediane del pronoto sono molto breyi 2 Mon raggiungone.la. meta delnote di nn — Le predette carenule sono molto più lunghe ed elevate e sorpassanc la meta del pronoto. Statura di mm, 2,42 - 2,59. Spinule ocuiari re- lativamente grandi. Antenne lunghe come nella forma tipica. Pronoto sub-ovale con maggiore larghezza prossima alla metà. Forma gene- rale dell’edeago simile a quella delle sottospecie florentina e Moczar- skii a stretta lamina apicale, molto lunga e più assottigliata che nella fiorentina; visto di profilo presenta una sella molto profonda, posta an- teriormente alla espansione dal bulbo basale, figg. 7a, 7b. Toscana (Bocca Trabaria e Lippiano). Diecki ssp. Trossarellii n. 5. Parte anteriore del corpo (capo e pronoto) più larga in proporzione. della metà posteriore (elitre ed addome). Pronoto subgloboso. Elitre arrotondate agli omeri, carenule del primo tergite distanziate di un quarto o poco più della larghezza del segmento. Pene robusio con la- mina apicale, vista di fronte, larga e rivolta all’infuori; il margine della prominenza tagliente che porta il ciufio di setole, presenta il ca- ratteristico andamento rappresentato nella figura; questa regione, vi- sta di profilo, non è angolosa e prominente ma determina un semplice ingrossamento a margine regolarmente ‘arcuato, fig. 4a, 4b. — Tio- scana (Vallombrosa, Badia a Prataglia, Camaldoli). Diecki s. str. — Parte anteriore del corpo più stretta in proporzione della posteriore. Pronoto sub-ovale. Elitre più strette agli omeri. Carenule del primo tergite in proporzione più distanziate, scartate cioè di un terzo 0 poco pit della: larghezza del segmento. 2 5.1 „en te ea 6. Statura maggiore (mm. 2,60-2,72). Antenne e zampe lunghe. Spinule oculari grandi. Disco del pronoto finemente punteggiato. Pene grande e robusto con lamina apicale, vista di fronte, larga a lati subparal- leli; il margine della prominenza tagliente che porta il ciuffo di se- tole descrive un angolo prominente visibile tanto di lato che di fronte, figg. 5a, 5b, 6a, 6b. — Toscana (Alpe della Luna e S. Veriano in pro- vincia di Arezzo). . Diecki ssp. Andreinii n. — Statura minore (mm. 2,11-2,59). Antenne e zampe più brevi. Spinule oculari piccole o molto piccole (4). Pene più grande con lamina apicale assai più sottile, figg. 8a, 9b 4 (4) In questa sezione dovrebbe essere iscritta la ssp. senensis Baudi, che non co- mosco in natura, sottospecie che viene cosi caratterizzata dal Dodero nelle sue ta- belle, 1. c.: « Molto più piccola della dentibasis, capo insensibilmente più largo del torace, guancie fortemente arrotondate, quasi parallele in avanti, spinule oculari mi nutissime, appena indicate, femori intermedii del 4 mutici, Toscana, Siena ». AMAUROPS DEL GRUPPO DIECKI | 39 7. suini di mm. 2, 46-2,60. Corpo in proporzione piu largo, Guancie de- bolmente arrotondate ai lati e fortemente divergenti in avanti, spinule oculari grandi e larghe, Antenne lunghe. Pronoto arrotondato a mag- giore larghezza mediana. Lamina apicale del pene relativamente bre- ve, ciuffo costituito: da almeno 10 setole, bulbo basale più voluminoso, figg. 8a, 8b. — Toscana (dintorni di Firenze, Pratolino, La Certosa, Monte Calvana, ecc.). | Diecki ssp. florentina Dodero. — Statura di mm. 2,11-2,20. Capo in proporzione molto piu stretto ed allungato. Guancie fortemente arrotondate ai lati, in avanti quasi pa- rallele, spinule oculari piccole o molto piccole. Antenne brevi. Pronoto sub-ovale con la maggior larghezza situata al terzo anteriore. Lamina apicale del pene lunga, ciuffo subapicale costituito da 4 setole, bulbo basale di ridotto sviluppo, figg. Ja, 9b. — Isola d’ Elba. Diecki ssp. Moczarskii Hold. Amaurops Fiorii Holdh. Holdhaus, Münch. Koleopt. Zeit., Bd. IV, 1910, p. 47. Tipo: Toscana settentrionale, Porretta. Lunghezza: mm. 2,90 - 3,08: — Pene: figg. la, 1b. Le Amaurops Fiorti e dentibasis rappresentano nel gruppo di specie prese in considerazione nel presente studio, due forme di variazione che si distaccano dal tipo fondamentale costituito dalla Diecki e dalle sue relative razze, per alcuni evidenti caratteri esterni e per altri ancora più vistosi che sì manifestano negli edeagi. Nonostante le suaccennate diver- genze, le affinità di gruppo risaltano con evidenza nell’edeago che pre- senta nelle due specie una lamina apicale comune a tutte le forme del gruppo. Allo scopo di facilitare la determinazione dell’Am. Fiorti, a comple- mento dei caratteri già messi in risalto nella tabella, enumero ancora i seguenti: antenne molto lunghe, spinule oculari robuste, elitre ad omeri sfuggenti, considerate insieme un poco più lunghe che larghe (largh. 30, lungh. 32). Femori nel J molto più rigonfi che nella 9, inoltre nel © l’ultimo sternite visibile presenta una escavazione profonda, imbutiforme che nella 9 appare molto più superficiale, limitata ad una semplice im- pressione, impressione che manca nelle restanti specie del gruppo. Corologia: (Rettangolo bianco-nero della cartina di diffusione). La specie risulta confinata ad un territorio abbastanza ristretto dell’ Ap- pennino Tosco-Emiliano decorrente dal Monte Cimone al Porrettano, ove Si rinviene preferibilmente nella zona del Faggio ed in quella submon- tana e montana scoperta, sotto pietre profondamente interrate, dai 500 a 2100 metri sul mare. — Porrettano (non meglio specificato); Fanano, 24- VII-1925, legit Menozzi (esemplare catturato in un fiormicaio); Bosco- lungo Pistoiese, VII-VIII, 1891, legit Dodero. — Holdhaus inoltre la cita per il Bosco del Teso; Sestola; cima del Monte Cimone; Pracchia e Ma- donna dell’Acero. 40 ‘ & BINAGHI Amaurops dentibasis Dod. ‘Dodero, Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, wer. 3, vol. VIII e EYES 0 49491 Tipo: Alpi Apuane, Camaiore. Lunghezza: yom, 2,87 - 2,64 — Fene: 2a, 2b; Il Dodero, |. c., descrive questa nuova forma in base ad esemplari provenienti da Camaiore e da Cardoso; soggiunge inoltre, come dato sio- rico, che il primo esemplare a lui noto era una @ raccolta dal sig. L. Car- rara nel Lucchese, esemplare che differisce dalla Popolazione delle Alpi Apuane, accertata molti anni dopo, per la forma un po’ meno allungata | e più globosa del pronoto. Comunque i caratteri per la sua dentibasis ven- gono ricavati dalla’ serie ‘numerosa di individui Go e 29 provenienti dalle sopradette località Apuane «e ad esse ritengo pertanto sia pacitico riferire il tipo della specie. Comparativamente alle peculiarità riscontrate nella serie di variazioni proprie alle varie entità costituenti la Diecki, ri- scontro nella dentibasis un divario di valori morfologici così elevato da essere indotto ad elevare questa forma al rango di specie. I caratteri che militano per tale interpretazione sono la presenza nel o di un dente si- tuato al lato interno e basale dei femori intermedii (assente nella Diecki s. 1.) e le accentuate modificazioni dell’edeago. A complemento dei carat- teri della tabella osservo che esaminando individui di questa specie dal lato ventrale essi presentano la sutura prosterno-pleurale nettamente de- lineata ed ispessita, nel C l’ultimo urosternite ae presenta una evi- dente impressione mediana assente nella 9. Corologia: (Triangolo bianco della CA I dati più numerosi di raccolta interessano le Alpi Apuane centrali, nelle meridionali sembra. che la specie vada rarefacendosi per ricomparire sporadicamente nelle col- line del Lucchese. Ho esaminato molti esemplari provenienti dalle se- guenti località: Forno Volasco 23, VIII, 1917 legit Dodero e VIE, 1929 le- git Andreini; Stazzema, fraz. Cardoso, 12, VI, 1912 legit Dodero e 24, X, 1915 legit Andreini; Petrosciana, IX, 1914 legit Mancini; Camaiore VII, 1910 legit Andreini; Lucchese legit G. L. Carrara, ssp. trogiodytes n. Tipo: Alpi Apuane, cavità senza nome vicina alla grotta « dell’ Uomo ‘selvatico ». presso Foce di Mosceta. Lunghezza: mm. 2,77 — Pene: figg. 3a, 3b. Le notevoli armoniche modificazioni dei caratteri esterni e dell’edea- go, considerate unitamente al biotopo cavernicolo dell'unico esemplare <' a me noto di questa forma, escludono possano dipendere da fatti aberra- tivi individuali o teratologici, ma consentono di poter attribuire questa forma ad una nuova sottospecie della Am. dentibasis anche se le predette modificazioni non sono state controllate su di una numerosa serie di in- dividui. | ‘Cid premesso integro i caratteri della tabella coi seguenti: antenne più lunghe che nel tipo, zampe più lunghe e piu gracili, dente dei femori intermedii assai meno apparente tanto che essi appaiono solo leggermen- te dilatati al lato interno nel tratto mediano intercorrente tra la inser- AMAUROPS DEL GRUPPO DIECKI 41 9h Peni visti ad un medesimo ingrandimento di: figg. 1a, 1b Amaurops Fiori Porret- tano; figg. 2a, 2b. Am. dentibasis Alpi Apuane, Stazzema; figg. 3a, 3b dentibasis ssp. troglodytes Alpi Apuane, Face di [Mosceta; figg. 4a, 4b ‘Am. Diecki s. str. Vallombrt- sa; ifigg. 5a, 5b Diecki ssp. Andreinti Arezzo, Alpe della Luna; figg. 6a, 6b idem Arezzo, San Veriano; figg. 7a, 7b Diecki ssp. Trossarellii Appennino Umbro, Bocca Trabaria; figg. 8a, 8b Diecki ssp. florentina Certosa di Firenze; figg. 9a, 9b Diecki ssp. Mloc- zarskt isola d’Elba. (G. Binaghi delineavit). zione ai trocanteri e l’inizio della dilatazione claviforme distale; carenule del primo tergite visibile in proporzione più distanziate. Corologia: (Triangolo nero della cartina di diffusione). Cono- sco, come detto, un unico esemplare di questa notevole modificazione, catturato dal dr. A. Andreini il VII, 1929, in una grotta innominata si- 49 | | G. BINAGHI ~ ‘ tuata più a monte della grotta « dell Uomo selvatico » presso la Foce di Mosceta nelle Alpi Apuane. Amaurops Diecki (s. 1.) | Baudi, Acta R. Soc. Taur. Scien., pp. 241-242. — Holdhaus, Miinch. Kol. Zeit,, Bd. IV, 1910, pp. 46-48. — Dodero, Ann. Mus. Civ. ‘St. Nat. Genova, Ser. 3, vol. VIII (XLVIII), 1919, pp. 1924193. de Distribuzione geografica: Toscana, provincie di Firenze, Arezzo, Siena ed Isola d’ Elba. Contrariamente a quanto è slato assodato per le due precedenti spe- cie, l’areale della Am. Diecki s. |. si estende su di un territorio molto piu vasto interessante quasi l’intera Toscana inclusa l’isola d’Elba, con di- stribuzione verticale decorrente dai 200 m. (dintorni di Firenze) ai 1200 m. (sorgenti fiume Tevere). La specie, eccettuata un’area ristretta al- l’alta valle Tiberina, ove vive frammista alla exarata ssp. tiberina mihi, è l’unica Amaurops rappresentata nella fauna delle provincie toscane so- pra elencate, ove compare con distribuzione discontinua. L’ampio areale e la sua localizzazione hanno determinato i frazionamenti razziali che vengono messi in risalto nel presente studio, frazionamenti che cogli ap- porti delle venture esplorazioni potranno subire, con tutta probabilità, delle ulteriori modifiche considerando il carattere plastico. della specie, sensi- bile cioè alle influenze dell’isolamento. Diecki s. str. Sauley, Spec. I, 1874, p. 118. Tipo: Toscana, Vallombrosa. lunghezza: mm, 2,46 - 2,81 — Pene: figg. 4a, 4b. La forma tipica, intesa come una razza geografica del polimorfico complesso costituente questa specie, presenta ancora le seguenti peculia- rità: spinule oculari piccole o moderatamente lunghe, a ‘porzione distale molto acuta; vista ventralmente le suture prosterno-pleurali sono poco evidenti e l’impressione mediana dell’ultimo sternite visibile nel © è ri- stretta e poco profonda, prossima al margine distale del segmento. Corologia: (Cerchio bianco della cartina). L’area occupata da questa razza è relativamente ristretta ed abbraccia, grosso modo, l’ele- vazione montana costituita dal Pratomagno ed il bacino idrografico del- l'alta valle dell’Arno nel Casentino, Di tale regione ho esaminato esem- plari delle seguenti provenienze: Vallombrosa VI, 1920 legit Lombardi e 28, VI, 1926 legit Andreini; Camaldoli VI, 1928, legit Andreini; Badia a Prataglia 28, VII, 1928 legit Andreini; Monte Verna 24, VIII, 1930 legit Andreini. Gli individui del Monte Verna presentano nel pene qualche lie- ve modificazione alla lamina distale che risulta (vista di profilo) un poco più piegata verso il lato ventrale di Laici non appaia nei topotipi di Val- lombrosa. | AMAURUPS DEL GRUPPO DIECKI i 43 ssp. Andreinii n. Tipo: Alpe della Luna (Arezzo), Lunghezza: mm. 2,60 - 2,72 - Pene: figg. = 5b. Premetto che gia il Dodero aveva distaccato questa entità dalla for- ma tipica denominandola « Andreinil » in litteris, vincolandone il ricordo al suo benemerito scopritore. E’ pertanto mio dovere mantenerne il nome nel duplice intento di rendere atto di omaggio alla memoria dei due va- lenti Colleghi. Questa razza, presenta caratteri nettamente definiti e per la sua grande statura e per il particolare sviluppo delle spinule oculari ed infine per le peculiarità dell’edeago. A tali caratteri di immediato risalto si as- sommano i seguenti che la distinguono dalla Diecki s. str.: guancie più arrotondate, forma generale del capo più trasversale, pronoto quasi | sempre più lungamente ovale, antenne molto più lunghe con articoli in proporzione pure più lunghi e più gracili. Esaminata ventralmente le su- ture prosterno-pleurali appaiono ben delineate lungo l’intero loro de- corso e la fossetta dell’ ultimo urosternite visibile conformata nel & come nel tipo. | Corologia: (Cerchio nero della cartina), Ad oriente dell’area di distribuzione della Diecki s. str., area che abbraccia il Pratomagno ed il Casentino, nella limitrofa alta Valle Tiberina, essa è sostituita dalla pre- sente razza ove, dai reperti noti sino ad oggi, compare in una zona molto ristretta che si estende a valle per una trentina di chilometri in linea d’aria; comparendo alla testata ed alle fiancate nelle seguenti località: Sorgenti fiume Tevere 16, IX, 1924 legit Andreini; Alpe della Luna fine VIII, 1920 legit Dodero e 8, VI, 1921, legit Andreini; Sigliano 19, IX, 1925 legit Andreini; S. Veriano VI, 1927, legit Andreini. Gli esemplari di S. Veriano, che rappresentano il limite più meri- dionale a me noto, dell’area di diffusione della razza, presentano nel pene quelle lievi modificazioni che appaiono dal confronto delle figg. da, ob (tipo) con le figg. 6a, 6 b. = ssp. Trossarellii n. Tipo: Bocca Trabaria (Arezzo). | Lunghezza: mm. 2,42 - 2,50 — Pene: fig. 7a, 7b. Nella serie delle modificazioni riscontrate nell’ambito della specie, questa razza rappresenta una delle forme più nettamente differenziate e nei caratteri esterni e nell’edeago. Essa differisce dalla ssp. Andreinii per la minore statura, per le antenne un poco più corte ma principalmente per il vistoso carattere, già rilevato nella tabella, che risiede al pronoto ove le carene risultano a decorso quasi completo e sono notevolmente elevate, tanto da essere facilmente confusa con l’Am. exarata. Infatti in collezione Dodero essa figurava frammista all’exarata tipica dell’ Abruzzo. Spinule oculari grandi, guancie a profilo arrotondato e molto diver- genti in avanti, zampe più lunghe che nella forma tipica. Vista ventral- mente presenta le suture prosterno-pleurali nettamente delineate a de- corso in rilievo specialmente nel tratto anteriore, nel © è visibile la con- sueta impressione mediana all'ultimo urosternite. .Corologia: (Cerchio a. metà superiore nera della cartina). E° certamente al compianto dr. Alfredo Andreini che spetta il merito di aver diligentemente esplorato l’alta valle Tiberina allineando una serie di notevoli reperti coleotterologici che dimostrano l'alto interesse fauni- stico della regione per la numerosa rappresentanza di elementi endemici in essa rinvenuti. L’alta valle Tiberina agli effetti della diffusione delle Amaurops è regione nella quale confluiscono elementi di due distinti gruppi filetici, uno rappresentato daila exarata che compare all’Alpe della Luna nella razza tiberina mihi, e l’altro dalle due forme di Am. Diecki, qui prese in considerazione, cioè la ssp. Andreinii con area diffusa più a monte, e la ssp. Trossarellii distribuita in zone poste più a valle ove, per quanto mi consti, si rinviene alla Bocca Trabaria 14, VI, 1925 e Vidi, 1932 legit Andreini ed a Lippiano X, 1922 e VI, 1926 legit Andreini. Dedico questo interessante elemento al M. R. Padre dr. Ferdinando Trossarelli in segno di stima e di Coy alae amicizia. ssp. florentina Dod. Dodero, Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, Ser. 3, vol. VIII (XVIII), 1919, pag. 193. Tipo: Toscana, ‘Pratolino, Lunghezza mm. 2,46 - 2,60 — Pene: figg. 8a, 8b. Nelle dimensioni e nella forma generale reorda la ssp. Trossarellii ma è nettamente distinta per la riduzione delle carene mediane del pro- noto, per la minore lunghezza delle spinule oculari che sono coniche, in proporzione più larghe ed assai meno appuntite, Le elitre sono inoltre assai più attenuate agli omeri e le carenule del primo tergite visibile ri- sultano per contro egualmente distanziate, meno scartate quindi, in pro- porzione, che nella Diecki tipica. Vista ventralmente il decorso delle su- ture prosterno-pleurali è poco apparente e l'impressione mediana .dell’ul- timo urosternite visibile normalmente conformata. : Corologia: (Cerchio nero alla meta di destra della cartina). L’area di diffusione di questa razza interessa zone meno elevate e risulta distribuita tanto negli immediati dintorni di Firenze quanto nei. territori montani situati al nord della città con infiltrazioni estese al Mugello. Rı- ferisco a questa razza esemplari delle seguenti provenienze: Certosa di Firenze 1872 legit Kerim; Pratolino 30, X, 1872 legit Kerim; Monte Cal- vana 30, V, 1929 legit Andreini; Monte Senario 10, V, 1925 legit An- dreini; Ronta VII, 1926, legit Lombardi. ssp. senensis Bdi. Biau.di, Nat. Sic. 1889, p. 165. Tipo: Toscana, Montagnola Senese (Siena). Non conoscendo questa forma in natura, riporto la breve descrizione | AMAUROPS DEL GRUPPO DIECKI 45 originale data dal Baudi, l. c.: « Somigliante alla Diecki, di colore assai chiaro, col capo ed il torace molto più ristretti: Montagnola Senese dal sig. Bargagli ». ssp. Moczarskii Hold. Holdhaus, Münch. Kol. Zeit, Ed. IV, 1910, p. 48 Tipo: Isola d’Elba, Poggio sulle pendici del M.te Capanne. Lunghezza: mm. 2,10 - 2,30 — \Pene: fig. 9a, 9b. I caratteri dell’edeago, nonostante rappresentino nell’ambito della specie l’indice estremo, sino ad ora noto, della loro variazione, denunciano in cosine his Pnlecihi i ; | ut ie fe Di Di Nusione Selle Fomaurops ntremoli 3 . » I Modine ; ‘del gruppo Sella Dieckr Hl WO. Coxnowidtio AGE bel Cerreto 1414 à ME. (Acuto “Vergato . 4462 ? EZ ab. Feado a” 2 . #4 6Rivizzano Pe rinnen AT cam Tori & ssp. Ürossarelli : ext pa ia d Porretla |Terms A » denlibasis D »” ftorentina : si Ai ; | CE TT m en > A PRE A A Ot DL | Repay tr ren rene eu Le * Wren RE I ALU SI II SSA a 8 Hero a | DE AE EA PE Dago Si Igontepufciano È ND PERUGIA ——— er — 9 | fie Ru Seone I° M. Amiata CITI er Oo EAT) 614 S\ Arcidossoo veli Pertoferraio 9 Niger dx ea [Pracchia 1276 PA olu ar 2 . Ä i NR) > CutiqllandX sgh a u À ssp. va © » senensw Om. Diecki © ” Hboczaxsku @ sep. Hndreinu al Foce SMosceta OForno Völasco Ponte StszzemeseCostazzema Jr, © oCeamaior e. à AR & >~@LUCCA .Senario 815, Pratolinoo 94 A. Ne xt Vs & LIVORNO < 11°7 of, civitetta 110 © © cn A ti 4 © 8 LD'ELBA- @ con inconfondibile chiarezza la pertinenza di questa forma alla Diecki s. 1. Tale stretto legame non appare nel Catalogo Winkler ove la Moc- zarskii, considerata come specie a sè stante, non è posta vicino alla Diecki ma tra la Fiori e la gallica, specie colle quali non ha nessuna affinità. La razza presenta pure negli organi ‘esterni, comparativmente alle modificazioni riscontrate nelle precedenti forme, un divario di valori molto sensibile quali la minor statura, antenne e zampe notevolmente più corte, articoli IX e X della clava antennale più brevi e più trasversali, XI 46 _ @. BINAGHI più brevemente ovale di quanto non risulti negli individui delle razze precedentemente descritte. Vista ventrelmente risultano appena ‘accennate le suture prosterno-pleurali e leggermente marcata di c l'impressione mediana dell’ultimo urosternite visibile. | Corologia: (Cerchio a metà inferiore nera della cartina). Con- siderato il biotopo eminentemente ipogeo delle Amiaurops, strettamente vincolato al terreno ed alle sue conseguenti vicende geologiche, la dimo- strata affinità sistematica della Moczarskii con la Diecki appare molto ‘importante dal punto di vista zoogeografico. La presenza di questo ele- mento nelle elevate zone occidentali dell’Isola d’Elba, comprova ancora una volta i vincoli di continuità territoriale che hanno dovuto sussistere nel passato con la penisola. All’ isola d’Elba la razza è localizzata nei dintorni di Poggio sul Monte Capanne. APPENDICE ANCORA SULL’AMAUROPS EXARATA E SUE RAZZE Nell’elaborare il materiale italiano appartenente al genere Amaurops ho individuato alla base delle elitre la presenza di alcune fossette che per numero e posizione assumono un rilevante valore diagnostico. Esse sono nettamente apprezzabili qualora si includa Velitra isolata in prepa- rato microscopico; così individuzte risulterà poi altrettanto agevole scor- gerle a secco ed in sito. Riesaminando l’Am. exarata s. 1. alla luce di tali ‘nuovi caratteri ho constatato che le varie razze in cui ho smembrato la specie in un mio precedente studio (v. nota n. 1), sono nettamente se- | parabili in due gruppi distinti, che trovano piena rispondenza anche dal punto di vista della loro distribuzione geografica. Tali differenzazioni si riassumono nel seguente prospetto: 1° gruppo: base delle elitre con una fossetta: exarata s. str.; ssp. inter- media; ssp. tiberina (forme distribuite lungo il ‘versante a- driatico dell'Appennino). 2° gruppo: base ‘delle elitre con due fossette: ssp. Doderoi; ssp. romana; ssp. brevicarinata e ab. atropidera; ssp. Solarii (forme distri- buite lungo il versante tirrenico dell’Appennino). La distribuzione adriatica e tirrenica dei due gruppi appare con tutta evidenza dalla cartina di diffusione (1. c. p. 121). GIOVANNI BINAGHI RR LE AMAUROPS SICILIANE (Col. Pselaphidae) Le Amaurops siciliane coslituiscono nell’ambito del genere un grup» po nettamente definito per i seguenti 3 principali caralteri: 1°: elitre dotate alla base di 3 fossette, fig. 1. 20 : primo urosternite visibile con una ampia impressione mediana intercoxale rivestita di setole disposte su due serie, una con an- damento antero-posteriore e la seconda serie costituita da setole con direzione postero-anteriore, fig. 3. 3°: femori intermedii dei co.‘ armati di un robusto dente, figg. 4-7. A tali caratteri esterni di facile rilievo si assommano ancora quelli più vistosi dell’edeago; questo organo presenta nel pene la forma ben ca- ratteristica rappresentata nelle figure 12-16, forma che distaccandosi net- tamente da quella riscontrata nelle Amaurops distribuite in altre regioni, denuncia l'omogeneità del gruppo e la stretta affinità che intercorre tra le varie forme di cui esso è costituito. L’evidente affinità delle forme siciliane, certamente ricollegabili file- licamente ad un unico ceppo, e la considerazione che in un’area relati- vamente ristretta e precisamente alla Ficuzza convivono ber 3 diverse entità tassonomiche distinguibili per una serie di caratteri apprezzabili nei soli maschi, sono elementi che potrebbero far ritenere che la popola- zione siciliana sia costituita da un’unica specie, ricollegando tale con- tingenza al fenomeno della pccilandria denunciato dal Fiori e dal Raf- fray nei confronti dei Bithynus. Tale supposizione, se può apparire am- missibile ad un esame affrettato del materiale, viene frustrata da rilievi morfologici più accurati presentando il materiale elaborato una serie di caratteri differenziali tanto primari (edeago) quanto secondarii (antenne e zampe) nettamente definiti in tipi senza forme di passaggio; tale con- comitanza mi ha indotto ad abbandonare il concetto della pecilandria per considerare invece le forme siciliane come pertinenti a due specie distinte e precisamente alla Aubei s. 1. ed alla sulcatula s. 1. Nonostante ritenga che l’interpretazione tassonomica proposta in que- sto studio, maggiormente si avvicini ad una realtà biologica, debbo tutta- via convenire, per onestà di ricerca, che allo stato attuale delle mie co- noscenze permangono dei dubbi nel considerare che l’Aim. Aubei ssp. Ago- stini di Castelbuono presenta esternamente caratteri che l’avvicinano alla Aubei tipica, mentre l’edeago rivela una maggiore affinità con la sulcatula ssp. confusa mihi, contingenza questa che potrebbe essere interpretala in favore dell’unità specifica delle forme siciliane, ma allora bisognerebbe ammettere, come è già stato precedentemente esposto, la pecilandria della specie con comparsa di ben tre forme maschili in un solo punto della sua area di diffusione e precisamente alla Ficuzza. Ho ritenuto opportuno enunciare, come premessa, la controversia di tali interpretazioni allo scopo di far risaltare difficoltà e problemi del- 48 | G. BINAGHI l’assunto prima di entrare nei de tagli bibliografici e morfologici delle entità elaborate. L’Am. Aubei venne descritta dal Fairmaire nel 1852 negli Ann, della Soc. Ent. di Francia e rimase per oltre un sessantennio l’unica forma di Amaurops nota e denominata per la Sicilia. Durante questo periodo per opera del Baudi (1) nel 1875, del Saulcy (2) nel 1876 e del Reitter (3) nel 1881, essa venne ridescritta ed inserita in tabelle allo scopo di distin- guerla dalle numerose specie che venivano ad arricchire di nuovi elementi questo caratteristico genere di Pselafidi. Notizie più dettagliate relative alla sua geonemia compaiono nel 1883 ad opera del Ragusa il quale nelle pp. 212-213 del suo «Catalogo dei Coleotteri di Sicilia » fornisce i se- guenti brevi cenni: « Questo interessantissimo insetto cieco fu scoperto dal signor Luigi Benoit a Messina in tre esemplari e descritto e figurato nel 1852 negli annali della Soc, Entomologica di Francia dal Fairmaire, che creò per esso il genere Amaurops. Ne posseggo solo 8 esemplari, aven- dola sempre cercata inutilmente nei dintorni di Palermo dove ne troval in primavera (1870) un solo esemplare sotto una pietra presso il torrente Oreto, mentre la sola località ove si trova è nel novembre sul monte Pel- legrino, sotto le pietre al di sopra del Santuario ». Ma è solo nel 1919 che la specie viene studiata col corredo di una numerosa serie di individui ponendo a confronto le varie popolazioni di- stribuite a nord dell’isola. Tale studio analitico viene condotto per opera del Dodero (4) il quale rende noti i risultati delle esplorazioni personal- mente compiute in varie riprese dal 1906 al 1913 nei monti calcarei che affiorano lungo la fascia settentrionale della Sicilia, ed in base a tali reperti smembra l’antica specie del Fairmaire complessivamente in due sottospecie ed una varietà. Se l’impostazione adottata dal Dodero nelle sue tabelle ha avuto il merito di denunciare la plasticità della forma siciliana, lascia per con- tro alcuni dubbi dal punto di vista sistematico, dato che egli ammette la convivenza nel medesimo biotopo (boschi della Ficuzza) di due razze a- scritte ad una medesima entità specifica senza pertanto presentare forme di passaggio, contingenza questa che contrasta coi principi preposti agh studi biologici. Riprendendo ora in esame il ricco materiale conservato nella colle- zione Dodero ed altro benevolmente cedutomi tempi addietro, constato che esso si presta ad una nuova interpretazione che, sostenuta dalla conco- mitanza di nuovi caratteri appurati tanto negli organi esterni quanto ne- gli edeagi risolve la predetta ia e denuncia la presenza in Sicilia di due specie affini. (1) Baudi a Selve F. — « Coleopterorum Generis Amaurops syntaxis > - Ac. R. Soc. Taurin. Si., 1875. | (2) Sauley F. — «Species des Paussides, Clavigerides, Pselaphides et Seydme- nides de l’Europe e des Pays circonvoisins ». - Bull. Soc. Hist. Nat. Metz, 1876. (3) Reitter E. — « Bestimmungs-Tabellen der europäischen Coleopteren. V. Paus- sidae, Clavigeridae, Pselaphidae und Scydmaenidae x - Verh. z.b. Ges. Wien, 1881, pp. 433-592. (4)Dodero A. — « Materiali per lo studio dei Coleotteri italiani con descrizione di nuove specie - IV. Fam. Pselaphidae ». - Ann, Mus. Civ. St. Nat. Genova, Ser, 3°, vol. VIII (XLVIII), 1919, pp. 173.250 (pp. 190-194). \ AMAUROPS SICILIANE 49 Per quanto riguarda l’identificazione della tipica Aubei, benchè non mi sia stato possibile risalire allo studio originale del Fairmaire del 1852, ho potuto ciò nonostante ovviare a tale difetio consultando la dettagliata descrizione redatta dal Saulcy nel 1876, 1. c. Questo lavoro permette di poter stabilire, con quasi assoluta certezza, che la forma tipica presenta ai femori intermedii del © un grande dente seguito da una ampia smar- sinatura, corrispondendo pertanto alla forma proveniente dalla Ficuzza che rappresento nella fig. 4. Per documentare la corrispondenza di tali caratteri riproduco il passo saliente della descrizione del Saulcy, descri- zione che fu redatta in base ad un nuovo diretto esame del tipo del. Fair- maire: « Le mâle a les fémurs intermédiaires armés en dedans, au tiers basilaire, d’une grande épine aiguë courbée en dedans, suivie en dehors d’une echancrure aiguë limitée extérieurement par le point le plus large du fémur qui forme en dedans un angle presque droit; les tibias des mé- mes jambes sont pila, et fortement courbés en dedans au mi- lieu ». . Premessi questi dati essenziali, PRE per le Amaurops siciliane la seguente nuova Classificazione riassumendo in tabella il risultato dei miei studi: | TABELLA DI DETERMINAZIONE DELLE AMAUROPS SICILIANE 1. Dente dei femori intermedii nel cd. grande, acuto, a punta piegata verso il corpo, la smarginatura che lo segue descrive un intaglio am- pio e semicircolare, troncato quasi ad angolo retto, figg. 4, 5 . . 2 — Dente dei femori intermedii nel g più breve, più robusto e meno as- sottigliato all’apice, la smarginatura che lo segue descrive un intaglio assai più stretto, semiogivale e si accompagna in curva regolare alla dilatazione: rigonfia del demore. tiga: die a TÀ 2. Antenne nel g lunghe, articoli 5- î circa 3 volte Si 1/4 più lunghi che lare; 0.0: Sr gos — Antenne nel. 3 notevolmente più corte, articoli o- 7 lunghi da 2 volte ed 1/4 a 2 volte e 1/2 la loro maggiore larghezza, figg. 9-10 . . 4 3. Femori intermedii nel g clavati, a superficie dorsale regolarmente tondeggiante, fig. 4. Tibie posteriori moderatamente incurvate, un poco dilatate ed ispessite alla metà apicale. Pene relativamente gran- de, lamina terminale destra ampia a margine distale ripiegato in cur- va abbastanza stretta; lamina apicale sinistra troncata e sempre as- sal meno sclerificata della destra. La porzione distale del pene, visto di profilo, è larga nel punto di attacco al bulbo basale, circa quanto all’apice, figg. «12a, 12b. — Ficuzza. Aubei Fairm. 4. Articoli 9-10 della clava antennale di forma trasversale, circa così lunghi che larghi, fig. 9. Femori intermedii nel d assai più rigonfi, ca- ratterizzati da una larga ed ampia impressione che occupa quasi in- teramente la metà distale del femore, fig. 5. Tibie posteriori incurvate, nei due sessi, a forma di una S assai allungata. Pene simile al tipo, figg. 13a, 13b — Ficuzza. Aubei var. monstruosipes Dodero. 50 es G. BINAGHI - ‘Articoli 9-10 della clava antennale assai meno trasversi, il nono quasi due volte più lungo che largo, il decimo una volta e mezzo più iungo che largo, fig. 10. Femori intermedii e tibie posteriori del o come nel tipo. Statura maggiore. Pene più voluminoso, lamina distale sinistra completa, fig. 14. — Castelbuono. | Aubei ssp. Agostini n. (DA | Elitre più corte, più globose, più tale che lunghe, a lati arrotondati specialmente agli omeri, pronoto per lo più percorso longitudinal- mente e medialmente da un lieve solco raggiungenie al massimo il quarto anteriore. Pene grande, lamina disiale desira in proporzione meno ampia che nelle alire forme del gruppo, lamina sinisira ridoua a lungo e sottile flagello lesiniforme, fig. 15 — Monte S. Giuliano (Tra- pani). i sulcatula Dodero. — Elitre piu lunghe, circa così larghe che lunghe, a lati più sfuggenti agli omeri. Pronoto senza solco. mediano. ll pene presenta nella sua forma generale, una maggiore affinità con l’Aubei, ma è più volumı- noso, la lamina apicale destra più ampia a margine distaie ripiegato all'indietro in curva un poco piu stretta, lamina apicale sinistra com- | pleta, non troncata e non assottigliata e lunga circa quanto la destra; questo organo, visto di profilo, presenta, comparativamente a quanto si riscontra nella Aubei, la porzione distale costituita: dalle lamine. più stretta, specialmente all’altezza dell’attacco al bulbo basale e, nel suo complesso, detta porzione risulta circa 4 volte più lunga che larga, figg. 16a, 16b. — Ficuzza. sulcatula ssp. confusa n. In alcuni individui il pronoto presenta le medesime caratte- ristiche della forma tipica, è cioè percorso longitudinalmente è medialmente da un lieve solco che raggiunge al massimo il quario anteriore. — Ficuzza. ab. pseudosulcatula n. Amaurops Aubei Fairm. an Fairmaire. Ann. Soc, Ent. Pr. (2) X, p.76, te 8, fi 3; 1862. Tipo: Messina. Lunghezza: mm. 2,64 - 2,72. Pene: fig. 12a, 12b. Ritengo opportuno fissare per questa Amaurops, che è specie generi- tipica, una serie di caratteri che non furono presi in considerazione da- gli A.A. Tale negligenza è dipesa dal fatto che queste peculiarità sono apparse nel loro dettaglio ed hanno rivelato pertanto la loro complessa conformazione, solo ad avvenuta inclusione in toto del soggetto e suo con- seguente esame microscopico. I caratteri rilevati sono comuni a tutte le varie forme di Amaurops siciliane e presentano la seguente natura: Base delle elitre con tre distinte profonde fossette, fig. 1. Epipleure del pronoto di forma lungamente triangolare; mesosterno dotato anterior- mente e medialmente di una fossetta provvista perimetralmente di una serie di brevi setole disposte a raggera; tacche e rilievi di articolazione (coaptazioni) al protorace, foggiati come da disegno; suture laterali net- tamente delineate a decorso longitudinale e parallelo. Metatorace largo, provvisto ai lati, nel tratto declive e normalmente nascosto dai femori, di una ampia fossetta pari a margine ciliato, la quale è anteriormente AMAUROPS SICILIANE | | 51 \ delimitata dalla sutura che separa il metasterno dall’episterno del meso- torace; medialmente e contigua alla cavità coxale è impressa una terza fossetta a superficie pubescente delimitata al perimetro da una serie di brevi setole, sempre lungo il piano sagittale, tra le coxe delle zampe po- steriori, la superficie del metasterno è pure interrotta da una quarta ed ultima fossetta a forma di goccia, delimitata da un orlo a superficie fine- mente corrugata, fig. 2. Ss ES i oS ff NS 7 TE hr SS Ss I I Ce II ee Se = Es HT if SES en SE N bi — Fig. 1: Elitre, viste di 3/4, di Am. Aubei s. str.; fig. 2 torace della stessa visto ventralmente; fig. 3 addome della stessa visto rentralmentie. — Femore e tibia delle zampe intermedie del .di fig. 4 Aubei s. str. Ficuzza; fig. 5 Aubei var. monstruosi- pes Dodero Ficuzza; fig. 6 e 7 sulcatula ssp. confusa n., Ficuzza. — Antenna del di Am.: fig. 8 Aubei s. str.; fig. 9 Aubei var. monstruosipes Dodero; fig. 10 Aubei ssp. Agostini n. Castelbuono; fig. 11 sulcatula ssp. confusa n. Ficuzza. L’addome presenta le più salienti modificazioni al lato ventrale e pre- cisamente al primo sternite visibile; questo segmento risulta infatti ca- ratterizzato da una larga impressione mediana e basale e da una seconda impressione pari laterale che risulta in parte nascosta dai femori delle zampe posteriori. La superficie della impressione mediana porta una se- rie di setole ai margini anteriore e posteriore, una con andamento antero- posteriore e l’altra con andamento postero-anteriore, l’area prossimale al margine posteriore della fossetta è inoltre dotata di una serie di seto- luzze variamente disposte. L’impressione laterale è delimitata prossimal- mente da una frangia di lunghe e fitte cilia, altre setole risultano im- piantate su detta superficie escavata come da figura. Nel & l’ultimo ster- nite visibile presenta una ampia impressione trasversale ed il margine distale è tenuemente smarginato medialmente, fig. 3. La profonda inci- = à à 52 | G. BINAGHI sione del margine distale. dell ultimo tergite visibile Hole see conformata come di consueto. Corologia: Non mi risulta che la specie sia stata dal lontano 1852 di nuovo catturata nei diniorni di Messina, ciò lascerebbe supporre che gli esemplari tipici provengano ‘da regioni più occideniali ove l’Aubei è relativamente frequente. Tale dubbio è avvaloralo da considerazioni di carattere ambientale, prediligendo in genere le Amaurops di molti gruppi i terreni calcarei, terreni che fanno aifetto nel messinese ove prevaigono gli schisti, ma che compaiono solo molto più ad occidente nei Monti Ne- brodi. Riferibili alla forma tipica ho esaminato esemplari della Ficuzza, 19-27, V, 1912, legit A. Dodero. var. monstruosipes Dod. } Dodero: Ann, Mus. Civ. St. Nat. Genova, Ser. 3, vol. VIII (XLVIII), p. 182, 1919. Tipo: Sicilia, Ficuzza. | Lunghezza: mm. 2,64 - 2,90. - Pene: fig. 13a, 13b. Le peculiarità dell’edeago, in tutto simile nella sua forma generale a quello della forma tipica, non consentono di elevare questa particolare modificazione al rango di sottospecie, dato che risulta dittusa nella sua stessa area. Gli esempiari esaminati hanno in comune con la forma ü- pica l’ampia smarginatura che segue il dente nei femori intermedii del cd, fig. 5, ne differiscono per contro per avere le elitre più fortemente atte- nuate agli omeri ed in proporzione un po’ più strette e più lunghe; que- sti ultimi caratteri consentono inoltre di distinguere le 9 9 della mon- siruosipes da quelle della Am. brevismarginata che hanno invece elitre in proporzione più larghe e più brevi. Le 99 della monstruosipes sono inol- tre riconoscibili per la particolare forma deile tibie posteriori che descri- vono come una S allungata. Corologia: Ficuzza, 19-27, V, 1912, legit Dodero. Merita essere segnalato che questa particolare forma non figura nel materiale cattu- rato alla Ficuzza dal Dodero nella precedente campagna del maggio j906. Purtroppo mancano dati ambientali e dal solo esame dei cartellini di lo- calità non è possibile dedurre se questa forma conviva nel medesimo bio- topo della Aubei tipica e della sulcatula ssp. confusa o se alberghi in am- biente diverso o per lo meno a differente altitudine. ssp. Agostini n. Tipo: Sicilia, Castelbuono. Lunghezza: mm. 2,81 - 2,86. - Pene: fig. 14. | La forma della smarginatura e del dente dei femori intermedii nei dc denunciano la parentela di questa entità colla Aubei tipica, essa ne è però distinta in razza ben definita per i caratteri delle antenne già messi in risalto nella tabella, per la statura un poco maggiore e per le elitre piuttosto lunghe e moderatamente arrotondate ai lati. Il pene di questa razza è assai voluminoso e nella sua forma gene- rale si avvicina più a quello della sulcatula ssp. confusa che a quello della Aubei, particolarmente per l’accentuato sviluppo del lobo distale sinistro: ne differisce però per la forma della porzione apicale del lobo destro, dif- ferenze che chiaramente appaiono confrontando i disegni 14 e 16. AMAUROPS SICILIANE x 53 Corologia: Castelbuono, fine di maggio, 1906, legit Dodero, pae- se situato a 423 m. s. m. al piede delle Madonie. Ho dedicato questa per etary entita alla memoria del sig. Agostino Dodero. | Pene, visto di fronte e di lato di: fig. 12a, 12b, Am. Aubei s. str. Ficuzza; fig. 13a, 13b Aubei var. monstruosipes Dod. Ficuzza; fig. 14 Aubei ssp. Agostini n. Castelbuono; fig. 15 Am. sulcatula Dod. M.te S. Giuliano, Trapani; fig. 16a, 16b sulcatula ssp. con- fusa n. Ficuzza. | (G. Binaghi. delineavit). Amaurops sulcatula Dod. Dodero: Annn. Mus. Civ. St. Nat. Genova, Ser. 3, vol. VIII (XILVIII), p. 182, 1919. Tipo: Sicilia, M.te S. Giuliano (Trapani). Lunghezza: mm. 2,55 - 2,72. - (Pene: fig. 15. Il Dodero, I. c., considerando le varie forme di Amaurops siciliane come pertinenti ad un’unica entità specifica, aveva distinto col nome di var. sulcatula quegli esemplari dotati al pronoto di un lieve solco me- diano e longitudinale senza pertanto prendere in considerazione i carat- teri dell’edeago, delle tibie intermedie e delle antenne. Nella descrizione originale designa inoltre come tipi di tale sua varietà esemplari raccolti al M.te S. Giuliano ed alla Ficuzza. In ottemperanza alle leggi di nomen- clatura debbo considerare come tipi dell’attuale entità, elevata al rango di specie, gli esemplari del M.te S. Giuliano, nonostante essa sia qui in- tesa con ben diverso significato, 54 ae G. BINAGHI Questa specie risulta infatti caratterizzata non dalla predetta acct- dentalità della superficie del pronoto ma per la forma dei femori inter- medii dei & 4, i quali nettamente differiscono dalla struttura propria alla Aubei s. 1. per il dente meno prominente seguito da una smargina- tura assai meno ampia a lati decorrenti in curva regolare, figg. 6, 7. Inol- tre le antenne in questa specie, contrariamente a quanto si verifica nella Aubei, mantengono, nelle varie forme e nelle varie provenienze. ‘caratteri costanti, sono cioè più corte che in Aubei tipica e gli articoli costituenti la clava antennale sono normalmente più larghi dei precedenti nelle pro- porzioni apparenti nella fig. 11. Il pene della sulcatula tipica rappresenta il tipo di variazione più modificato della serie per la notevolissima ridu- zione della lamina apicale sin’ stra rappresentata da un semplice flagello lesiniforme, fig. 15. | Corologia: la sulcatula s. str., per quanto mi è noto. occuna nell’area di diffusione del gruppo delle Amiaurops siciliane, la regione più occidentale; essa venne raccolta in numero dal Dodero al Monte S, Giu- liano presso Trapani il 24 gennaio 1913. ssp. confusa n. Tipo: Ficuzza. Lunghezza: mm. 2,50 - 2,81. — Pene: figg. 16a, 16b. Tra il materiale proveniente dalla Ficuzza e già attribuito nel suo complesso dai precedenti A.A, alla Aubei tipica, distinguo questa nuova entità. Essa presenta caratteri di stretta parentela con la sulcatula del Monte S. Giuliano specialmente per la forma dei femori intermedii dei 3 * che sono egualmente denticolati e smarginati, figg. 6, 7. e ner l’eguale lunghezza e proporzione degli articoli antennali, fig. 11. I caratteri che permettono per contro di distinguere questa nuova sottospecie dalla ti- pica sulcatula, risiedono nelle elitre e nel pene: le prime sono in propor- zione più lunghe, circa così lunghe che larghe a lati fortemente atte- nuati agli omeri, il secondo differisce notevolmente per il maggior svi- Jumpo in Jarghezza della lamina apicale sinistra; questo organo ricorda nella sua forma generale il pene della Aubei ssp. Agostini sebbene se ne discosti per il diverso andemento, proporzione e disegno delle lamine api- cali come appare dal confronto delle figure. ab. pseudosulcatula n. Allo scopo di evitare confusioni, e considerando che il carattere del solco mediano del pronoto era lgià stato rilevato dal Dodero, ritengo op- nortuno distinguere con un nome nuovo quegli esemplari che pur vivendo frammisti alla tipica ssp. confusa a pronoto liscio, presentano la super- ficie interrotta dalla predetta accidentalità. Corologia: merita essere posto in risalto che l'Ain. sulcatula ssp. confusa è unitamente alla Aubei tipica ed alla sua var. monstruo- sipes, la terza forma nettamente definita che si rinviene alla Ficuzza; tra di esse è certamente la più comune avendone esaminato una numerosa serie di individui raccolta dal Dodero dal 23 al 28, IV, e dal 19 al 27, V. 1906. Genova - Osservatorio per le malattie delle Piante. 55 E. GRIDELLI IN MEMORIA DI ANGELO MAURA NOTE SU ALCUNE SPECIE DI CARA BIDI DELLA LAGUNA VENETA Mi sia concesso di ricordare agli entomologhi ed ai naturalisti italiani la figura bella, buona e simpatica di Angelo Maura. Nato a Venezia il 14 luglio 1889 e morto nella sua casa avita in Lo- vadina (Treviso) il 29 luglio 1943, dedicò, si può ben dire, tutta la sua vita allo studio delle scienze naturali. Jo lo conobbi a Venezia nell’ormai lontano 1930, allorchè inizisi le mie ricerche onde raccogliere materiali ed esperienze per la compilazione del pie a me affidato della Mono- grafia della Laguna. O Da allora fino al 1935 egli fu il compagno cordiale ed intelligente che mi aiutò in tutti i modi nelle ricerche, mettendo a mia completa disposi- zione, con il più cordiale e totale disinteresse, tutta la sua esperienza nel campo della biologia lagunare. La sistematica e la biologia dei coleotteri veneziani sono stati il suo campo di studio nella età matura, ed egli co- nosceva i suoi prediletti con una precisione che mi ha spesso stupito, tanto essa era superiore a quella che poteva derivargli dai pochi mezzi di indagine dei quali poteva disporre. Ma essa derivava anche dalla per- fetta conoscenza degli insetti vivi nel loro ambiente. Io ho penato ad esempio parecchio per fissare la posizione sistematica del Dichirotrichus Maurae. mentre egli lo aveva sicuramente differenziato dall’obsoletus ben conoscendo il diverso comportamento biologico delle due forme. Era insomma un vero amante della natura, in tutte le sue manife- stazioni e soprattutto amante del bello. L'ho veduto spesso passare ore ed ‘ore a Trieste, ad ammirare gli scheletri di uccelli e mammiferi espo- sti in copia negli scaffali del Museo, oppure a Venezia, nella sua casa ospi- tale, maneggiare con gioia, direi quasi religiosa, i pochi tesori che aveva raccolto. Pochi perchè egli era troppo generoso. Così ad esempio egli co- nosceva, come ben pochi, i molluschi lagunari; eppure ne aveva conser- vato solo singoli esemplari, avendo man mano regalato tutto a specia- listi amici. | Altro lato della sua personalità era di infondere il suo amore per lo studio ai giovani e posso dire, con piena conoscenza di causa, che egli ha potentemente contribuito, e talora è stato la causa prima, alla crea- zione di un piccolo numero di studiosi di scienze naturali a Venezia. stu- ‘diosi che passarono tutti per le sue mani, pazienti ed amorose. Non accettO mai incarichi di sorta, perchè era fin troppo modesto. Ricordo con quale insistenza io stesso. ed il compianto prof. Giovanni Magrini, tentammo invano di indurlo ad accettare di collaborare uf- ficialmente in seno alla Commissione della Monografia. ‘Ora egli è morto, purtroppo. Io lo ricorderò sempre come uno dei miei più ceri amici e molti naturalisti lo ricorderanno certamente come il loro caro e modesto maestro. La sua opera di raccolta e di studio degli insetti veneziani sarà illu- 56 E. GRIDELLI strata nel capitolo della Monografia (1) a me affidato. Mi sia però con-- cesso di ricordare l’amico scomparso pubblicando nelle righe seguenti no- - tizie riguardanti specie interessanti da lui raccolte e di dedicare alla sua memoria una forma inedita, limitando, forzatamente, il campo ai cicin- delidi ed ai carabidi. | Cicindela trisignata Dej. Cicindela trisignata Dej., Spec. Gen. Col. I, 1825, nag. 77; Horn & Roeschke, Monogr. pal. Cicind., (Berlin 1891, pag. 137, fige.; Ganglb.. Käfer Mittel-Eur. I, 1892, pag. 15; Bedel, Cat. Col. Nord ‘Afr. 1895, page. 6, 12. La trisianata è un tinico psammo-alobionte, frecuentissimo ovunaus. sulle ‘arene litorali della laguna di Venezia, dalle foci del Brenta al Faro del (Cavallino. Le immagini compaiono in maggto. ma gli sclami numerosi o numerosissimi si osservano nei mesi più ealdi. ossia nel luglio e nel- l'agosto. Si iroveno sempre nella stretta striscia di sabbia bagnata diret- tamente dalle onde oppure umida per infiltrazione delle stesse. limitata superiormente dal cordone di detriti spiaggiati dalla ultimo o dalle ultime maree. Talvolta le immagini si rifugiano sotto ai detriti. ma di solito cor- rono rapidamente sulla sabbia umida, opnure compiono brevi voli radenti. rapidissimi. Disturbate esse si spostano in direzione parallela al mare ed i loro movimenti sono tanto più rapidi quanto è più forte la irradiazione solare. Le immagini non biens mai Jo sabbia umida litorale, però devo ammettere che esse compiano voli, enche di notevole lunghezza, per- chè ho osservato la presenza di colonie più o meno numerose in vari ter- reni interni lagunari, prodotti ete colmata ed aventi costituzione simile a auslla delle sabhie litorali. Così pd esemrin. nei dintorni di Mar- shera. e quindi a narecchi ne di distanza dalla sniacoia del T,ida. Naturalmente aueste colonie sono di breve durata e scompaiono col mu- tare delle condizioni dei terreni stessi. Gli esemplari osservati 9 Venezia apnartengono tutti alla forma ti- pica della specie e sono identici ad altri delle spiaggie venete e friulane. ad esempio Lido di Grado, Monfalcone, Lignano e delle spiaggie emiliane: Cervia. Grandi les. (2). Gli elementi del disegno bianco delle elitre sono sottili: Ja zona mar- sinale bianco è interrotta perch il prolungamento marginale anterior» della (1) Monografia «La Laguna di Venezia» in corso di mubhlicazinne ner cura della Delegazione Italiana della Commissione per l’Esplorazione Scientifica del Mediterra- neo, — Capitolo: Artropodi terrestri. Vennero pubblicate ‘finora Je seguenti note preventive. tutte nogli Atti del Museo Oivico.di Storia Naturale di Trieste, vol. XTI (1984) e XV (1943): | Lodovico di Caporiatkico: Aracnidi terrestri della Jaeuna veneta (1934). Carlo Strasser: Diploriodi della laguna di Venezia (1924). Hille Ris Lambears: Note sur Jes Anhides de Venise (1924). Grüdelli Edoardo: Note su un dittero nuovo per la fauna italiana. Helco- myza ustulata: mediterranea (T.oew) (1942). (2) Porta (Fauna Coleont. Ttal, I, 1998. mag. 49. acserisra che sulla sn'asgia adriatica. da Ravenna a Rimini. si trova la Oicindela ltterato Sutz. rossia Ja arenaria Fuessl.). Si tratta di un errore di determinazione nerehè eli esemplari rareolti dal nrof, Grandi su anelle eniasge. a (Cervia. sono certamente trisianata tiniehe Ta arenaria è davvero molto simile alla trisiaqnata. ma presenta machi neli bianchi anche sulla zona mediana del pronoto (nella trisignata il pronoto è pubescente solo lateralmente). IN MEMORIA DI ANGELO MAURA i; fascia mediana non raggiunge la lunula omerale. Il ramo suturale della lunula apicale è aderente alla sutura e non si stacca da essa ed il ramo laterale piega bensì verso l’esterno ma non raggiunge mai con la sua punta la zona marginale bianca, dalla qual © pre separata da una larga “zona metallica. Esemplari di varie località delle spiaggie del Lazio (Luigioni), di San Benedetto del Tronto e delle spiaggie d’Albania (Durazzo) non differi- scono in alcun modo dagli esemplari padano-veneti. Luigioni distinse con il nome di.Montalii esemplari che compaiono sporadicamente sulle spiag- gie laziali, frammisti alla forma tipica, dalla quale differiscono unica- mente per le elitre più © meno nere. Ne ho veduti alcuni di Castel Fusano e di Palo. | phe La variabilita della trisignata, almeno per ante riguarda l'Italia, è relativamente limitata ed è data da uno sviluppo maggiore o minore del disegno bianco delle elitre, i cui elementi sono sottili nella forma tipica mentre tendono a d'latarsi (1) nelle due forme seguenti: | Cicindela trisignata arbensis mihi. — Esemplari molto simili a quelli della forma tipica, con elitre più o meno tendenti al nerastro e con dise- gno (vedi figura) ad elementi leggermente dilatati. La zona marginale bianca, oltre ad essere più larga, è completa, dato che il prolungamento marginale anteriore della fascia mediana raggiunge la lunula omerale. Ed inoltre il ramo uncinato antero-esterno della lunula apicale termina vicinissimo alla zona marginale hianca e si fonde più o meno con esso, in modo da isolare una macchietta prespicale nerastra. Il ramo suturale della Junula è presso a poco identico a quello della forma tipica. Lungh.: 7,9 - 11,0 mm. | ; Ouesta forma viene riferita da Müller (Studi Entomologici. Trie- ste, 1926, pag. 18) alla var. siciliensis Horn secondo esemplari dell’isola di Arbe, nel Quarnero. Essa abita le arene litorali della Valle Loparo ove manca totalmente la forma tipica e quindi rappresenta una piccola razza Jocale. Ho esaminato eentineia di esemplari di Venezia senza trovare nem- meno uno che somigliasse a quelli di Arbe. Per contro singoli esemplari del Lazio (spiaggia di Maccarese) e dell’Albania (Valona) presentano gli stessi caratteri. Sembra dunane che amesta forma acquisti in località me- ridionali carattere di varietà individuale. | Cicindela trisignata siciliensis Horn. |. c. pag. 139. — Descritta di Si- cilia, e citata in seguito anche di Malta, di Linosa e delle coste tunisine (La Goulette, Bedel. 1895). Ha in comune con la forma precedente la dilatazione degli elementi del disegno bianco delle elitre e la fascia bianca marginale delle stesse completa. Ne differisce per la forma del ramo suturale della lunula api- cale, il quale si stacca dalla sutura assumendo forma di uncino e pie- gando verso l’interno tendendo ad unirsi col ramo antero-laterale della stessa lunula, il quale, lungamente uncinato, si fonde più o meno con la zona marginale bianca. Nei casi estremi l’apice delle elitre presenta una fascia ‘apicale bianca completa, ineludente due macchiette metalliche. (1) Questa tendenza alla dilatazione degli elementi del disegno bianco delle elitre si manifesta anche altrove. Vedi ad esempio la splendida varietà subsuturalis Sou- verbie, nella quale la colorazione bianca invade la maggior parte della superficie delle elitre, sporadica sulle coste atlantiche francesi (Arcachon, Andernos, Soulac, La Teste). 58 | E. GRIDELLI | 3 Gi € È o (3 € (i € € ew à (9 Ye ao 3 LEX È ee SR PS SEZ iù PZ ES DU au Fig. 1. Cicindela trisignata sbsp. arbenisis mihi. - Isola Arbe (Quarnero): Valle Loparo. Fig. 2. Dyschirius arbensis Mill. - Venezia: Lido, in località Alberoni. i Io ho esaminato esemplari di Balesirate, della coll. Luigioni. Ignoro se la siciliensis rappresenti una razza oppure una varietà individuale della trisignata. Secondo Bedel essa compare in Tunisia (La Goulette) mi- sta alla forma tipica. | Carabus clathratus L. Carabus clathratus Ganglb., Kaf. Mitt-Eur. I, 1892, p. 61; Breuning, Mon. der Gatt. Carabus, 1933, p. 545. Venne osservato e raccolto più volte a Venezia dall’ amico Angelo Maura. La sola siazione veneziana è data dai prati acquitrinosi dolei, per- corsi da fossati, a Marghera, vicino alle sponde dell’Osellino; aprile. Gli esemplari veneziani (un g e due 9 ©) a me noti appartengono senz'altro alla sbsp. auraniensis Müller (Münch. Kol. Zeitschr., I, 1902, p. 192). Essi non si possono distinguere dagli esemplari della serie tipica di Müller, provenienti dal Lago Vrana (Dalmazia). La smarginatura del- l’apice delle elitre è egualmente profonda. Però il primo articolo dei tarsi posteriori ha la faccia dorsale subsolcata lungo la linea mediana. La forma descritta del Lazio da Luigioni col nome di var. An- tonellii (paludi di Maccarese) ha essa pure le elitre profondamente smar- IN MEMORIA DI ANGELO MAURA 59 ginate all’apice ed il primo articolo dei tarsi posteriori semplice, colla fac- cia dorsale non depressa o subsolcata lungo la lines mediana Alcuni esem- plari tra quelli da me esaminati hanno la sinuosità prebasale dei lati del pronoto più pronunciata e quindi gli angoli posteriori più lunghi, più acuti e più rilevati. Però altri esemplari hanno un pronoto che non si può distinguere affatto da quello dell’auraniensis. Da quanto mi risulta l’Antonellii di Luigioni è soltanto una | piccola forma laziale, appena differenziata, dell’auraniensis di Müller (1.) Dyschirius arbensis Miller | fi om Dyschirius bacillus arbensis Müller, Wiener Entomologische Zeitung, XXX, 1911, pag, 57. Di Dyschirius arbensis Müller, Entomologische Blätter 1916. pag. 74: Koleonterologische Rundschau. X, 1922. pag. 95: Studi Entomologici, Trieste T parte 1h: 4926; pas. 61. — Fuel, Miscellanea Bintomolov ee. ROMY LE 2987, pae Tike Specie di de iu. (mm. 3). dal corpo molto stretto, a lati sub- paralleli, colle elitre profondamente striate (strie complete, assottighate alla base: Je interne in gran parte non punteggiate) presentanti un debole tubercolo basale, un orlo basale incompleto, una fossetta postomerale, tre punti setigeri dorsali ed un punto setigero preapicale. Notevole la robu- stezza delle zampe anteriori (e specialmente i femori) in confronto alle medie e posteriori. | Le abitudini di vita dell’arbensis sono quelle del numidicus, ossia esso è un t'pico psammo-alobiante (2). il quale forma colonie eselusiva- mente nei terreni sabbiosi umidi e salsi della retrospiaggia, associato al Bledins Doderoi Devillei Bondr. (e talvolta al verres Er.). Frequentissimo (insieme al numidicus) al Lido, in località Alberoni; lo ho osservato e raccolto nei mesi di maggio, giugno ed agosto 1931 (nu- merosissimo) e nel luglio 1938. nonchè nei terreni di bonifica di Punta Sabhioni. nel mese di maggio del 1932 e 1933. Presente pure, insieme al numidicus, a Marghera, il 27 aprile 1934. (1) Invece l’arelatensis di Lapouge, della Francia meridionale (ho veduto una piccola serie della Camargue, ex coll. Frey). è notevolmente diverso dall’auraniensis e mi sembra essere affine al tipico clathratus di Breuning. Il corpo è più piccolo e meno robusto, le elitre sono corte, a fossette primarie piccole e debolmente cupree, la smarginatura preapicale è molto leggera (come nella forma tip'ca). Però la faccia dorsale del primo articolo dei tarsi posteriori è liscia. (2) Il numidicus Putz. e l’arbensis Müll. sono le due sole specie veneziane del ge. nere legate alla sabbia salsa, ossia appartenenti al gruppo dei psammo-alobionti. A” tre specie, invece, sono legate ai terreni argillosi e salsi della laguna morta (luto-alo- bionti); due di esse (salinus Schaum ed avicalis Putz.) sono tanto frequenti da poter essere ‘assunti quali organismi caratteristici di detto ambiente mentre altre compaiono raramente (chalybaeus Putz., Tuticola Chaùd.. Fleischeri Dev.). Studiando la fauna delle sabbie litorali veneziane ho trovato in esse, più o meno frequentemente associate al numidicus ed all’arbensis, numerose specie di Dyschirius igropsammofili. icaratteristici degli arenili fluviali. e precisamente: lucidus (Putz.) Müll.. aeneus Dej.,. intermedius. Putz., substriatus Putz., Lafertei Putz. Si tratta di specie estranee all’ambiente nel quale vivono, aloxene, trasportate me. diante alluvioni fluviali, particolarmente dal ‘Brenta, le quali hanno colonizzato le sabbie dei lidi, e sopportano benissimo la loro salinità. Il rappresentante più vistoso di tale fauna psammofila aloxena è il ben noto Omo. phron Timbatus F., la cui presenza sui lidi dell’estuario veneto era nota anche al Co” tarini (1847). 607 il. E. GRIDELLI Manca nei terreni barenicoli, però ne ho trovato un unico esemplare sotto zostere spiaggiate sulla riva lagunare, nelle immediate vicinanze della radice del pontile di Punta Sabbioni (4 settembre 1933). | Ed inoltre ho osservato un volo di numerosi esemplari il giorno 21 anrile 1929 (insieme al numidicus ed al Bledius Minarzi Bernh.), intorno alle ore 12; gli esemplari si posavano sulla sabbia umida della spiaggia ove correvano in notevole numero. i: La terra tipica dell’arbensis è l'isola di Arbe. I tini sono dati da due esemplari (uno nella collezione Candido de Mayer, al Museo di Trieste, e altro nella coll. Miller) e vennero raccolti pelle sahbie marine della Valle di Loparo, il giorno 20 settembre 1910. Successivamente vennero raccolti altri due esemplari nelle dune della pass di Lignano (prof. Francesco Blasig). | |: Differiece dal hacillus. snecie nota dell’Asio Minore (Smirne, terra tipica). di Grecia (Phaleron presso Atene: Naxos) e della Dobrugia (Man- galia, Puel ]. c.), per la struttura delle strie delle elitre, la riduzione del tubercolo basale e del margine basale delle elitre (eccompagnata da un | maggiore sviluppo delle strie), la riduzione del dente prossimale della fac- cia estensoria delle tibie del primo paio, e per la presenza di una sola. fossetta nostomerale (nel bacillus re sano presenti due). Il bacillus compare anche in Sicilia (a Siracusa) in una forma che pur conservando tutti i caratteri del bacillus presenta soltanto una fos- setta nostomerale snlle elitre. come nell’arbensis (sbsp. siculus Müller, Koleopt. Rundsch.. X. 19929, pp. 48. 94). | AED Ariane A ea eae hate um forma endemica delle spiaosie sabbiose dell’Alto Adriatico, derivata indubbiamente da un ceppo primi- tivo haleano-egeo-anatolico. Sarebbe interessante conoscere la sua presen- za sulle spiaggie adriatiche appenniniche e nelle poche località dell’Adria- tico orientale ove compaiono spiaggie marine sabbiose. Bembidion (Limnaeum) nigropiceum Marsh. è Estremamente raro a Venezia. Il solo esemplare noto venne raccolto da Angelo Maura nell’estate 1934, sulla spiaggia argilloso-sabbiosa com- nafta del canale di San Felice. nei pressi del pontile di Punta Sabbioni. sotto strati di zostera: la sniasgia stessa è sparsa con singoli mossi di roccia, formanti una rada scogliera, ‘artificiale. | | La rarità della snecie a Venezia è certamente dipendente dalla man- eanza di amhiente adatto. N Limnoenm. almeno ner auanto risuarda VA- driatico, è indubbiamente legato alle spiaggie ghiaiose. Lo si rinviene in. discreto numero di esemnlari nella niccola baia di Sistiana a nord-ovest di Trieste. scavando nella ohista della sniasaia fino a ragociunoere mino strato sottostante di sabbia grossolana. infiltrata di acaua marina (vedi pure Wagner. Coleont. Centralbl., 2. 1928. nag. 247). Presso a noco nelle stesse condizioni lo si ritrova sulla spiaggia ghiaiosa di Valle d'Or tra, nel Vallone di Capodistria, a sud-est di Trieste. Luigioni lo in- dica delle Marche. Presente in Dalmazia (isola Brazza, Novak). Sono note inoltre stazioni della Crimea. Presente a Civitavecchia (Luigioni). IN MEMORIA Di ANGELO MAURA Saro Credo però che la specie sia sparsa ovunque nel Mediterraneo. Difatti Paul Meyer mi scrisse a suo tempo Cne uella coll. Netoliizky Su iro- vano esempiari di Sardegna (ex Liérmont) e al Lerbere, nei PIrenel orien- | tali. Sono invece note numerose stazioni delle coste meridionali deil'In- ghillerra e delle coste alsanticne aell Europa, dali estuario della Gironda allisola di Norderney. | 'L’area di diliusione appare aunque discontinua, data la mancanza di stazioni nella penisola iberica. hitengo pero cire tate aiscontinuita sia Solo apparente, dovuta a mancata ricerca. Âniilus fiorentinus Dieck. Animus jrater florentinus Gangib., Verh. zool.ıbot. Ges. Wien, 1900, pag. 177. Antitus Jlorentinus Jeann., ev. rang... vutom,, 111, 1Y5%, pag. Sau, use. 195-198. Antlius sekerai Jeann., 1. G, pag. 840, Hg. 1YÿsHZUU unica siazione veneziana a me nota si trova in tutta prossimita della stazione ai rusina, ad aicuue cencinala di metri a oriente del pon- ule; gli esempiari venero LTOVALI, ın discreto numero Ga me e da Angeiv Maula li gioruo Z4 ollopre 1¥d1, alla base al un argine piantato a 10- binie, cadente ripiaamenie sulla splaggla lagunare, e precisamente ad una cerla proionulla nei terriccio Geil argile, misto a Iogllame caduto dai- l’aito ed a detrili marini aeposu Gaile onde, INello stesso terriccio erano curiosamente promiscui eieluenti i npici Qelia spiaggia lagunare salsa (Ca- jius, rogonus Urihiaus), con indiviaul al Varleé specie dei terreni dolci, provenienti Galia parce alla üeil argine, e rappresentanti della tauna 1pu- gea (wire al SUGUETLO Artitus ancne molta udeculanelta, ‘gasteropodo ire- yuente nell humus ai varie stazioni lagunari), LAnıllus jiorentinus e molto sparso in tutto il Veneto. La sua pre- senza in piena laguna, in un terreno di origine artiliclale, per quanto au- lica, separato dalla terrarerma da terreni intransitabili agli anilius, ta pen- sare au una imporiazione in laguna per opera liuviale. Ricordo che an- ticamenie il brenta siociava in laguna e precisamente a Fusina. Ho inviaio esemplari di Fusina al dott. Jeannel, il quali li asse- gnò alla specie che egli chiama Sekeral, e cito ja località di Fusina nella sua monogratia degli Aniliint (1. c. pag. 544). Ho studiato personalmente gli esemplari di Fusina, confrontandoli con altri della Venezia Giulia (Monte Carso presso Trieste, località que- sta indicata dal Jeannel come San Servolo), di Zemonico (Dalmazia), di qualche località toscana (Firenze, Pergine) e laziale (Filettino). Mi sono convinto ancora una volta della impossibilità di separare detti esemplari in due specie, per la assenza di caratteri morfologici dei tegumenti, im- possibilità ammessa anche da Jeannel (I. c. pag. 341, nota 3). Ho voluto quindi controllare i caratteri differenziali offerti dalla struttura del fallo, scoperti, descritti ed illustrati da Jeannel. A tale scopo ho esaminati i falli. degli esemplari seguenti: due di Fiesole ed uno di Pergine (florentinus Jeann.) due del Monte Carso, presso Trieste (San Servolo; Sekerai Jeann.) uno di Fusina presso Venezia (Sekerai Jeann.) uno di Zemonico, presso Zara (Sekerai Jeann.) uno di Filettino (Sekerai latialis Jeann.). 62 . E. GRIDELLI Il carattere più facilmente controllabile usato da Jeannel per separare specificamente il suo Sekerai dal florentinus è dato dal numero delle setole apicali dei parameri, Secondo il testo (pag. 340) le setole sa- rebbero in numero di 4 nel fiorentinus e di due nel Sekerai. invece nelle figure Jeannel ne ha disegnaie 4 nel fioreniinus e 3 nel Sekerat! —- Ho esaminato attentamente i miei preparati e posso assicurare che le se- tole sono sempre in numero di 4, delle quali una (preapicale) tende piu o meno ad accorciarsi, fatto questo visibile anche nelle figure di J e a n- nel, e può diventare cortissima. Mi sono pure sforzato di trovare nei miei preparati le difierenze della struttura della « pièce copulatrice » il- lustrate e descritte da Jeannel. Ma invano. Non rilevo neppure difte- renze apprezzabili del pene. Per me dunque non posso ammettere la se- parazione specifica degli Anillus del Veneto, della Venezia Giulia e della Daimazia da quelli di Toscana e di Filettino e credo che Ganglbauer abbia avuto ragione ammettendo la esistenza di una sola forma, che egli chiamava frater florentinus. La forma del pene, scoperia dal Jeannel, dimostra che il fiorentinus è diverso dal frater, specificamente. Ma tale diversità era ben nota a Dodero già molti anni prima della comparsa della monografia degli Anillini. | | Quanto sopra mette in forse tutta la sistematica delle razze delle due pretese specie di Jeannel, argomento che non posso nemmeno sfiorare nel momento e nella sede attuale. Ma quando anche dovesse risultare che la forma del Veneto e della Venezia Giulia fosse specificamentze o razziali. mente diversa dal florentinus degli Appennini, allora bisognerebbe coniare per essa un nome nuovo, dato che il nome Sekerai non può essere usato nè per la forma veneto-dalmatica nè per quella di Filettino (1). (1) Anillus Sekerae Reitt., Deutsch. Entom. Zeitschr. 1906, pag. 449: — Venne de- scritto secondo esemplari raccolti da Johann Sekera presso « Bazano » nei dintorni di Bologna. La descrizione originale venne tradotta dal Porta (Rivista Coleott. ‘ Ltal., V, 1907, pag. 51) che usò naturalmente la grafia icorretta «'Bazzano », dato che si tratta di Bazzano, paese posto nella valle del Samoggia, unito a Bologna mediante ferrovia, posto a circa 23 chilometri ad occidente di Bologna ed a 120 metri sul mare. Nello stesso periodico troviamo a pag. 199 una nota del Sekera, il quale informa che la descrizione originale venne tradotta dal Porta (1. c.) ed aggiunge te- stualmente: «Ne trovai 5 esemplari nella piena del Panaro (Modenese) >. Ed inoltre Porta, nel primo volume della sua Fauna Coleopterorum Italica (1923) indica correttamente quale patria del Sekerae Reitt. l'Emilia (Bolognese e Modenese). Non vi ha quindi alcun dubbio che l’Anillus Sekerae Reitt. è una forma la quale vive nell'Appennino emiliano e che la località originale si trova o nella valle del Sa- moggia, presso Bazzano, o nella valle del Panaro; non risulta infatti se i cinque esem- plari del Modenese dei quali parla Sekera sieno quelli da lui inviati a Reitter. Jeannel indica quale località tipica «|Bazano», ma l'Emilia non figura in al- cun modo nella serie delle località dalle quali egli conobbe il suo Sekerai. Non so cosa sia il vero Sekerae, dato che non possiedo esemplari emiliani. Ma, ad onta dei tcaratteri differenziali descritti dal iR eitter, credo trattarsi di un sinonimo del florentinus, tanto più che secondo lo stesso Jeannel (1. ic., pag. 343) il tipico florentinus si trova nella provincia di Bologna, e precisamente a « Crovara, près de Bazzuno », recte Bazzano, ossia nella località originale del Sekerae Reitt. D'altronde è per lo meno poco probabile che mell’ Emilia convivano due specie di Anillus, IN MEMORIA DI ANGELO MAURA — 63 Acinopus (Osimus) ammophilus Dej. Angelo Maura ne rinvenne un esemplare morto, in buone condizioni di conservazione, annegato nell'acqua di una pozza scavata nel terreno a dune in località Alberoni (Lido), in tutta prossimità dello stabshmenf0 balneare di quella localita, il 23 giugno 1935. | Questo rinvenimento, dovuto non al caso, ma alla sistematica ricer- ca durata più anni, conferma appieno il reperto di. Andrea PF Fors (Riv. Col. Ital., Il, 1904, pag. 133), il quale rinvenne que esemplari morti sulla spiaggia marina presso Chioggia. La presenza di questa specie pontica in Italia è nota da lungo tempo e non so davvero capire per quale motivo Schatzmayr («Natura >, XXXIV, 1943, pag. 25) la ritenga estranea alla nostra fauna. Il primo a trovare la specie in Italia è stato Giorgio Caneva, il quale ne rinvenne due esemplari, in perfetta condizione di conservazione, an- negati nell'acqua di una pozza nel territorio di Serravalle Scrivia, nel- l'Appennino Ligure, nell’agosto 1884. Detti esemplari si trovano tuttora nel Museo di Genova e il loro rinvenimento venne reso noto da Gestro (Ann. Mus. Civ. Genova 1885, pag. 142, nota), notizia questa riportata dal Ganglbauer (Käfer Mittel-Eur., I, 1892, pag. 336). Ricordo di ave- Fe parlato di questo rinvenimento con il mio indimenticabile Maestro ed amico, Raffaello Gestro, ed egli mi fece notare la sicurezza asso- luta della autenticità del rinvenimento, sia perchè egli ebbe, personalmen- te, i due esemplari dalle mani del rinvenitore, e potè così assicurarsi del loro stato di freschezza, sia perchè Giorgio (Caneva, persona seria e fida- tissima, non era capace di un trucco e non era mai stato in relazioni di scambio con altri entomologhi, specialmente stranieri. Ma ogni eventuale dubbio venne rimosso da Andrea Fiori (1. c.) con il rinvenimento di Chioggia e, qualche anno dopo, Leoni (Riv. Col. Ital., V, 1907, pag. 186) rendeva nota la presenza della specie in Basili- cata. Un solo esemplare venne da lui raccolto vivo, la mattina prima del levar del sole, intento a divorare una Helix; tutti gli altri vennero trovati morti in un tombino pieno di acqua, nella quale cadevano durante le loro scorrerie notturne. Un altro esemplare venne rinvenuto, morto, in un campo durante l’aratura. Ho potuto esaminare soltanto tre esemplari italiani, ossia quello de- gli Alberoni ed i due di Serravalle Scrivia. Non ho potuto vedere la serie : di Leoni, la quale manca nella collezione Leoni, conservata nell’ Isti- tuto di Entomologia della Università di Biologna. Ne chiesi a suo tempo notizie al compianto Luigioni e seppi che la serie era stata raccolta nei dintorni di Lavello ma non ho potuto sapere dove fosse conservata. Sup- pongo che si trovi nella collezione Luigioni ma non ho modo di assicu- rarmene. I tre esemplari italiani suddetti differiscono dagli esemplari di Salonicco, ove Schatzmayr ne raccolse in serie sotto pietre sulle colline brulle tra Salonicco e Kerettschkoi (1. c.) per i lati del pronoto meno ar- rotondati, meno convergenti caudalmente, per gli angoli piosteriori molto più largamente arrotondati, per la maggior ampiezza della zona spianata in corrispondenza agli stessi e per l’angolo omerale delle elitre più larga- mente arrotondato. Però altri esemplari di Costantinopoli e della Unghe- ria meridionale (Museo di Genova) non differiscono per quanto sopra 64 Lu BE. GRIDELLI sensibilmente dagli esemplari italiani. Mi resta perd Pre il dubbio che essi appartengano ad una razza propria. Comunque la presenza deli ammophilus in Italia, presenza certa, è di grande interesse. La forma tipica della specie è diliusa nella regione del Mar Caspio, ad oriente fino al Kopet-dagh, in urcomannia, al sud fino alla Persia nordoccidentale: 'Fschurbulag nel Kara-dagh (Museo di Leningrado, teste Reichhardt), Presente nella Caucasia, nella Russia me- ridionale, nella Crimea, sulle rive occidentali del Mar Nero e nella parte orientale di tutta la penisola balcanica. Sale al nord sino alle steppe del- l Ungheria meridionaie e forse anche sino alla Croazia, se |’ indicazione « Crotia, Stentz » di un esemplare della collezione Heyden (Berlin-Dahlem) è esatta. Non sono note stazioni del versante adriatico della penisola bal- canica. Si tratta dunque di un elemento ponto-caspico presente, poco diffe, renziato, nell’Italia adriatica, elemento che nella fauna italiana rappre- senta certamente un relitto di epoca lontana, che ricorda molto, per tipo di distribuzione, il Leichenum pictum (Gridelli, Atti Mus. Civ. Trie- ste, XIV, 1939, pag. 214). | Daptus vittatus Fisch. Waldh. Daptus pictus Ganglb,, Käfer Mittel-Eur., I, 1892, pag. 335. Daptus vittatus Reitter, Bestimm.-Tab. XLI, 1906. pa. 40. La sola stazione veneziana nota finora venne scoperta da Maura nei primi giorni del maggio 1934. Io la visitai in sua compagnia il giorno 8 dello stesso mese, Si tratta di una piccola estensione di terreno della col- mata di Punta Sabbioni, a breve distanza dal mare, tra la strada che con- duce al (Cavallino ed il mare, circa sulla trasversale tracciata all’altezza del - pontile. Il terreno è a superficie unita, liscia, di natura prevalente- mente argillosa, a rada vegetazione di Salicornia, e quindi leggermente salmastro, ricco di sostanza organica. Difatti a qualche centimetro di pro- fondita ho notato uno straterello nero. Sul terreno stesso -si notavano, il giorno 8 maggio, numerosi mucchietti. di argilla ricordanti molto i muc- chi di terra prodotti dal lavoro delle talpe, ed estraendo mediante paletta un blocco di argilla, abbiamo notato che in corrispondenza ai mucchietii erano scavati stretti canali, verticali, della profondità variabile dai 5 ai 10 cm. (e quindi superanti lo straterello nero suddetto) in fondo ai quali si trovavano individui adulti del Daptus, di solito a coppie. Pochissimi esemplari vennero osservati nascosti sotto detriti. Ossia le abitudini di vita del Daptus a Venezia sono perfettamente conformi a quanto era finora noto per le altre stazioni. Anche a Salona (Dalmazia) il Daptus si trova nelle stesse condizioni nel terreno argilloso. salso della riva del mare, ricco Gi materia organica (M pidge in Hit; Apfelbeck 1904). | La:.bella scoperta del Maura venne segnalata a suo tempo da Bi- naghi (Mem. Soc. Entom. Ital. 1935, pag. 64). Binaghi attribuisce però al Daptus una qualita che esso non ha mai avuto, ossia la psammo- filia. Altri esemplari vennero osservati dal Maura nel 1935. Poi la specie diventò rara e scomparve totalmente, in seguito al progressivo dissala- IN MEMORIA DI ANGELO MAURA | 65 mento e successiva messa a coltura del terreno. E’.ovvio però che dob- biamo ammettere la esistenza di altre stazioni lagunari lungo tutta la costa veneto-padana, ed è interessante il fatto che la creazione casuale di un terreno adatto nella colmata di Punta Sabbioni portò alla rapida formazione di una piccola colonia di Daptus nel terreno stesso. Le stazioni italiane note finora sono ben poche e precisamente si tro- vano nella Sardegna, a Quartu S. Elena (Lostia leg, Dodero in litt.), nella Sicilia, a Trapani, e nella Puglia a Ball Port a cita inoltre gene- ricamente |’ Emilia e la Liburnia. La specie, sempre in stazioni isolate salmastre, presenta una diffu- sione molto ampia nel Mediterraneo europeo ed africano, e si spinge ad oriente, attraverso alla Russia Meridionale ed il Caspio, sino alla Siberia. Harpalus (Acardystus) rufus Brüggem. L’unico esemplare veneziano a me noto venne trovato morto al Lido, in localita Alberoni, sulla sabbia della retrospiaggia a circa 50 metri dal mare, il 4 agosto 1938. | La specie è abbastanza frequente nell’Europa media. Sono note sin- PS sue stazioni nell’Italia settentrionale. La sua presenza hella Sicilia, a Girgenti, indicata dal Luigioni, esige conferma. | Dichirotrichus lacustris Maurae sbsp. nov. (1) Molto simile all’obsoletus. Se ne distingue per la setola degli angoli posteriori del pronoto molto più corta, per la punteggiatura del capo e del pronoto grossa, più densa, regolare (mancano zone liscie sul pro- noto), semplice ossia senza punti minori o minimi sparsi tra i punti grossi. La punteggiatura degli intervalli delle elitre è più densa, quella degli urosterniti meno rada. Sesto urosternite più lucido, con mi- croscultura reticolare a maglie più ampie e fortemente allungate trasver- salmente. Ed inoltre il pronoto ha una forma diversa, Esso é più stretto, meno trasversale, con lati fortemente arrotondati anteriormente, maggiormente (1) Dichirotrichus lacustris (Redtenb.) — Bradycellus lacustris Redtenb., Fauna Austr. ed. 2, 1858, pag. 64; Schaum, Naturges. Ins. Deuitschl. I, 1860, pag. 563. — Dichirotrichus obsoletus var. lacustris Ganglb., Käfer Mittel-Bur. I, 1892, pag. 366; Puel Miscell. Entom. XXVII, 1923, pag. 21. — Dich. obsoletus sbsp. lacustris Miller, Studi Entomologici Trieste I, 1926, pag. 198. Descritto del lago di Neusiedl nell'Ungheria nord-cecidentale, esso sembra essere diffuso nell'Europa orientale meridionale, dato che Schatzmayr lo itrovò numeroso presso Salonicco, nella pianura del Vardar. Possiedo esemplari di ambedue le stazioni, i quali differiscono dall’obsoletus, oltre che per i caratteri specifici suddescritti (bre- vità della setola degli angoli posteriori del pronoto, punteggiatura semplice, grossa e densa del capo e pronoto, scultura del sesto urosternite) anche per le elitre a strie più sottili, con intervalli meno convessi, a punteggiatura notevolmente più densa, Il pronoto ha però la stessa forma e presenta le stesse variazioni del rapporto dimen- sionale: 1,39 (1); 1,40 (5); 1,42 (11); 1,43 (1). Lungh.: 5,5-6,5 mm. La razza veneziana suddescritta differisce dalla forma tipica per la forma del pronoto, la sinuosita più lunga e più pronunciata del lato dello stesso, per il corpo più stretto ed allungato, nonchè per la convessita e punteggiatura degli intervalli delle elitre, i quali sono a questo riguardo intermedi tra il tipico lacustris e l’obso- letus, 66 vi - E. GRIDELLI | x sinuati posteriormente. La sinuosità è sempre notevolmente più lunga, la sua profondità è variabile, spesso molto pronunciata ed in tal caso il pro- noto assume un aspetto nettamente cordiforme. Margine basale con tratto laterale obliquo bene manifesto; angoli posteriori retti o subretti, a ver- tice vivo. La misurazione del pronoto di 28 individui mi ha dato i se- guenti valori per il rapporto larghezza massima/lunghezza: 1,26 (1); 1,90 GL); 131 (1); 1,327 (2); 1,33 -(3); 1,34 (1); 1,36- (6); 1,91 (6); 1,38 (4); 1,39 (2); 1,40 (1). 3 La statura è in media minore, il corpo è più stretto, il capo appare più largo rispetto al pronoto. Gli esemplari maturi hanno lo stesso colore dell’obsoletus, pero . la macchia nera delle elitre manca nella maggior parte dei casi oppure è ridotta ad un breve rudimento posteriore, poco pigmen- tato, bruno. Talvolta essa è estesa quanto nell’obsoletus (ed in tal caso le due macchie divergono anteriormente), ma poco o appena visibile per la ‘scarsita della pigmentazione. : Gli organi boccali ed il fallo non offrono caratteri differenziali. Il comportamento biologico è pure diverso. Il Maurae non compare mai nei terreni compatti argillosi, ad alto tenore salino, delle rive dei ca- nali e delle barene, ambiente nel quale l’obsoletus è tanto frequente. Esso | abita invece i terreni argilloso-sabbiosi, compatti, a tenore salino molto basso, derivanti da bonifica per colmata. Ritengo probabile che esso spa- rirà dalla fauna legunare, con la progressiva messa a coltura dei terreni stessi, | «Lungh.: 5,9 - 6,5 mm. Bonifiche sublitorali di Punta Sabbioni, molti individui vaganti sul terreno oppure nascosti sotto detriti: maggio 1930, maggio ed ottobre 1931, aprile e maggio 1934, aprile e maggio 1935. Bo- nifica di San Giuliano, aprile e novembre 1930. Bonifica dei Moranzani, presso Fusina, maggio 1934. Lido, maggio 1931. Dedico quesa bella forma alla memoria del carissimo e compianto amico Angelo Maura, che osservando per il primo il comportamento particolare di questa forma ebbe la netta intuizione trattarsi di una entità sistematica ben diversa dall’obsoletus lagunare. Trattasi dunque di una razza inedita di una specie pannonica, della quale non erano note con sicurezza stazioni italiane (1). La tabella ana- litica seguente, compilata in base ai lavori del Reitter (Bestimm.-Tab. XLI, 1900, pag. 20) e del Puel (Miscell. Entomol., XXVII, 1923, pag. 20) renderà facile la sua separazione dalle specie congeneri note d’Italia e dell’Europa. 1. Articolo distale dei palpi mascellari sottile, regolarmente fusi- forme. Tegumienti dorsali privi di microscultuna’.. 4... 6c. eee 2. — Articolo distale dei palpi mascellari ingrossato prossimalmente ed assottigliato distalmente. Tegumenti dorsali lucidi, con microscultura re- ticolare, Pubescenza cortissima. Capo rosso bruno, spesso annerito nel © mezzo; pronoto giallo rossiccio; elitre giallo brune, concolori oppure cia- (1) Secondo Joseph (Ber. Entom. Sect. Schles. Ges., 1871, pag. 15) il Dichi- rotrichus lacustris sarebbe stato trovato nei dintorni di Trieste (vedi Müller, Studi Entom., Trieste, I, 1926, pag. 198 nota). La scoperta di una stazione della specie a Venezia dà un certo credito alla indicazione di Joseph. Pur tuttavia occorre no- tare che tutti gli esemplari noti finora di Trieste appartengono alla specie obsoletus. a IN MEMORIA DI ANGELO MAURA 67 scuna con una macchia nera; urosterniti (tutti) e sterniti toracici (in gran parte) neri; antenne, palpi e zampe giallo bruni, Lungh.: 4- 4,0 mm. Europa media orientale (Stockerau! Jaroslav! Finlandia). Assente in Italia. Erroneamene indicata della Toscana e della Sicilia. | | | rufithorax Salb. 2. Punteggiatura delle elitre grossa e rada; i punti sono di solito allineati irregolarmente in serie unica almeno sull’intervallo suturale; pu- bescenza rada e lunga, suberetta. Pronoto cordiforme con punteggiatura dei proepisterni grossa e relativamente densa. Corpo di colore variabile da interamente giallo a interamente nero (dorso e ventre); negli esemplari molto pigmentati le zampe possono diventare in gran parte nere e gli ar- ticoli 2 e 3 delle antenne infoscarsi. Lung.: 6-7,5 mm. Alobionte diffuso lungo le coste dell’ Europa media e settentrionale, presente in varie sta- zioni salmastre continentali, indicato erroneamente di Toscana, Sardegna e Sicilia. Va stralciato senz’altro dal catalogo della fauna italiana. — Somme! Le Havre! Le Crotoy! Norderney. Borkum! Cuxhaven! Magdeburg! Oedenburg! Eisleben! Tromsoe! Tromsdal, Olonez (Finlandia). | pubescens (Payk.) — Punteggiatura delle elitre sempre più densa, sottile, mai allineata in serie unica sugli intervalli. Corpo ed appendici di colore uniforme, giallo; elitre di solito con due macchie nere, allungate longitudinalmente, parallele tra loro ed alla sutura, oppure divergenti anteriormente . . . .3. 3. — Proepisterni con punteggiatura irregolare, rada o molto rada, specialmente sulla loro zona centrale, talvolta quasi privi di punti. Specie tipiche dei terreni salsi, marini e continentali. ..... a al Ws AL a Fe CE à — Proepisterni con punteggiatura regolare, grossa e densa, non di- radata sulla zona centrale. Le macchie nere delle elitre sono parallele tra loro e parallele alla sutura. Specie (almeno le europee) dei terreni dolci del: retroterra; ‘anche mohtani o.,submonlanı! „rin Kae ir oat À 4. Macchie nere delle elitre allungate, strette, parallele tra loro ed alla sutura. Angoli posteriori del pronoto ottusi, a vertice vivo oppure arrotondato, privo di punto setigero, oppure detto punto e relativa setola rudimentali (var. aegyptiacus Schatzm.). | Corpo piccolo, con elitre corte, tondeggianti; pronoto a lati forte- mente convergenti posteriormente, seguiti da una doccia più stretta che nelle altre specie. Setole della faccia ventrale dei protarsi maschili più grosse che nelle specie congeneri; il sacco interno del fallo contiene squa- me allungate, larghe, appuntite, fortemenee sclerificate, embricate e for- manti un complesso ricordante una pigna o un bulbo di giglio. Lungh.: 9,9-6 mm. Unica stazione italiana a me nota, inedita: Saline di Cagliari, pochi esemplari raccolti da Raffaello Gestro nel 1873; venne ivi ritrovata, in copia, da E. Stolfa nel 1941. | punicus Bedel (1). (1) Dichirotrichus punicus Bedel, Catal. Coléopt. Nord Afrique 1895, pag. 150; Puel, l. 1. pag. 21; Tschitsch. Horae Soc. Ent. Ross. XXXV, 1901, pag. 249 (Pelago- philus); Schatzmayr, Pubbl. Mus. Entom. P. Rossi, Duino, I, 1936, pag. 80, (sbsp. aegyptiacus). Specie largamente diffusa nel Mediterraneo meridionale, descritta originariamente di varie località litorali della Tunisia e delle isole Kerkenna. Tunisi! (Mus. Genova); Orano (teste Puel); Cartagena!, Malaga! (Mus. Miinchen); Bengasi!, sebche litorali 68 | | E. GRIDELLI # —-{Macchie nere delle elitre, se presenti e completamente sviluppate, divergenti all’innanzi. Angoli posteriori del pronoto retti, a vertice vivo, nel quale è sempre nettamente inciso un punto in cui è inserita una se- tola di varia lunghezza. Statura in media maggiore . . . ... ne, 9. Setola degli angoli posteriori del pronoto corta. Gapo e pronoto con punteggiatura grossa e piuttosto densa, regolare, senza aree liscie; mancano punti minori o minimi frammisti ai punti grossi. Urosternite sesto (ultimo visibile) lucido, con a ae reticolare a ue be for- temente allungate trasversalmante ini #70... 30: — Setola degli angoli posteriori del pronoto lunghissima. Punteggia- tura del capo, e specialmente del pronoto grossa, ma rada ed irregolare, qua e là assente; tra i punti grossi irregolarmente sparsi si notano nu- merosi punti minori o minimi. Sesto urosternite più opaco, con densa mi- croscultura reticolare, a maglie subisodiametriche. Lungh.: .6-7,5. Materiale esaminato. — Laguna di Venezia, ovunque sul terreno ar- gilloso salso delle spiaggie dei canali e sulle barene; molto frequente. La- guna di Grado (Springer 1936). Dintorni di Trieste: vecchie saline di Zaule e delle Noghere. Foci del Quieto (Springer, ottobre 1936). Isola Brio- ni (Mancini, maggio 1923). Isola di Arbe (Mayer 1910). San Cataldo presso Bari (Andreini, maggio 1909). Fiumicino e Palo, nel Lazio (Luigio- ni). Cecina, Viareggio e San Rocco di Grosseto (Museo Genova). Sarde- gna: Elmas, Porto Corallo (Gestro, 1873, Mus. Genova); Alghero (Bur- lini, 1935). Sicilia: Siracusa (Burlini, 1934). Diffuso e frequente lungo le coste italiane, continentali ed insulari, sempre su fango argilloso, ad alto tenore salino. obsoletus ( Dej). (1). (Krüger leg.); Mex!, sulla dosta egiziana (Schatzm. leg.); Cicladi: Naxos (teste A p- felbeck). Non credo che la forma degyptiacus Schatzm, rappresenti una razza geografica del punicus. Esemplari con setola rudimentale, brevissima, sono frequenti a Tunisi, e ne ho ‘veduto qualcuno anche di Cagliani, sampre misti alla forma tipica. Puel ne cita uno delle isole Kerkenna. | Ho veduto inoltre un esemplare delle Cicladi! (Krüper, Mus. München) che non differisce im alcun modo dagli esemplari delle altre stazioni occidentali. (1) Dfüchirotrichus obsoletus (Dej.) Spec. Gen. Coléopt. V, 1829, pag. 232 (Har- palus) ; Puel, Miscell. Entom. XXVII, 1923, pag. 21. Pronoto trasverisale, con sinuosità posteriore del lato breve e poco profonda; il rapporto larghezza massima/lunghezza varia come segue: 1,38 (2); 1,39 (2); 140 (2); 1,41 (7); 1,42 (4); 1,43 (6); 1,44 (3); 1,45 (1); 1,48 (1). Gli esemplari ad elitre to- talmente gialle vanno riferiti alla ab. Chobauti Puel. | Alobionte legato ai terreni argillosi ad alto tenore salino, sia di spiaggia o di laguna, sia di stazioni salmastre continentali. Descritto dal Dejean secondo individui di Francia, Spagna, Sicilia, Dalmazia e Russia meridionale, esso è molto diffuso lungo le rive del Mediterraneo europeo ed africano e nell’Europa media, dalle rive del. l’ Atlantico fino a Danzica ed alla Slesia (teste Puel). L’area di diffusione va riesaminata particolarmente nell’ Europa orientale, tenendo conto della separazione specifica del lacustris. Francia merid.: Camargue! (Puel), Carcassonne}, Lanouvelle! (Gavoy) — Baleari! (coll. Frey) — Albania: Latif Pulaj! (Apfelbeck, coll, Frey) — Grecia: Atene, al Pha- leron!, (coll, Frey). Gli esemplari di queste stazioni sono identici a quelli italiani. Per quanto ri- guarda l’Africa settentrionale la specie è presente nell’Algeria (Orano!, Bône!, Mus. Genova), nella Tunisia (Tunisi!, Cartagine!), nella Tripolitania (Taorga! presso Misu- rata, Andreini). Detti esemplari hanno qualche cosa di particolare, ad esempio una … IN MEMORIA DI ANGELO MAURA 69 6. Pronoto ampio costruito come in obsoletus, largo; sinuosita posteriore del lato corta e poco accentuata. Intervalli delle elitre (parte declive) larghi, appiattiti, con punteggiatura molto densa. Ungheria (Lago di Neusiedl); Salonicco. lacustris lacustris (Redten). — Pronoto più stretto, con sinuosità posteriore del lato più lunga e più accentuata, talvolta molto pronunciata e quindi il pronoto è più 0 meno cordiforme. Intervalli delle elitre meno larghi e meno appiattiti, con punteggiatura meno densa. lacustris Maurae mihi. 7. Pronoto cordiforme, fortemente arrotondato ai lati, i quali mo- strano una sinuosità posteriore profonda e lunga; il margine basale è troncato in linea retta (obliquità laterale subnulla) e quindi gli ‘angoli posteriori sono retti (a vertice vivo). La setola inserita nel vertice dell’angolo stesso è lunga, appena più corta della setola marginale sub- mediana, Gli occhi sono grandi, fortemente convessi, molto sporgenti, e quindi la larghezza del capo (occhi compresi) supera nettamente quella del margine anteriore del pronoto. Capo e pronoto con punteggiatura piut- tosto grossa e densa, quella degli intervalli delle elitre è molto più sottile e rada. Lungh.: 6-7 mm. Sarepta!, Tiauria!, Tschinas!, Saratoff!, Tran- scaspio: Bairan Ali!, Merw!, Aschabad!, Buchara!, (complessivamente molti esemplari nelle collezioni del Museo di Monaco). ustulatus (Dej.) Puel (1). — Pronoto meno cordiforme, meno arrotondato ai lati, con sinuosità posteriore degli stessi meno profonda e soprattutto corta. La setola degli angoli posteriori del pronoto è cortissima, molto più corta della margi- nale submediana. La punteggiatura degli intervalli delle elitre è densa, a punti poco diversi per grossezza da quelli del pronoto-., . |... . 0, 8. Occhi grandi, convessi e sporgenti e quindi la larghezza mas- sima del capo eguaglia quella del margine anteriore del pronoto e quella della base del pronoto (tra i vertici degli angoli posteriori). Margine po- steriore del pronoto con tratto esterno fortemente obliquo e quindi gli angoli posteriori sono ottusi, a vertice vivo. Punteggiatura del capo e del pronoto densa e grossa (mancano aree liscie). Elitre appiattite, con in- tervalli pianeggianti, posteriormente appena convessi e strie sottili, egual- mente incise in tutta la loro lunghezza, salvo le esterne che sono legger- — decisa tendenza al rosso dei loro tegumenti e la dominanza degli esemplari ad elitre concolori (almeno nelle serie da me studiate). Ed inoltre ho raccolto personalmente : a Bengasi, nell’aprile 1935, parecchi esemplari dell’obsoletus sotto sassi su terra rossa presso alla Berka, ossia su terreno posto nelle adiacenze della sebcha ma privo di fauna alofila. Per quanto riguarda gli individui delle stazioni eeniroouranes essi vengono as- segnati dal Puel alla sbsp. dorsalis (Dej.) descritta di Amiens. Ne ho esaminato un piccolo numero proveniente da Brest e da varie stazioni della Germania (Siilldort, Eisleben, Magdeburg, Artern). Essi mostrano la tipica punteggiatura doppia. Tutto al più posso dire che la punteggiatura grossa del pronoto è appena più densa, con aree non piunteggiate minori e che il pronoto è appena più arrotondato ai lati i quali di solito hanno la sinuosità posteriore meno sviluppata. Ma si tratta di differenze illu- sorie. (1) Dichirotrichus ustulatus (Dej.). — Descritto della Siberia e del Caucaso, 1 miei esemplari corrispondono perfettamente all’ustulatus di Puel (1. c, 1923), il quale ha esaminato individui del Transcaspio (Merw) e della Transcaucasia (Geok-Tapa). 70 | | E. GRIDELLI LA mente assottigliate nel loro tratto postomerale; punteggiatura degli inter- valli più densa (in media tre punti sulla larghezza dell’intervallo), ed al- quanto più sottile di quella del pronoto. Lungh.: 6 - 6,5 mm. Toscana: San Rocco (Grosseto). Andreini leg. pallidus (Dej.) (1). — Occhi piccoli e poco convessi, meno sporgenti. Il tratto esterno x obliquo del margine posteriore del pronoto è appena accennato, ossia detto margine è rettilineo, o quasi, in tutta la sua larghezza. Di conseguenza gli angoli posteriori sono retti, vivi. La punteggiatura del capo e del pro- noto è leggermente più fina che nella forma precedente. Strie delle elitre molto sottili; intervalli piani, a punteggiatura densa, evidentemente più ‘fina formata da punti minori. Lungh.: 6-7 mm. Sicilia, Calabria. Re | | ‘ chloroticus (Dej.) (2). (1) Dichirotrichus pallidus (Dej.) — Spec. Gen. Coléopt. IV, 1829, pag. 234 (Harpalus) — Puel, Miscell. Entom. XXVII, 1923, pag. 25. Specie del Mediterraneo occidentale, rara e spesse volte non esattamente ricono- | sciuta dagli autori, spesso erroneamente detenminata melle icollezioni. Io ho veduto esemplari di Carcassonne (Aude), con etichetta di determinazione autografa di Puel e di Chiclana nella Spagna meridionale montana (Mus. Munchen). Descritta della Spagna (presso Palencia, sulle rive di uno stagno) e della Francia meridionale (Car- cassonne). Puel la conosce della Francia meridionale: Etang de Capestang e Lattes (Hérault) e Camargue (Bouches-duHRhòne). — Pare sia presente anche nell’Algeria: cordicvllis (Fairm.). a; (2) Dfichirotrichus chloroticus (Dej.). — Spec. Gen. Coléopt. IV, 1829, pag: 234 (Harpalus). — Puel, 1. c. pag. 25. ee Descritta dal De jean secondo un solo esemplare, di sesso maschile, proveniente dalla Sicilia. Puel conobbe un maschio della Calabria e 4 femmine, pure della Ca- labria (Antonimina, Paganetti leg.). | , Io ho esaminato esemplari della Sicilia e precisamente: Bosco .della Ficuzza, sta- zione alpestre a sud di Palermo, ricca di fauna paludicola (molti individui. in varie collezioni’); Etna, 5 esemplari in coll. Luigioni; «Sicilia» un esemplare della coli. Luigioni. | Ho pure veduto quattro esemplari raccolti dal Paganetti a Antonimina, località montana del versante ionico dell’ Appennino calabro. Puel ha perfettamente ra- gione riferendo gli esemplari di Calabria al chloroticus. Però mentre qualcuno di essi ha il pronoto conformato come negli esemplari siciliani, in altri il pro- noto ha il lato maggiormente arrotondato, con sinuosità posteriore maggiormente ac- centuata e gli angoli posteriori sono molto vivi, subacuti e leggermente sporgenti al- l'esterno. Ed inoltre le strie delle elitre sono sottili e gli intervalli non sono così piatti come negli esemplari siciliani. Ma si tratta di differenze esigue e non ritengo opportuno di separare la forma calabrese dalla siciliana. Almeno per ora. Data la esiguità del materiale esaminato mantengo la separazione specifica del chloroticus dal pallidus. Non sarei però affatto sorpreso se ricerche ulteriori dimostrassero che si tratta di una razza meridionale del pallidus, tl: CESARE CONCI - OSVALDO GALVAGNI ALCUNE INT ERESSANT I CATTURE DI ODONATI IN LIGURIA E VENEZIA TRIDENTINA Nel corso di nostre recenti caccie odonatologiche nei dintorni di Ro- vereto (Trento) ci fu dato catturare qualche specie assai rara o interes- sante. Nel contempo, dallo studio di a ligure che ci venne comuni- | cato da cortesi amici, rinvenimmo altre entità estremamente rare per l’Italia continentale o superiore. Diamo, ritenendolo di una qualche uti- lità, l’elenco di tale specie, facendolo seguire da quello delle rimanenti specie liguri esaminate, dato che le citazioni odonatologiche per tale re- gione sono al presente scarsissime. Per la classificazione ci siamo attenuti alle recenti opere di Schmidt edi May, rispettivamente nel Tierwelt ee eae e nel Tierwelt Deutschlands, Ci € grato ringraziare ana 1 cortesi : amici che ci fornirono il materiale studiato (che fa ora parte della collezione di Osvaldo Galva- gni), come pure il chiarissimo Direttore del Museo di Storia Nat. della Venezia Tridentina in Trento, prof. Lino Bonomi, che ci permise l’esame della discreta raccolta odonatologica di detto Museo, collezione in parte studiata nel 1932 dal dr, Cesare Nielsen (1), al quale rivolgiamo un par- ticolare ringraziamento per le preziose informazioni forniteci. Sympecma annulata braueri Bianchi (paedisca Brauer). Questa specie è citata fra le italiane dal Nielsen nel 1940 (2), ma nessun cenno venne finora pubblicato sulla sua distribuzione in Italia. Si distingue per iavere le fascie nere laterali del torace con una prominen- za, che manca invece nella fusca. Inoltre nel ¢ le appendici anali infe- riori non raggiungono il dente basale delle superiori, mentre nella fusca lo sorpassano. Il materiale catturato nei dintorni di Rovereto consta dei seguenti esemplari: Sympecma fusca: Paludi dell'Adige presso Volano (2 & G legit Gal- vagni 24-V-43); laghetto di Marco (1 9 legit Tamanini). \ Sympecma annulata braueri: Volano (1 cd, 1 2 legit Tamanini 6- VIII); Laghetti di Marco (1 6, 4-VI-42; 1 9, 30-VII-42; 1 &, 22-VI-42); Paludi dell’Adige tra Volano e Galliano (6 cd, 7-VI-42; 1 d, 22-VI-42; 3 3d, 8 22, 24-V-43;3 dig, 2 j9 2, 29-V-43); Vallunga(2 9 9, 2-IX-43) (materiale raccolto da C. Conci, Antonio ed Osvaldo Galvagni, R. Grillo). (1) Nielsen C. — Odonati della Venezia Tridentina - St. Tr. Se. Nat. XIII, 1932, pp. 198-218. (2) Nielsen C. — Odonati di Sardegna - Mem. moc... Enk I XIX, 1940 pp. 235-258. ‘cae coe C. CONC! - O. GALVAGNI Del materiale esistente nel Museo di Trento (elencato dal Nielsen nel suo lavoro del 1932 come S. fusca), abbiamio determinato come annu- lata braueri: Settequercie presso Bolzano (1 ©, 23-IV-27; 1 &, 25-IV-27); Mattarello presso Trento (2 dd, 22-IX-29). Appartengono realmente alla specie fusca gli esemplari da: Mattarello (1 ©, 17-IX-29; 1 ©, IX-26); Dro in Val del Sarca (3 dc e 1 9, 17 e 18-X-26); Marocche in Val del Sarca (1 ©, 16-III-27); S. Maurizio presso Bolzano ( Cd, 28-11-27; 1 ©. 21-III-27). Gli esemplari citati da Caldonazzo fanno parte della collezione personale del Nielsen e non li potemmo pertanto esaminare. | Da quanto precede risulta che Sympecma fusca e Sympecma annu- lata braueri nella Venezia Tridentina si trovano ambedue abbondanti e | assai sparse, spesso anche frammiste nella medesima località. Agrion scitulum Rambur Questa specie, a quanto ci consta, era stata citata finora solo della Toscana, Lazio, Sicilia e Sardegna. Notevole interesse presenta, perciò, il suo rinvenimento nella Venezia Tridentina, dove non pare neppure essere molto rara. Abbiamo esaminato esemplari dei laghetti di Marco presso Rovereto (3 cd, 3 99, legit Galvagni 8-VI-43; 3 20,3 29, legit Gal- vagni 18-VI-43; 1 G, legit Tamanini 2-VIII-38), Erythromma viridulum Charp. _ E’ certo uno dei nostri più rari Odonati. Per l’Italia continentale esi- ste una sola ed antica citazione (Pisa). Pertanto la @ raccolta il 18-VI- 43 ai Laghetti di Marco (Rovereto) da Galvagni è di notevole interesse per la distribuzione geografica della specie. Boyeria irene Fonsc. Questa specie fino a pochi anni fa per l’Italia era nota esclusiva- mente di Sardegna. Nel 1935-36 ne vennero catiurati un paio di esem- plari nei dintorni di Roma e di essi diedero notizia Nielsen (1935) e Ca- stellani (1936). In Corsica e Francia meridionale è comune; in Liguria non dovrebbe essere rara se nel materiale che ci venne inviato, non certo abbondante, sono presenti tre individui, di due diverse località: Nostra Signora della Vittoria presso Genova (1 c, legit Mantero VII-43); Piani d’Invrea, torrente Sportigliolo presso Varazze (1 3, 1 9, legit C. Borgioli, 29-VI-42). Onychogomphus uncatus Charp. Di questa specie, dagli Autori citata sempre come rarissima, abbia- mo due esemplari: Piani d’ Invrea, torrente Sportigliolo presso Varazze (1 9, legit C. Borgioli 29-VI-42); Valle del Vento presso Genova (1 «, legit Cucini 28-VII-42). Per l’Italia era nota finora solo per il Trentino, Veronese, Bresciano e Piemonte. E° specie meridionale (Spagna, mezzo- giorno della Francia e Tunisia) e compare sporadicamente nell’Europa centrale tanto che è nota di una sola località nella Germania occidentale. CATTURE DI ODONATI 13 Oxygastra curtisi Dale Per questa specie si tratta della terza cattura italiana: una Q rac- colta al Torrente Egoli, presso Genova, il 22-VII-42 da R. Cucini. La spe- cie, esclusiva dell’Europa occidentale, fu trovata in Italia a Pavia nel 1876 dal dr. Maestri (Pirotta 1878) ed al lago d’Orta dal Morton nel 1926 (3). Diamo ora l’elenco delle restanti specie liguri: Calopteryx haemorrhoidalis v. d. Linden — 1 9, Genova, legit Cucini, 14-VI-42; 12 36,6 22, Valle del Vento presso Genova, legit Cucini, 28- VII-42; 13 & 3, 7 22, Torrente Egoli presso Genova, legit Cucini, 22-VII- 42; 1 dg, 30-VII-42; 1 dg, 11-XI-42, Vallecrosia presso Butütslern, legit Sanfilippo. : Lestes viridis v. d. Linden — 1 8, Nostra Signora della Vittoria presso Genova, legit Mantero X-42. Platycnemis pennipes Pall. — 1 6, Piani di Ri presso Chiavari, legit San- filippo 1-VI-42; 1 6, valle del Vento, legit Cucini, 28-VII-42; 1 6, Tor- |. rente Egoli, legit Cucini, 22-VII-42. Pyrrhosoma nymphula Sulz. — 1 6, 1 9, Mele presso Genova, legit Cu- cini, 94VII-42. Erythromma najas Hans. — 1 6, Mele, legit Cucini, 5-VII-42. Ceriagrion tenellum Devill. — 1 6, Torrente Sportigliolo, Piani d’Invrea presso Varazze, legit Borgioli, 29-VI-42; 3 dc, Torrente Egoli, legit Cu- cini, 22-VII42; 1 &, Valle del Vento, legit Cucini, 28-VII-42. Anax imperator Leach — 1 g, Piani d’Invrea, legit Borgiol!, 29-XI-42; 1 9, Torrente Nervia, Vallecrosia presso Bordighera, legit Sanfilippo, 30-VI-42; 1 &, Varazze, legit Mantero, 12-V-43. Onychogomphus forcipatus L. — 1 6, 1 9, Torrente Sportigliolo, Piani d’Invrea presso Varazze, legit Borgioli, 29-VI-42. Libellula depressa L. — 1 &, Voltri, legit Cucini, 5-VII-42; 1 9, Valle- crosia, legit Sanfilippo, 3-VII-42. Crocothemis erythraea Br. — 1 6, Torrente Nervia, Vallecrosia, legit San- filippo, 3-VII-42. Sympetrum fonscolombei Selys — 1 0, Torrente Nervia, Vallecrosia, le- git Sanfilippo, 8-VII-42. Diamo inoltre l’elenco di sei specie, da noi catturate alle paludi del- l’Adige, tra Volano e Calliano, il giorno 4-XI-43. Tali rinvenimenti sono interessanti perchè rarissimi nella letteratura italiana sono i riferimenti a catture effettuate in stagione così avanzata, specie nella zona alpina. Lestes viridis V. d. Lind, 1 d;., Aesehna cyanea... Müller, 6 6 4; Aeschna mixta Latr., 3 6g; Sympetrum vulgatum L. 2 66; Sympe- trum striolatum Charp., 2 dd, 2 29; Sympetrum depressiusculum Se- wai d6,7.,00, (3) Morton K. J. — Notes on dragonflies observed in the Italian lake district - The Entomologist, London, LIX, 1926, pp. 235-239. 14 € Dr. E. BerIo. MISSIONE BIOLOGICA SAGAN-OMO DIRETTA DAL PROF. E. ZAVATTARI LEPIDOPTERA AGARISTIDAE > NOCTUIDAE AGARISTIDAE Aegocera rectilinea Bdv., 12 &é, 8 92 - Caschei 5-17-VH; Ascle 28-VI. Aegocera brevivitta Hmps., 1 6, El-Dire, 17-V. NOCTUIDAE Timora leucosticta Hmps., un 6 rovinato. El-Dire. Timora zernytamsia Berio, 3 66,2 9 £ di questa specie descritta di Soma- lia e finora nota in un solo esemplare 2, sono molto rovinati ma la spe- cie è ben riconoscibile. L’esame dell’armatura genitale maschile del- l’unico & fornito di addome benchè in parte rovinato (sicchè l’arma- tura stessa è incompleta), termina di convincere dell’appartenenza al gen. Timora di questa specie molto differente dall’insieme dalle altre del genere stesso. Come è noto l’apparato maschile delle Timora è molto semplice, simile a quello delle Adisura, e poco differenziato nelle varie specie sicchè il genere presenta in questo particolare molta uniformità. Timora Zavattarii n. sp. Vicina a terracottoides Rots. e a rosea Gaede. gd. Torace rosa-mattone, capo e addome giallastri. Ali ant. con sfondo rosa-mattone, ciglia rosa. Una larga fascia longitudinale bianchissima sotto la Media dalla radice dell’ala sino al torno, e una affusolata da meta della Cell. al termen, pure bianchissima. Cinque segni bianchis- simi allo arrivo delle vene 3, 4, 5, 7, 8 sul termen. Ali posteriori bian- chissime. Inferiormente petto e zampe giallo-bruni; ali giallastre, le anteriori con costa e termen tinti di rosa. Si distingue dalle due so- pracitate per lo sviluppo della fascia bianca inferiore che arriva al torno anzichè terminare a metà della cell. Holotypus: 1 6, El-Dire, 17-V-39, Esp. 32 mm. Raghuva perdentata Hmps. 2 66, 2 92. Elolo, 23-VII, 5-22-VIII. Axylia Destefanii n. sp. Ho seguito per questa specie la sistematica di Kozhantshikov che riunisce nel genere Axylia buona parte delle Micragrotis (in senso di Hampson) dell’Africa Equatoriale con un raffronto delle armature genitali, perchè — almeno per questo genere — le sue conclusioni mi sembrano abbastanza positive e il suo raggruppamento organico (Fau- na U.R.S.S., 13-III-1937). | Gruppo di sicca Gn. e annularis Saalm. (Colore generale della A. putris Hb.: capo bruno, torace giallo bruno, ali anteriori color paglia sparse di brunastro. Orbicolare subovale, re- niforme bruna scura. Costa bruna tranne all’apice. Ali posteriori giallo paglia con una linea post-mediana sulle vene. Petto, zampe e addome bruni. Ali simili nel colore al lembo superiore. LEPIDOPTERA | | 15 Valva con cucullus e corona; una espansione esterno-posteriore | appuntita; harpagon digitiforme — ampulla tozza tondeggiante; sca- phium semplice; ipofallo mediocremente sclerotizzato; penis semi. membranoso senza cornuti. | Holotypus: 1 &, El-Dire, 17-V. Dedicata al Prof. De Stefani, Presi- . dente del Centro Studi A.O.I. dell’Accademia d’Italia. Laphygma exigua Hb. 1 6, Elolo, 3-VHII. Spodoptera cylium Gn. 1 9, Gondaraba, 31-V. Spodoptera abyssinia Gn, 1 6, Gondaraba, 3-VI. Proxenus satellitia Hmps. 1 3, Caschei, 30-VI. Di questa specie descritta come Athetis sarebbe necessario avere un referto dell’armatura genitale maschile del tipo, poiche solo con questo si potrebbe collocarla nel suo esatto posto sistematico. Gli esem- plari che ho potuto sinora vedere e che corrispondono alla diagnosi di Hampson, e così pure questo della spedizione del Prof. Zavattari, presentano nell’apparato copulatore quei caratteri che secondo Fili- pjev (Ann. Acad. U.R.S.S. 1927) e Boursin (Ent. Rundschau 1937) assegnerebbero la specie al genere Prorenus: segnatamente la grande riduzione dello scaphium (uncus Auct.), Dico grande riduzione e non assenza come dicono tali autori, poichè anche le specie che secondo costoro sono prive di questo sclerite ne posseggono viceversa un ru- | dimento che non è visibile in un preparato frontale (cf. genitapp. di P. gluteosa Tr.; furvula Hb.). Athetis (?) sp. (?) 1 9, Elolo, 7-VUI. | Non essendo conosciute le particolarità morfologiche delle 9@, ne è impossibile per ora la esatta determinazione. Neolaphygma leucoplagoides n. sp. Vicina a leucoplaga Hmps. Capo, torace, addome, petto, zampe bruno neri opachi. Ali anteriori interamente nere opache tranne alla renifor- me che è biancastra e subrettangolare. Ali posteriori bianche con macchia lunulare sul disco e apice un poco abbrunato. Inferiormente ali anteriori bruniccie e posteriori bianche con un punto discale e li- nea ondulata postmediana. Holotypus: 1 9, El-Dire, 17-V, esp. 25 mm. Acrapex sp. indeterminabile. El-Dire, 18-V. Acroriesis ignifusa Hmps. 1 2, Elolo, 12-VII. Pluxilloides n. gen. (Genotypus: P. Hartigi n. sp.). Proboscide rudimentale, palpi eretti, II° art. con ciuffo di scaglie avanti all’estremo, raggiungente il vertice; III° medio, senza peli. | Fronte liscia, occhi tondi glabri, antenne (2) semplici cigliate e for- nite di setole. Torace coperto di scaglie grossolane e liscie, con cresta a ventaglio sul metatorace; zampe coperte di scaglie; addome com- pletamente coperto di scaglie con piccola cresta basale dorsale che si confonde con quella metatoracica. Ali anteriori subtriangolari allun- gate, col termen curvo e non crenulato. Vene 3, 4, 9 piuttosto disco- ste, 6 da sotto l'angolo superiore della Cell.; le vene 7, il peduncolo di 8 e 9, e 10 partono dall’areola piuttosto separate all'origine; 11 dalla Cell. Ali posteriori con 8 in anastomosi solo alla base, 5 debolis- sima poco sotto la meta del disco. Appartiene alla sottofam. Erastrii- nae. 16.03" E. BERIO P. Hartigi ls: SD. Palpi, capo, petto, torace, dome bianchi. Ali posteriori bianche dalla base alla antemediana, variegate di bruno rosso chiaro, bianche nella piega submediana oltre la antemediana fino all’ombra mediana, bian- castre tra la postmediana e l’antemarginale; il resto bruno giallastro — piu o meno carico. | Antemarginale nera convessa dalla costa alla piega submediana ove Si incurva con arco concavo; ombra mediana bruna, dalla Cell. al margine; postmediana nera angolosa con andamento convesso dalla co- sta alla Cell. dove rientra fino a toccare la parte interna della renifor- me, di qui diretta al margine. Antemarginale bianca dentellata, pre- ceduta da ombra grigia. Ciglia bruno giallastre preced. da linea nera | dentellata. Ali posteriori bianco cremee. Inferiormente le 4 ali giallo - paglierine chiare con postmediana e antemarginale brune. Holotypus; 2, Elolo, 5-VII-39, esp. 19 mm. Aegleoides Paolii Berio. 1 36, 1 9, Gondaraba, 3-V, 31-VI. Eublemma bifasciata Moore. 22 es. Elolo, 22-VII, 19-VIII. Eublemma exigua Wik. 4 es. Caschei, 5-16-VII. Eublemma rivula Moore. (?), 1 «, Caschei, 9-VIII. Eublemma scitula Rmb. 1 9, Caschei, 7-VII. Hyposada Zavattarii n. sp. Vicina a melanosticta Hmps. | | id. Palpi e fronte giallastri; vertice, torace, addome, ali ‘anteriori € posteriori bianco grigiastre leggiermente rosati; traccie di subbasale antemediana e ombra mediana grigie nella metà posteriore dell’ala anteriore; postmediana bruna sottile arcuata in fuori dalla costa poi quasi retta irregolare e obliqua fino al margine posteriore; l’antemar- ginale segue lo stesso andamento ed è doppia; il campo tra questa € la base delle ciglia è interamente bruno grigio; ciglia precedute da punti triangolari neri. Ali posteriori con 3 linee grigie sfumate molto oblique dalla costa al margine anale, fascia marginale bruna grigia. Inferiormente ali anteriori brune, posteriori brune più chiare al cen- tro ove spiccano un punto cellulare e linea Soran one Holotypus: &, Gondaraba, 8-12-VI. Oedicodia grisescens Berio, 1 9, Elolo, 3-VIII. « Oedicodia » limbata Butl., 1 &. La specie descritta da Butler come appartenente al genere Raparna in Pr. Zool, Soc., 1898, è stata da Hampson in Proc. Zool. Soc. 1916 trasferita nel suo genere Oedicodia, caratterizzato come è noto dalla particolarissima protuberanza frontale. Senonchè l’esame di alcuni esemplari tra quelli determinati da Hampson come Oedicodia lim- bata Butl. che gentilmente mi sono stati comunicati da W. H. T. Tams mancano in modo assoluto di tale carattere, e così tutti gli altri esem- plari da me veduti (sempre 9) e questo di cui mi occupo. Deve con- cludersi che o la specie di Butler è veramente una Oedicodia e allora nè gli esemplari determinati da Hampson nè questo sono la Oedicodia limbata Butl.; oppure nemmeno la specie di Butler possiede tale ca- rattere e allora e errato il suo trasferimento nel genere Oedicodia Hmps. LEPIDOPTERA 11 Poichè il quesito non è soluto se non previo esame del tipo di Butler, mi limito alla citazione come fatta da Hampson, facendo notare che secondo me la specie dovrebbe ascriversi al gen. Eulocastra vicina alla E. Tamsi Berio e alla E. Zavattarii Berio descritta più sotto, Ozarba cryptica Berio, 4 29, El Dire, 15-17-V; Elolo, 3-VIIT. Ozarba Malaisei Berio, 1 &, Elolo, 3-VIII. | Ozarba semitorrida Hmps., 4 29, Caschei, 5-VIIT : El-Banno 7-V; Elolo 22-VII e 3-VIII. | Ozarba diaphora Berio, 1 @, El-Dire, 17-V. Ozarba albimarginata Hmps., 4 dd, 1 9, Caschei, 8-VII; Elolo 7-19-VIII., La determinazione corrisponde agli esemplari che ho ricevuti dal Bri- tish Museum come O. albimarginata Hmps. e che però mi sembrano alquanto dissimili dalla diagnosi di Hampson. Ozarba parvula Berio, 2 29, Gondaraba 8-12-VI; Elolo 3-VUI. Ozarba isocampita Hmps., 2 dig, El-Dire, 17-V; El Banno, 5-V. Ozarba phaea Hmps., 1 6, 1 ©, El-Banno, 7-VII. Amyna octo Gn., 1 9, El-Banno, 8-X. | Eustrotia ipluristriata Berio, 1 3, El-Dire, 17-V. Eulocastra bipartita Mab., 1 9, Gondaraba, 17-VI. Eulocastra Zavattarii n. sp. Con E. Tamsi Berio si stacca completamente per disegno dalle al- tre \Eudocastra. | . Di statura è notevolmente maggiore di tutte le altre. Capo bruno, torace bruno macchiato di nero, addome grigio; ali anteriori bruno purpuree con disegni neri lucidi; antemediana angolosa, reniforme, riempita di bruno nero; un punto nero sotto di questa sulla vena in- feriore della Cell.; postmediana contornante la reniforme e sinuosa; antemarginale irregolare e doppia, seguita da uno spazio interamente grigio mero fino alla base delle ciglia; ciglia bruno purpuree. Alì po- steriori bruno giallastre tinte di grigio nero con una larga fascia gri- | gio nera per tutto l’orlo. Inferiormente petto, zampe ed ali gialle pa- glierine colla costa più dorata, e una larga fascia lungo il termen tran- ne al torno delle 4 ali; sulle posteriori una macchia discale e una li- nea irregolare antemarginale e sulle anteriori un punto nero a 1/2 della costa. : | Holotypus: 9, El-Banne, 30-IV; Esp. 24 mm. Paratypus: El-Banne, 7-V. E’ sp. molto variabile. Il paratipo (9) ha le linee bruno-cariche an- zichè nere, mentre la reniforme è molto marcata; in altri es. di So- malia mancano tutti i disegni o quasi. Il carattere più costante mi sembra essere la colorazione del 1. inf. delle 4 ali. | ‘Pseudomicrodes varia n. sp. i Capo, torace, addome grigio chiaro, ali anteriori grigie attraversate trasversalmente sul mezzo da una fascia bruno chiara più larga alla costa e delimitata da due linee bianche irregolari e diffuse sulla co- sta; ombra bruna dall’apice alla detta fascia nel suo centro. Ali pio- steriori bruno chiare. | Holotypus: & Elolo, 5-19-VIIT; Paratypi: 1 d, 4 28, Elolo, 5-19-VIIE, Hoplotarache semialba Hmps., 1 9, Elolo, 5-VIII. Metapioplasta pergratiosa Berio, 1 @, Elolo, 5-VIIL. 18 us | E. BERIO Metapioplasta insocia WIk., 1 &, Elolo, 5-VIII. Mimasurd unipuncta Hmps., 1 6, Caschei, 10-VII. Tarache opalinoides Gn., 1 6, Caschei, 13-VII. Tarache hortensis Swinh., 1 3, Gondaraba, 17-VI. Tarache gratiosa Wllgr., 1 6, Gondaraba, 21-V. Tarache apatelia Swinh., 1 6, 2 99, Gondaraba, 2-1X; El Dire, LV Elolo, 22-VII. ve Arcyophora longivalvis Gn., 3 99, El-Banno, 7-V; Caschei, 4-VII. Arcyophora verticalis n. sp. 6 Q. Si distingue da longivalvis per la statura minore e perchè la li- nea antemediana anzichè essere diretta verso la base dell’ala termina qui nell’orlo posteriore più vicina alla postmediana. La postmediana stessa è più angolosa e irregolare. D’ altronde il colore delle ‘ali‘è pres- sochè identico nelle due specie. Holotypus: 1 &, Caschei, 2-VII, Esp. 27 mm. Paratypi: 1 6, 2 92 (molto roviniate), Caschei, 1-16-VII. Earias cupreoviridis WIk., 1 9, El-Dire, 18-VI. Leocyma camilla Druce, 1 9, orale. 17-VI. Westermannia sp., 1 &, Caschei, 12-VII; probabilmente specie nuova, ma non posso accertare la novità per mancanza di materiale. Cyligramma lathona Cr., 8 68 9 9, El Dire, 16-19; El Banno 30- n° AN: Gondaraba, 1-VI. Anua dianaris Gn., 1 &, Neghelli, 27-IX. Ctenusa rectilinea Fwc., 1 9, Caschei, 30-VI. Grammodes exclusiva Pag., 1 «dy El Dire, 15-Y, Grammodes stolida F., 1 8, 4 22, Elolo, 25-VII; El Dire, 17-V; ‚Gonda- raba, 3-12-VI. | Chalciope hyppasia Cr., 1 9, Neghelli, 27-IX. . Mocis repanda F., 1 2, El Banno, 4-VI. Plecopterodes clytie Gaede, 1 &, Caschei, 9-VII. Plecopterodes moderata Wilgr., 1 g, El Banno, 7-VI. Cerocala masaica Hmps., 2 @ 9, El Dire, 15-21-V. Cerocala illustrata Holl., 3 66, 5 2 9,Elolo, 5-19-VIIT. Cortyta balnearia Dist., 1 6, 1 9, Gondaraba, 17-VI; Elolo, 19-VHI. Spe- cie che va ancora molto studiata. Phytometra ni Hb., 1 e, Gondaraba, 3-VI. Crionica cervicornis Fwe., 1 &, Caschei, 14-VII. Oglasa clearchus Fawe., 1 3, Caschei, 4-VIT. Anoba trigonosema Hmps., 1 6, El Banno, 7-V. Plecoptera diplogramma Hmps., 1 3, El Dire, 18-V. Pandesma anysa Gn., 3 6c, Gondaraba, 8-VI; El Banno 4-V; FI Dire, 21-V. Asplenia rubrescens Hmps., 16 Lo 3, 92, Elolo, 22-VII - 23-VIII; Gonda- raba, 2-IX. Anomis flava F., 1 9, El Banno, Te. Sphyngomorpha chlorea Cr., 3 dd, 2 9 9, El Banno, 30- IV; El Dire, 17- 22-V; Banno Tertale, 4-V. Rhynchina endoleuca Hmps., 2 9 9, Elolo, 23-VII. Rhynchina revolutalis Zell. (?), 1 6, Elolo, 19-VIII. LEPIDOPTERA 19 Rhynchina sp. ?, I 86, 29, Caschei, 15-16-VII; El Dire, 19-21-VI; Elo- lo, 3-5-VIII; Gondaraba, 3-VI. Hypena masurialis Gn., 3 9 2, Caschei, 8-16- VII. Accanto alle solite specie di cui si rinvengono sempre esemplari in qualunque lotto proveniente dall’Africa (Amyna octo Gn., Cyligramma la- thona Cr., Grammodes stolida F., Mocis repanda F., Phytometra ni Hb., Pandesma anysa Gn., Anomis flava F., Sphyngomorpha chlorea Cr.) Vap- porto del Prof. Zavattari alla scienza contiene esemplari interessantissimi dal punto di vista sistematico e diagnostico perchè appartenenti a specie finora note su pochi o unici individui (Timora zernytamsia Berio, Aegleot- des Paolii Berio, Ozarba diaphora Berio, O. parvula Berio, Eustrotia plu- ristriata Berio, Ctenusa rectilinea Fwc., Plecopterodes clytie Gaede, P. mo- derata Wllgr., Crionica cervicornis Fwe., Oglasa clearchus Fwe.). Faunisti- camente la grande maggioranza delle specie sono note solo da poco tempo. e descritte della fauna della Somalia oppure sono in essa più frequenti che altrove (Aegocera rectilinea Hmps., Timora zernytamsia Berio, Acroriesis ignifusa Hmps., Aegleoides Paolii Hmps., Oedicodia grisescens Berio. « Oe- dicodia » limbata Butl., Ozarba semitorrida Hmps., 0. diaphora Berio, O. ‘isocampta Hmps., Eustrotia pluristriata Berio, Metapioplasta pergratiosa Berio, Ctenusa rectilinea Fwc., Grammodes exclusiva Pag., Crionica cervi- cornis Fwe., Oglasa clearchus Fwe., Anoba trigonosema Hmps., Asplenia rubrescens Hmps., Rhynchina endoleuca Hmps.). Oltre a questo il Prof. Zavattari ha catturato otto specie nuove, di cui una rappresentante di un nuovo genere. To studio di questo materiale mi & stato affidato dal Prof. Zavattari attraverso l’Istituto Nazionale di Entomologia. Ringrazio qui il Prof. Za- vattari e il C.te Hartig del detto Istituto per l’onorifico incarico. Il materiale è depositato nella raccolta del suddetto Istituto, tranne qualche duplicato che mi è stato favorito. 80 F. CAPRA | cy SULLA PRESENZA DELL’AEDES (STEGOMYIA) AEGYPTI L. | A GENOVA (Dipt. Culicidae) Nell’attesa di poter concludere le ricerche intrapprese circa la diffu- sione in Liguria dell’Aédes (Stegomyia) aegypti L. (1), il noto vettore della febbre gialla e della dengue, credo opportuno rendere nota la pre- senza di una popolazione di detta specie nella citta di Genova. Infatti il 17 agosto c. a., nel mio studio al terzo piano del Museo Ci- vico di Storia Naturale in Via Brigata Liguria, verso le ore 18, notai una zanzara dal volo quasi silenzioso e dalle zampe anellate; catturatala, po- tei agevolmente accertarmi trattarsi di una Q della Stegomyia aegypti, così caratteristica per il disegno argenteo a lira del torace. Messi sull’av- viso, per ‘opera principalmente della Dr.a D. Guiglia e del Prof. L. Masi, furono trovati altri numerosi esemplari nelle camere d’abitazione del pia- no terreno del Museo, dove volavano, sia i & & che le 29, specialmente nelle ore pomeridiane e provocavano punture dolorose con ponfi pruri- ginosi e persistenti. Non furono invece notati adulti all’aperto. Data l’abbondanza di queste zanzare, pensai dovesse trovarsi qual- che focolaio di sviluppo nelle immediate vicinanze. Ed infatti nel giar- dino del Museo, in un vecchio bidone, contenente poca acqua con foglie marcescenti, potei raccogliere varie larve e ninfe; ma assai più abbon- danti le trovai in una vaschetta di un cortile attiguo, con acqua ricca di sostanze organiche per la rigovernatura di stoviglie. Dall’allevamento di esse ottenni numerosi adulti della Stegomyia aegypti, in prevalenza dd (fine agosto), | Inoltre ai primi di settembre vidi alcune 29 di Stegomyia in una sala della biblioteca dell’Ospedale Duchessa di Galliera, sul colle di Qa- rignano, poche centinaia di metri a Sud del Museo, e le ricerche eseguite in un vicino giardino mi fecero scoprire un focolaio larvale in una delle numerose vasche per l’irrigazione. i Già Piras negli anni 1916-1918 (2) l'aveva osservata in alcuni edifici del porto di Genova, e precisamente del Ponte Paleocapa e del Ponte Mo- rosini, e a bordo di qualche nave, notando che vi si moltiplicava per circa. (1) Sinonimi: argenteus Poiret 1787, fasciatus Fabr. 1805, calopus Meig. 1818,. elegans Ficalbi 1889, ecc. ; (2) Piras L. — Sulla presenza della Stegomyia calopus (Blanchard, 1907) nel Vambito del porto di Genova. - L’Igiene Moderna, X, 1917, n. 1, pp. 1-2. — — Présence de Stegomyia calopus dans le port de Gênes et dans ses environs. - Bull. Office intern. Hyg. publ., IX, 1917, p. 485. — — Contributo alle conoscenze sulla biologia della Stegomyia calopus (Blan- chard, 1907). - L’Igiene Moderna, XI, 1918, n. 9, pp. 2004210. i — — Contribution aux connaissances sur la biologie du Stegomyia calopus (Blan- chard, 1907). - Archives ital. de Biologie, LXIX, 1918, n. 1. — — A proposito di alcune osservazioni sulla biologia della Stegomyia fasciata (Theobald, 1901) sin. Stegomyia calopus (Blanchard, 1907). L’Igiene Moderna, XXI,. 1928, n. 5, pp. 131.133. | AEDES AEGYPTI L.. | St sei mesi dell’anno, da fine maggio alla seconda meta di novembre, con la maggiore abbondanza degli adulti dalla seconda meta di luglio a fine selt- tembre, e che si conservava negli altri sei mesi abitualmente allo stato di larva, occasionalmente allo stato di uovo (3). La ricerco pure ma < con risultato negativo in citta, sia nella parte bassa, che è più vicina al porto, che nella parte alta ». La constatazione della Stegomyia aegypti e di suoi focolai di sviluppo in località abbastanza lontane dal porto (il Museo ne dista in linea d’aria circa un Km.) dimostra che detta zanzara è diffusa in città assai più di quanto non fosse finora noto e che essa trova a Genova, come in altre lo- calità dell’Italia peninsulare ed insulare, condizioni ambientali e clima- tiche favorevoli al suo sviluppo (4). | Da quanto si sa finora della sua diffusione in Liguria, oltre che a Ge- nova e La Spezia, è stata accertata da Piras (1918) la sua presenza nel settembre 1917 anche a Savona « sia nell’ambito del porto che nella parte della città prospiciente su di esso ». (3) Piras inoltre (1918) espone i risultati delle sue ricerche sulla resistenza delle uova all’essiccamento, resistenza che può giungere anche a sette mesi per le uova che abbiano passato il periodo di maturazione in ambiente umido (da due a cinque giorni dalla deposizione); nonchè la resistenza delle uova e delle farve e la possibi-- lità di evolversi in acqua più o meno salata, dimostrando che le uova possono schiu- dersi e le larve svilupparsi in acqua con 0,917 a 1,227 % di sali di cui 0,83 di cloruri, e che le larve possono progressivamente assuefarsi ed evolversi in acqua con il 2,05 % di sali, di cui 1,5 di cloruri. (4) E. Ficalbi nel descriverla con il nome di Culex elegans (Bull. Soc. Entom. Ital., XXI, 1889, D. 95; XXVIII; 1896, p. 251; XXXI, 1899, p. 203) l'aveva indicata. della Spezia, oltre che di Pisa, Livorno, Firenze, Napoli, Sicilia e Sardegna, ed aveva notato le sue abitudini diurne e domestiche. L. La Face e G. Raffaele (Il Po- liclinico, XXXV, 1928, Sez. prat. n. 48, p. 2095) la indicano dell’abitato delle città di Bari, Brindisi e Taranto per le Puglie (La Face), di Catania (con focolai larvali) e di Siracusa per la Sicilia (Raffaele). Infine per le coste settentrionali del Medi- terraneo la Stegomyia aegypti è stata citata di Cannes (Blanchard), Hyères (Séguy), Marsiglia (Surcouf) ed inoltre della Corsica (Langeron). 82 [Nas NUOVI REPERTI DI CALCIDIDI NELLA LIGURIA (Hymen. Paras.) Il Dott. Ferdinando Solari, avendo soggiornato durante la primavera dell’anno scorso ad Alassio, nella Riviera Ligure occidentale, e dipoi nel- l'estate, a San Lorenzo di Casanova, località dell’ Appennino poco lontana da Genova, potè continuare in quei luoghi le copiose ed interessanti rac- colte entomologiche, alle quali già più volte si era dedicato negli anni pre- cedenti, recando con esse un notevole contributo alle collezioni del Museo Civico di Genova, e particolarmente ae collezione d’ Imenotteri paras- siti. Esaminando gli esemplari di Calcididi donati recentemente dal Dott. Solari al Museo genovese, ho avuto occasione di redigere alcune note, che ora vengono qui alle stampe, facendo seguito ad altre nelle quali ho trat- tato pure degl’ Imenotteri liguri, in parte nel Bollettino di questa Società, in parte negli Annali di quel Museo. Vi sono nella raccolta diverse specie nuove e particolarmente interessanti, ma non ne farò menzione adesso, non avendo potuto terminare lo studio, onde mi riservo di descriverle a altra occasione. Megasttgmus Wa chili Stein — 1 9, S. Lorenzo di Casa- nova, VI-VII-1943. — Determino questa specie con la tavola analitica di Hoffmeyer. L’esemplare presenta, attraverso il pronoto, lo scudo e lo scu- tello, una zona longitudinale, appena percettibile, con leggero riflesso me- ‘tallico; nella parte anteriore del propodeo vi è una piccola macchia nera bronzata; una sfumatura bruna occupa in parte il dorso dell’addome; mesonoto e scutello non sono di color giallo chiaro ma dello stesso giallo ocraceo rossastro che è il colore prevalente. unes mm, 2,0 + 1,8 della terebra. La specie è nuova per l’Italia. | Ormyrus gratiosus (Först.) — 3 88, Aine io. IV-V-1943. — Alle note sui caratteri di questa specie, a ho pubblicate nel 1937 (Boll. Soc. Entom. Ital., LXIX, n. 9-10, pag. 134) ne faccio seguire qui al- cune altre, dedotte dall’esame di esemplari che ho ricevuti ed osservati recentemente. Il colore in una femmina di medie dimensioni tende in va- rie parti al turchino, mentre è interamente verde in due femmine piccole. Nella prima il 4. articolo antennale è poco più corto dell’articolo succes- sivo, ma non più ristretto, e tutto il flagello è leggermente ma evidente- mente claviforme. Negli altri due esemplari il flagello è quasi cilindrico; in uno di essi il 4. articolo è assai più corto, ma appena più stretto del 5.; nell’altro evidentemente più corto e più stretto. La superficie dello scu- tello si presenta sempre reticolata, essendo frequenti i piccoli solchi più o meno obliqui che uniscono i solchi trasversali arcuati. Eupelmus atropurpureus Dalm. — 1 Q, Alassio, IV-V- 1943. — Secondo A. B. Gahan (The Serphoid and Chalcidoid Parasites of the Hessian Fly. — U. S. Dep. Agric., 1933, Miscell. Publications N. 174, p. 46-51, fig. 11 abc) questo Eupelmus è citato dell’Italia da Chamber- lain in due pubblicazioni, che io non ho potuto consultare (Journ. Eco- nom. Entom., 17, 1924, p. 628, e 18, 1925, p. 601). Le due migliori de- _scrizioni sono quella del Gahan e quella del Ruschka (Chalcididenstudien, I Teil, in: Verh. zool.-bot. Gesell. Wien, 1921, p. 276-277, fig. 17). Nel- CALCIDIDI DELL: LIGURIA | 83 l'esemplare che ho esaminato, che è di dimensioni piuttosto piccole (mm. 3,2), il corpo è quasi uniformemente nero verdastro bronzato; la faccia è porporina, senza colorazione azzurra presso gli occhi; lo scapo e il pe- dicello sono verdi scuri metallici; le ali non ialine ma leggermente grigia- stre, con nervature giallo-brune; le tibie anteriori sono rossicce verso le estremità, le medie quasi nere fino al mezzo, mentre quasi tutta la loro metà distale è di un giallo pallido; il tarso medio è giallo ocraceo chiaro, con dentelli bruni; la tibia posteriore gialla rossiccia dopo i 2/3. La por- zione apicale dello scutello si può considerare come un « frenum », es- sendo separata dal resto mediante uno spigolo trasversale, arrotondato, e distina per la scultura che è meno marcata; nella rimanente superficie si irovano sparse poche setole lunghe, ma due macrochete sono contigue allo spigolo. Nei primi quattro segmenti addominali il margine dorsale è incavato ad angolo come lo rappresenta la figura del Gahan. Eupelmus splendens Giraud (Ann, Soc. Entom. Fr., 1871, p. 416) 4 29, S. Lorenzo di Casanova, VI-VII-1943. — Attribuisco a questa specie quattro piccoli esemplari di Eupelmus che si distinguono facilmente fra gli altri della raccolta per i loro vivaci riflessi porporini. Essi però presentano i lati del torace verdi, non gia testacei come indica Giraud, ed hanno lo scapo interamente verde, metallico. Il loro nervo stigmatico è leggermente incurvato e fornito di un lungo dente sulla cla- va. Gli esemplari corrispondono anche per diversi caratteri alla descri- zione di Eupelmus splendens pubblicata dal Dott. C. Bolivar in « Eos » nel 1933 (Tomo IX, n. 3-4, p. 201). Questa specie del Bolivar è realmente nuova, come è indicato in quella pubblicazione? Oppure si tratta di un errore di stampa nel titolo e di una nuova descrizione? Mi sembra poco probabile che i] Dott, Bolivar, studiando gli Eupelmus, non tenesse pre- sente alla memoria che quell’appellativo di splendens era gia preoccupato. Eupelminus excavatus (Dalm.) D. Torre — 1 9, dintorni di Genova. Questa specie non era stata ancora menzionata per la Li- guria. ie Encyrtus tesse llatus (Dalm.). — Un esemplare femmina di S. Lorenzo (raccolto alla fine di settembre 1937) è della varietà col flagello antennale interamente di colore bruno. Phaenodiscus aeneus (Dalm.). — Ho già indicato questo Phaenodiscus per la Liguria (1919). Riguardo alle variazioni di colore noto che uno dei tre es. 9 di S. Lorenzo ha il frontovertice quasi nero, bronzato, con punti verdi, e il 4. e 5. articolo del funicolo bianchi, i primi tre ‘articoli bruni chiari, lo scapo e il pedicello gialli ocracei scuri: cor- risponde in questi caratteri ad un altro che osservai, che proveniva da, S. Stefano d’Aveto. Negli altri due esemplari il frontovertice ha riflesso rameo ed i punti sono verdi dorati; però in uno le antenne sono fulve rossicce, eccetto la clava che è nera, onde manca il colore chiaro dei due articoli del funicolo: e ciò concorda con la varietà distinta dal Mercet col nome di obscuricornis. | Paraphaenodiscus b icolor:Mercet. + Diverse 99, San Lorenzo di Casanova, VI-VII, 1943. — Descritto la prima volta della Spa- gna dal Mercet; ne ho avuto esemplari da diverse parti d’Italia. Simopterus Solarii Ms. — 1 9, S. Lorenzo di Casanova, 1-IX-1939. — Probabilmente questo è il secondo esemplare conosciuto sui» 84 | L. MASI della specie, ed il terzo del genere, essendo primo del genere il tipo del Sim. venustus Forster, che si conserva nel Museo di Vienna. Il tipo della specie Solarii, che io descrissi negli Anmali del Museo di Genova (LII, 1927, p. 318-323, figure a-e) proveniva pure dai dintorni della città. Confrontando il secondo esemplare della specie con la descrizione e con le figure pubbli- cate, non risultano differenze notevoli: tuttavia è da notare che nella fi- gura dell’antenna, che fu ricavata da un preparato, gli articoli del fla- | gello si presentano un poco più larghi di quelli dell'esemplare a secco. Picroscytoides.cerasiops Ms. — 1 g, Alassio, IV-V 1943. a Nuovo per la Liguria. Deseritto da me su esemplari dell'Isola del Gi- glio (Ann, Mus. Civ. Genova, 1922) era noto finora anche per la Dalma- zia e la Francia meridionale. Menozzi fece conoscere che la specie è pa- rassita ectofago di larve di Larinus (1934) e provvide a diffonderla nelle regioni dell’Italia settentr. dove si coltiva la barbabietola da zucchero. Mormoniella vitripennis (Walk.) (= Nasonia brevicornis Ashm.) — 1 ©, S. Lorenzo di Casanova, VI-VII-1943. — Specie forse an- cora non menzionata per l’Italia, tuttavia ampiamente diffusa. Frequente come parassita di pupe di Calliphorinae, è stata ottenuta anche come iper- parassita, nei dintorni di Berlino, da pupe del Diprion pini (— Lophyrus pini) essendo il parassita primario una Tachina, probabilmente il Diplo- docus janithrix Htg. | ; | | Metopon crassispina Thoms. — 1 ge 1 2 di S. Lorenzo di Casanova (VI-VII- 1943), due altre 9 9, di colorito più scuro, dei din- torni di Genova (Piani di Creto, VI-1941). Tutti questi esemplari hanno le ali sfumate di giallo-bruno. ai I | | Trimicrops claviger (Kieffer). — 3 99, S. Lorenzo di Ca- sanova, prese in settembre. Specie nuova per la Liguria, però trovata già in diverse altre parti d’Italia, Rimando al Boll. LXVI, 1934, pag. 57, per alcune note che pubblicai sui caratteri di questo Calcidide; per la distinzione dalla specie seguente, Tricoryphus fasciatus, si consulti: Fer- rière Ch., Zool. Forschungreise nach den Jonischen Inseln, ete. (Sitzung. Ak. Wiss. Wien, 138 Bd., 1930, p. 402). | Tricoryphus fasciatus Thoms. — 1 9, presa in settembre a S. Lorenzo di Casanova. ! : Eulophus punctifrons Thoms. — 1 9, Alassio, IV-V-1943. — L’esemplare corrisponde alla breve diagnosi che ne diede il Thomson (Hymen. Scandinaviae, V, 1878, p. 231). Non mi risulta che questo Eulo- phus sia stato finora menzionato da altri autori. Closterocerus trifasciatus. Westw. — toe 8; Lorenzo di Casanova, VI-VII-1943. — L’esemplare unico non mi permette di fare un confronto dettagliato con l’estesa descrizione della specie che ne ha pubblicata il Prof. G. Grandi (Boll. Labor. Entomol. dell’Ist. Sup. Agrario, Bologna, II (1929), p. 233-237, fig. XXI 1-6). Egli ottenne questo Ente- donino verso la metà di agosto in provincia di Pistoia e constatò che le sue larve erano parassiti ectofagi della larva di Tischeria complanella. ‘ Nell’esemplare di San Lorenzo la macchia situata verso la metà delle ali ‘anteriori è molto sbiadita, le parti scure delle zampe, che secondo Grandi sarebbero fuliginee, sono invece di un bel nero-violaceo con riflesso me- tallico. Si tratta probabilmente di varietà. 85 G. BINAGHI NOTE DI CACOUPA: (Coleopt.) - Durante il mese di maggio del 1943 ebbi occasione di compiere una ‘serie di raccolte in Valgrana in prov. di Cuneo e tra i più rilevanti am- bienti esplorati vi figura un grosso nido di Lastus brunneus Latr., sca- vato nel legno morto di un vecchio salice (Salix viminalis L.). Ai fini di una maggiore conoscenza. delle associazioni coleotterologiche ritengo non sia privo di interesse segnalare i reperti ottenuti passando ai crivelli il materiale di demolizione. Solo alcune delle specie che ho raccolte pre- sentano accertati rapporti di convivenza con le formiche, mentre le altre appartengono a quel complesso di specie che vive a spese del legno morto ed in via di decomposizione. Thoracophorus corticinus Motsch. (Staphyl.) — 6 es. Specie noto- riamente mirmecofila, segnalata dai vari A.A. come convivente con Las. brunneus; nota d’Italia per la sola Ven. Giul. (dintorni di Trieste), teste Luigioni. Batrisus formicarius Aubé (Role) — 3 es. Klemens notoriamente mirmecofilo, noto d’Italia, secondo il Luigioni, per le seguenti regioni: Alp. mar., Piem., Tic., Lomb., Em., Tosc. (Alp. Ap.), Sard. (Mogoro ay: Lo conosco anche della Ven. Giul, (Trieste) e del Trent. (Vialsugana, Castel- nuovo). In quest’ultima località lo rinvenni in analoghe condizioni com- mensalistiche, scortecciando un vecchio salice. La cattura di questa specie ‘è isporadica. Batrisodes Laportei Aubé (Pselaph.) — 4 es. Noto d’Italia secondo il Luigioni per le seguenti regioni: Piem., Tic., Ven., Ven. trid., Ven. giul., Tose. “ Alp. Ap., M. Getona). La mirmecofilia di questa specie è notoria- mente accertata così come la convivenza con Lasius brunneus. Scydmaenus Hellwigi Hbst. (Scydmaen.) — 6 es. 2 cd e 4:92 Specie mirmecofila. Reitter in « Fauna Germanica » vol. II, pag. 228, la ‘segnala come convivente con Formica rufa e con specie del: genere La- .sius. Il Luigioni la segnala per: Lig., Piem., Lom., Ven. trid., En Tose., Laz., Sic., io la conosco di Marino, Filettino ed Oriolo Romano; essa no- nostante la sua ampia diffusione si cattura raramente. Le lunghe zampe le conferiscono un comportamento caratteristico ad agili e veloci movi- menti, che contrastano con la lentezza abituale degli Scidmenidi. Picnomerus terebrans Oliv. (Colyd.) — 3 es. La presenza di questa specie nel prodotto di vagliatura non può essere messa in rapporto col formicaio trattandosi di elemento che a detta degli A.A. vive nel legno fradicio. La specie in Italia è certamente rara ed è nota, secondo il Lui- gioni, per il Piem., Lomb., Cors., Sard., Sic. Enicmus rugosus Hbst. (Latrid.) mento proprio ai detriti ed alla rosura del legno, comune ovunque in tali ‘condizioni tanto nel continente che nelle isole. Trinodes hirtus Fab. (Dermest.) — 2 es. Questo elemento viene abi- tualmente catturato nel cavo dei vecchi alberi o su infiorescenze di va- an, a G. BINAGHI rie i ad alto fusto. Distribuito in Lea Italia ed anche nelle leali ma sempre piuttosto raro. | Abacetus Salzmanni Germ. (Carab.) — Comune lungo i greti dei tor- renti che scendono al mare nei dintorni di Genova con infiltrazioni inte- ressanti anche il retroterra (Casella, greto fiume Scrivia). E un elemen- to specialmente primaverile, a costumi gregari e si rinviene in numero as- sembrato sotto le pietre presso l’acqua, specialmente durante il mese di aprile. Nei Cataloghi figura segnalato soltanto per le nostre maggiori isole: Cors., Sard., Sic. ne rutilans De: (Geral) — A complemento delle notizie fornite dal dr. F. Capra in Boll. Soc. Ent. It. vol. LXXII, 1940, pp. 153- . 155, sulla sua geonemia e relative modificazioni razziali, ritengo utile se- gnalare ancora le seguenti nuove località; esse, oltre ad ampliarne note- volmente l’areale, spostano sensibilmente in zone più orientali il limite sino iad ora noto della sua diffusione. Le catture interessano i monti che sovrastano la sponda piemiontese del Lago Maggiore e si riferiscono pre- cisamente al Mottarone ed al M.te Zeda. Del Mottarone ne conosco 4 esem- plari raccolti il VII, 1931, dall’avv. Prezioso verso i 1000 m. s. m. Sul M.te Zeda ne rinvenni per contro una ventina di esemplari alla fine di aprile del 1944 sotto pietre e tra il muschio al margine dei ruscelli che tagliano la rotabile che da Premeno conduce allo Zeda. Ho raccolto questo Piero- stichus in vari punti dai 1000 ai 1600 m. tanto in terreno boscoso quanio in terreno scoperto dell’alto pascolo. Questa popolazione rientra nell’am- bito della forma tipica del Biellese, benchè se ne discosti per la forma del pronoto più stretta, a lati meno arcuati e per le elitre a lati note vol- mente più paralleli, ciò che conferisce all’insetto un aspetto più gracile e più allungato. Ma già il Capra, l. c., aveva rilevato la plasticità della spe- cie constatando che le popolazioni dei vari gruppi montani presentano ognuna una fisionomia particolare e che solo per grandi aree è possibile, come d’altronde egli hia giustamnte proposto, fissare 1 caratteri delle va- ‘Tle Tazze. Anommatus Doderoi Binaghi (Colyd.) =. Nol:. Bott. Soe. Ent: Il: vol. LXXIII, 1941, p. 138, descrivevo la specie in base iad esemplari di Varallo do e di Oropa. In serie relativamente numerosa (14 es.) fa ritrovai sulle pendici del M.te Zeda (sponda piemontese del Lago Mag- giore), alla fine di agosto 1944, crivellando il terriccio della faggeta a eirea 1100:m. 8, Mm. Nel medesimo biotopo rinvenivo Scotodipnus subolpinus Baudi (pen- ninus Ganglb.), Cephennium montanum Reitt., Bathysciola tarsalis Kiesw., tipici elementi della fauna del M.te Rosa e delle vallate del Biellese. Per quanto mi consta, essi mancano sui monti della sponda lombarda del Lago Maggiore, ciò dimostra come l’avvallamento lacustre abbia rappre- sentato un ostacolo alla loro espansione verso oriente. Anommatus vesulanus Binaghi — L. c. p. 142. Da terriccio raccolto. ai piedi dei faggi in Valgrana (Cuneo) durante il mese di giugno 1943, ottenni 6 es. di questo minuto Colidide cieco. Gli esemplari sono in tutto NOTE DI CACCIA 87 ‘simili a quelli di Crissolo (patria della specie), differiscono solo per la sta- tura un poco minore. Galeruca interrupta var. circumdata Duft. (Cincy som.) — La rinvenni | alla fine di maggio 1944 in un prato incolto nell’abitato di Genova, loca- . lizzata in un esiguo spazio di terreno, ove era comune sul Lepidion gra- minifolium L. Il Lepidion era invaso e defogliato dalle larve presenti nei vari stadii. Larve tenute in cattività e raccolte il 18 maggio impuparono il 2 giugno, sfarfallando l’adulto dopo 10 giorni. Laboissiere in Ann. Soc. Ent. Fr., 1934, pag. 46, segnala come pianta nutrice della specie l’Arte- mista campestris L. — Nota d’Italia sett. e centr., Nap., Pugl., teste Lui- gioni. | 3 | : Arima marginata Fab. (Chrysom.) — Comune lungo il greto del Bi- sagno a Molassana e Prato (Genova) durante i mesi di maggio-giugno ove vive ia spese della Satureja montana L. L’adulto si rinviene anche su piante erbacee di varie specie come Salvia verbenacea L. e diverse Cen- taurea. P. Marchal in Bull, Soc. Ent. Fr., 1911, p. 262, la segnala per i dintorni di Nizza come dannosa alle colture di Hyssopus officinalis L. Cassida algirica Luc. (Chysom.) — Si rinviene durante i mesi di maggio-giugno sul Carthamus lanatus L., carduacea che alligna in terreni sabbioso-crottolosi lungo i greti dei torrenti nei dintorni di Genova (Mo- lassana). Il dr. Solari la raccolse pure ad Alassio in maggio 1943 ed il compianto amico Menozzi a Cecina sulla barbabietola da zucchero. Il Lui- gioni la segnala d’It. per la Sard., Sic., citazioni che vennero. recente- mente aggiornate dal Burlini (Boll. Soc. Ent. It., 1942, p. 46) coll’ag- giunta della Toscana (Firenze). La specie è quindi ampiamente diffusa anche nell’Italia peninsulare. . Apion candidum Luc. (Curcul.) — Un unico es. a S. Desiderio di Bavari (Genova) 8-VI-1944 su Ruta chalepensis L. Noto d’Italia per la sola Sicilia; il dr. Solari, che gentilmente determinò questa specie, ne rinvenne una numerosa serie di esemplari ad Alassio durante il mese di aprile. Ho constatato che questo A pion è un ottimo volatore e che ab- bandona i capolini della Ruta, sui quali staziona, al minimo perturba- mento. Apion galactitis Wenk. — Questa specie viene giustamente conside- rata dal dr. F. Solari in litteris come distinta dal carduorum Kirby. Il 10-VI-1944 ho constatato a Molassana (Genova) che essa vive a spese dello Scolymus hispanicus L. Il Luigioni la segnala per: Tosc., Abr., Pugl., Cors., Sard., Sic., Mal.; risulta pertanto nuova per la Liguria. -ERRATA CORRIGE ‘p. 11 nella didascalia della Fig. 3 si sostituisca la riga 3° con: individuo normale; B, dell'esemplare p. 26 riga 6 dal basso: Dozhansky leggasi: Dobzhansky "pi 39 Rd» » tassa- » tasso- De Et yi hae > » El-Banne > El-Banno SND TOR Beric E, — Missione biologica Sagan-Omo diretta dal Prof. E. Za- vattari. Lepidoptera, Agaristidae e Noctuidae ae, BINAGHI G. — Le Amaurops Li gruppo della Diecki Saul (Col. Pselaphidae). (12-IX-1944) HO ae IE dey ne BINAGHI G. — Le Amaurops siciliane (Col. Pselaphidae). (12- IX-1944) COR N BinagHI G. — Note di caccia (Coleopt.). (30-X-1944) Capra F. — Note sui Coccinellidi (Col.). I. Su Semiadalia rufo- cincta (Muls.) e Chelonitis venusta Wse. (12-IX-1944) Capra F. — Sulla presenza de dau. Ro N L.A Genova, (Dipt. Culicidae). (12-IX- tt; i CONCI C. e GALVAGNI O. — Alcune interessanti catture di Odonati in Liguria e Venezia Tridentina (12-IX-1944) GRIDELLI E. — In memoria di Angelo Maura, Note su alcune spe- cie di Carabidi della Laguna Veneta. (12-IX-1944) 'Ması.L. — Nuovi reperti di Calcididi nella Liguria. oe Pa- | ras.), (12-FX- et be os Paort G. — Descrizione di casi teratologici negli organi sessuali esterni femminili di Steropleurus Cavannae Targ. Tozz. (Or- thopt. Tettigon.). (10-VIII-1944) Rocca L. — Su alcune (ou di Lepidotteri diurni italiani. (10- VIII-1944) | La data che segue i titoli è quella di pubblicazione dell’estratto. » NE 74. 26 SU Dott. FELICE CAPRA — Direttore responsabile Autorizzazione del Ministro della Cultura Popolare N. 509 del 1° marzo 1944-XXII. natale CRE LGS SMITHSONIAN INSTITUTION LIBRARIES Li) 3 9088 01068 7473